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TACITO

Biografia

Di lui si hanno scarse notizie. Nacque tra il 56 e il 50, forse a Interamne(antica Terni), o a Roma o nella Gallia Transalpina. Apparteneva all’antica nobiltà. Passò attraverso la scuola di Quintiliano. Conobbe Plinio il Giovane. Nel 78 sposò la figlia del generale Giulio Agricola. Percorse il cursus honorum: nell’88 fu pretore e sacerdote sacris faciundis. Dopo la pretura si ipotizza un suo soggiorno in Germania. Trascorse per silentium l’età domizianea, per poi ricominciare l’attività letteraria di storico sotto Nerva e Traiano. Nel 97 fu consul suffectus, nel 112-113 proconsole d’Asia. Attorno al 120 si perdono le notizie su Tacito.

OPERA

Dialogus de oratoribus: da sempre considerata opera appartenente all’età giovanile, oggi è ritenuta posteriore al 100-102(cfr.consolato di Fabio Giusto, dedicatario). Trasmesso da un codice scoperto nella località svizzera di Hersfeld, venne portato in Italia da Enoch d’Ascoli nel 1455. E’ un’opera di retorica di importanza pari a quelle oratorie di Cicerone(De oratore, Brutus, Orator, De optimo genere oratorum). Il problema filologico, circa la paternità dell’opera, oggi è superato. Nel codice l’amanuense dimenticò di scrivere il nome dell’autore. Il dubbio era alimentato dalla diversità dello stile, “ciceroniano” e diverso rispetto alle altre opere tacitiane. In realtà lo stile è adeguato al contenuto. Si tratta di un dialogo ciceroniano, che si immagina tenutosi nel 75 in casa di Curiazo Materno.(cfr. libro di testo per il contenuto). Tre sono i temi affrontati: 1. illustrazione del valore dell’eloquenza e della poesia, con la delineazione dell’essenza dell’una e dell’altra; 2. valore dell’eloquenza antica rispetto a quella moderna(considerata inferiore alla prima); 3. tema delle cause della decadenza dell’oratoria. La causa per Tacito sta nella perdita della libertà politica, avvenuta con il trapasso dal regime repubblicano ala principato. L’Anonimo del Sublime aveva fatto questo discorso a proposito della decadenza della cultura in generale.

