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Sallustio

Nato nell’86 a.C. (667 ab U.C.) ad Amiterno, in Sabina, Sallustio trascorre una giovinezza inquieta a Roma, frequentando il circolo del filosofo neopitagorico Nigidio Figulo. Intorno alla metà del secolo intraprende la carriera politica appoggiandosi ai populares: nel 52, in qualità di tribuno della plebe, conduce una violenta campagna contro Milone e Cicerone, attirandosi la vendetta da parte dell’oligarchia che lo fa espellere nel 50 dal Senato. Ciò lo fa schierare in favore di Cesare durante la guerra contro Pompeo; quindi, viene riammesso in Senato e ottiene la pretura. Nel 46 dopo la vittoria di Cesare a Tapso, in Africa, ottiene il governo della Numidia, dove si ritirerà a vita privata dopo la morte di Cesare. Qui si dedicherà una decina d’anni all’attività di storiografo, finché la morte lo colpì nel 35/34 a.C. (718 ab U.C.)

Le opere:
De coniuratione Catilinae: monografia storica dedicata a un tentativo di eversione
Bellum lugurthinum: monografia storica che illustra la rivalità tra l’oligarchia e il partito dei populares, narra della guerra contro il re di Numidia, Giugurta, e sottolinea la corruzione e la debolezza del Senato
Historiae: narrazione storica di ampio respiro che tratta in 5 libri gli avvenimenti dalla morte di Silla (78 a.C.) al 67 a.C.; a noi sono giunti per intero solo 4 discorsi e 3 lettere
• Opere di incerta attribuzione: invectiva in Ciceronem, 2 Epistulae ad Caesarem senem de re publica, e il poema Empedoclea

Lingua e stile
Sallustio persegue un disegno stilistico che affonda le sue radici nel dibattito sulla retorica che attraversa Roma nel I secolo. Le scelte stilistiche di Sallustio, che influenzeranno la storiografia successiva, sono agli antipodi della simmetria e della concinnitas ciceroniana. Queste scelte risentono soprattutto dell’influenza dello storiografo Tucidide da cui deriva la scelta di usare tracciati asimmetrici e disarticolati:
brevitas: concentrazione o rapidità espressiva, raggiunta perlopiù attraverso ellissi (omissione di parti non importanti) ed asindeti, brachiologie (costruzioni abbreviate) e zeugmi (dipendenza di più termini da un unico verbo), l’uso frequente del discorso diretto e degli infiniti storici o narrativi.
Variatio: consiste nel rompere la simmetria del periodo. Si affida alla varietà lessicale, alla paratassi e alla disarticolazione sintattica, all’uso di costrutti non comuni. In Sallustio esprime la sua natura inquieta e la drammaticità delle situazioni.

Arcaismi e figure retoriche: la patina arcaizzante fornisce un riscontro stilistico alla gravità austera del giudizio morale e si manifesta nel lessico e nella sintassi. Anche le figure retoriche sono ampiamente ricorrenti, sia quelle di parola, sia quelle di pensiero.
Attenzione all’efficacia: Sallustio cura costantemente l’efficacia delle sue soluzioni espressive.

De Coniuratione Catilinae
Sallustio era stato testimone oculare della congiura di Catilina in gioventù; ne aveva parlato con Crasso e probabilmente anche con Cesare. L’opera viene scritta tra il 43 e il 40 a.C., molti anni dopo la congiura, ed è, quindi, caratterizzata da un maggiore oggettività; inoltre la recente pubblicazione a opera di Cicerone del De consiliis suis, in cui accusa Crasso e Cesare di complicità con i congiurati, aveva riattualizzato tutta la vicenda.
Tuttavia, è improbabile che l’opera sia stata scritta per screditare le accuse contro Cesare e si ritiene che Sallustio sia stato indotto alla storia nell’interesse politico per l’età contemporanea, nella ricerca delle cause di un malessere che aveva radici così profonde da travagliare la repubblica a distanza di 20 anni.

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