Germania, ovvero De origine, situ et moribus Germanorum:
E’ una monografia per eccellenza, che consiste in una contenuta ricerca storica su un unico tema: la Germania. Nella prima parte si insiste maggiormente sui mores e sul situs generali delle popolazioni germaniche. E’ un’ampia carrellata attraverso le molteplici caratteristiche. Nella seconda vengono delineate le singole popolazioni, ognuna con le proprie caratteristiche. Le fonti di riferimento sono Cesare con il De bello Gallico, Sallustio con le Historiae, Livio, Plinio il Vecchio con il trattato sui Germani. Diverse interpretazioni sono state date circa il fine dell’opera: a) prefazione ad un’opera di storia più generale che non seguì; b) pura e semplice monografia fine a se stessa; c) fine morale: presentare con grande vivacità le popolazioni germaniche delle quali voleva evidenziare la prestanza fisica, ma soprattutto la saldezza morale.
Implicito è il raffronto tra i mores dei Germani e quello dei Romani. Nel XIX, parlando dei costumi dei Romani relativi al matrimonio e alla famiglia, scrive ibique plus boni mores valent quam alibi bonae leges (presso i Germani valgono più i buoni costumi che non altrove le buone leggi); d) destinazione politica: nel delineare la bellicosità dei popoli della Germania avrebbe voluto mettere sotto gli occhi dei Romani la pericolosità insita in quelle popolazioni, dure da vincere perché fiere e fisicamente integre, pertanto minacciose per Roma. Altre fra sette: Tam diu Germania vincitur; Germani triumphati magis quam victi sunt.
Tra la civiltà e la barbarie preferisce quest’ultima, perché è virtuosa, integra, rispetta le Istituzioni più alte, manca di lusso e di ricchezza. Il pessimismo mostrato da Tacito nella possibilità che la corrotta civiltà romana possa rigenerarsi è illuminato dalla serenità con cui si esprime nei confronti della nuova era appena sopraggiunta e nei confronti di Traiano, che definisce optimus princeps.
Agricola, de vita et moribus I. Agricolae
Si pensa sia venuta alla luce nel 98, prima del Germania, ma tale giudizio non è condiviso da molti, perché, idealmente, l’Agricola si pone accanto ai grandi trattati. Qualcuno ravvisa alla base di quest’opera lo schema delle biografie classiche, altri quello delle laudationes funebres, visto che è una biografia scritta post mortem.
Struttura: si compone di un proemio(3 capitoli): in essi Tacito sviluppa alcuni motivi peculiari del suo pensiero:
Condanna della tirannide(in riferimento a quella di Domiziano ,in particolare). Di questa mette in evidenza le minacce, le brutture, le ingiustizie e le violenze subite dai Romani,i quali, se hanno osato ribellarsi ad essa, anche solo scrivendo polemicamente contro di essa, hanno perduto la vita; se, invece, non hanno polemizzato con il princeps al potere, offrendo un servizio umile, hanno dovuto trascorrere quindici anni per silentium. In entrambi i casi per tutta la Romanità è stata tragica l’esperienza di questa tirannide (III capitolo).
Omaggio al nuovo regime inaugurato da Nerva: Nunc demum redit animus(III capitolo).
Apprezzamento del principato di Nerva che res olim dissociabiles miscuerit, principatum ac libertatem(è riuscito a fondere due realtà un tempo inconciliabili, il principato = potere assoluto e la libertà).
Enunciazione del proposito di tradere memoriam prioris servitutis et testimonium praesentium bonorum(tramandare il ricordo della precedente schiavitù e testimoniare i beni presenti). Questo passo si lega idealmente ad Annales, III, 65, in cui Tacito definisce la storiografia che deve assicurare gloria alla virtù e ignominia alla malvagità. Da queste poche considerazioni si evince come la storiografia di Tacito sia politica e morale.
Per bene Tacito intende essenzialmente due ordini di valori: a) valori morali tradizionali di Roma, ovvero quel complesso di virtù tipiche, quali fides, pietas, constantia, frugalitas; b) valori politici, quel profondo senso dello Stato organizzato sugli iura, prerogativa della latinità repubblicana (per la quale bisognava essere prima civis, poi privatus), il rispetto della collaborazione e armonizzazione degli ordines, idealmente fusi in quella concordia ordinum, celebrata da Cicerone, la salvaguardia delle Istituzioni politiche tradizionali(senato), la fede nella funzione preminente assegnata a Roma nella storia universale. Tutti i principes che hanno mostrato di rispettare questi valori sono presentati da T.positivamente, mentre gli altri sono tacciati di infamia.
Delineazione dei due fondamentali settori nei quali si articolerà l’indagine storiografica: 1) politica interna; 2) politica estera.
Dopo il proemio segue l’elogio del suocero, che avviene attraverso una precisa descrizione dell’origine, dell’educazione, della carriera politica e militare (impresa della Britannia), della sua personalità. Insiste particolarmente sulle virtutes, delle quali pone in risalto la moderatio(equilibrio), la dignitas, il senso della dignità, con cui si comportò anche nei momenti di maggiore rischio. A questa monografia si attribuisce una finalità chiaramente politica: esaltare un comportamento umano ispirato alla moderazione e alla dignitas, che consentivano, anche nelle epoche più cupidi servire lo stato e non solo il princeps, evitando di mettere in pericolo la propria vita, senza ricavarne utilità alcuna. A nulla serve il martirio politico, molto più utile è l’umile servizio alla comunità. Agricola non è il servitore del princeps che cambia, ma dello Stato romano che rimane.
Historiae: 14 libri , pubblicati tra il 100 e il 110, nei quali si ripercorrono le vicende comprese tra il 69 e il 96. Si prefiggeva di descrivere i decenni più vicini alla sua epoca. La tradizione ci ha conservato i libri I-IV, una parte del V. Possiamo leggere gli eventi relativi al principato di Galba, Otone, Vitellio e una parte di Vespasiano. Dopo aver concluso l’opera si accorse che avrebbe dovuto approfondire l’analisi rifacendosi all’epoca precedente e compose gli:
Annales: attorno al 115. Sono 16 libri, ab excessu divi Augusti(dal 14), fino alla morte di Nerone(68). Possiamo leggere: I-IV, passi del V e del VI, XI-XVI.: Tiberio, Claudio, Nerone.

Entrambe le opere analizzano le ricorrenti crisi politiche di Roma. L’indagine è sostenuta dall’analisi dei personaggi politici, in primo luogo dei principes, ed è sostenuta da giudizi a volte molto severi, espressi anche sulle azioni, dall’opposizione senatoria. Secondo la tradizione, Tacito ,per indole e per famiglia, apparteneva all’ordo senatorius: ma il suo giudizio è severo anche nei confronti di questa classe, quando la trova in errore.
L’indagine propone un continuo esame dei problemi dell’esercito, il cui ruolo è sempre più determinante; continua la riflessione sugli avvenimenti soprattutto politici di Roma; Limitato è l’interesse per eventi militari, culturali, religioso, sociali ed economici.

FONTI
:
I. Dirette
- Acta senatus: atti stilati quotidianamente dopo le riunioni;
- Acta magistratuum: relazioni dei magistrati;
- Discorsi di Tiberio: pronunciati sia all’inizio del suo mandato sia da Capri;
- Memorie di Vespasiano: cfr. Res gestae Divi Augusti).

II. Indirette
- Produzione storiografica di Plinio il Vecchio(che non ci è pervenuta);
- Parte dell’epistolario di Plinio il Giovane;
- Seneca Padre;
- Aufidio Basso, storiografo molto celebrato nel I d. C, di cui oggi non leggiamo nulla.

CAPISALDI DEL PENSIERO POLITICO DI TACITO

Inevitabilità del principato: sebbene per indole e per tradizione Tacito si sentisse repubblicano, tuttavia nell’analisi della Roma repubblicana scopre che in quello Stato la libera concorrenza al potere attraverso il cursus honorum, stimolava la cupidigia, la volontà di potenza, portando alla preminenza dell’interesse privato su quello pubblico e, inevitabilmente, alle guerre civili. Pertanto, perché lo Stato romano possa godere di stabilità e di pace, i cittadini devono rinunciare all’uguaglianza e accettare un comune sovrano che è primus inter pares, ma è sempre primus, superiore agli altri (cfr. Augustus, auctus in prestigio e in auctoritas). Il princeps dovrà garantire l’ordine e la pace interna di Roma, assumendo in sé le prerogative che anticamente aveva il pater familias: cura et tutela. Il princeps assumerà la cura e la tutela dell’Impero, considerato una famiglia più ampia.
Inoltre dovrà sostenere l’“immenso corpo dell’Impero”(Hist., I, 4) nei suoi rapporti con i barbari: omnen potentiam ad unum conferri pacis interfuit(risultò opportuno per la pace che tutto il potere confluisse nelle mani di uno solo) (Hist.I, 1). La teoria della necessità di un princeps aveva già avuto una sua elaborazione nel De Repubblica di Cicerone: egli lo giustificava come conseguenza delle guerre civili che avevano esasperato una situazione politica già precaria
scelta del princeps: princeps non si nasce, ma si diventa grazie ai propri meriti e alle proprie capacità, su designazione ed adozione del predecessore, con il consenso del senato (che deve costantemente collaborare con lui). Compito principale del princeps deve essere quello di conciliare principato e libertà. Questo è l’unico sistema di successione che Tacito riconosce valido. Si comprendono così le valutazioni nei confronti dei principati: tutti quelli precedenti a Nerva erano giudicati negativamente, in quanto basati sul principio dinastico, oppure nati dalla violenza.
Analisi morale: denuncia dei torti imputabili ai Romani in quanto sudditi e alla classe dirigente senatoria che spesso tradì sé stessa:
a) progressivo disinteresse per la politica(che inizia già nel momento dell’incontro della Latinità con l’Ellenismo; cfr. condanna di Catone il Censore);
b) Atteggiamento passivo verso la volontà del princeps, dando prova di assoluto servilismo. Tacito parla di libido adsentandi (passione sfrenata per il dire sempre di sì al princeps, qualunque cosa comandi; adsentor è frequentativo di adsentio);
c) Diffusione della corruzione morale, della luxuria, accanto alla quale troviamo l’adulazione, l’ipocrisia, la mediocrità spirituale(cfr. Marziale e Giovenale);
d) Senso della progressiva decadenza della gloriosa tradizione latina che aveva i suoi punti forza nella fortuna disciplinaque, di cui parla in Hist, IV, 74. A creare lo Stato romano era stato il concorso di buona sorte e di moralità;
e) Attenzione per i rapporti con i barbari, al ruolo sempre più importante che essi rivestono nella storia, soprattutto quelli dell’Occidente che gli sembravano culturalmente più vicini a Roma. Si avverte un compiacimento ed un rispetto per le popolazioni, soprattutto dei Britanni e dei Germani che gli paiono animati più di altri da fresche energie spirituali e fisiche. Si tratta di popolazioni bellicose, ma comunque fiere della loro libertà. Nel capitolo 30 dell’Agricola si leggono le pagine più significative in proposito, quando viene riportato il discorso di Calgaco alle sue truppe, prima dello scontro con i Romani: ubi solitudinem faciunt, pacem appellant(i Romani hanno la pretesa di chiamare “pace” dove seminano devastazione);
f) Presentazione di un dubbio circa il governo provvidenziale della Storia e del mondo: ha una posizione che oscilla tra la fede in ciò che definisce quod fato manet (ciò che ci si attende per volere del fato inteso come disegno provvidenziale della storia). Non riesce a scegliere. In Annales, 22 dice: Mihi in incerto iudicio est, fatone res mortalium et necessitate immutabili an forte volvantur(il mio giudizio è incerto se gli avvenimenti mortali siano guidati dal fato o da una necessità immutabile- sorta di legge inesorabile che sfugge all’analisi umana o alla sorte). T. sembra oscillare tra una visione della storia e del mondo come appare nella speculazione stoica e quella epicurea. Raramente nel ripercorrere le vicende storiche si ricorda degli dei. Quando ne parla, si ha l’impressione che li consideri come esseri crudeli, punitori dell’uomo, piuttosto che portatori di salvezza. Livio aveva una visione provvidenziale, Apuleio una visione della divinità salvifica.

DIFFERENZE SALIENTI TRA I DUE TRATTATI

Li diversifica l’atmosfera. Nelle Historiae c’è una chiara speranza che la crisi dello Stato romano si possa risolvere e che l’Impero abbia la forza di superare mali interni ed esterni. Negli Annales si percepisce lo sconforto, la convinzione amara che l’Impero si stia avviando verso il suo inesorabile tramonto. Qualcuno ha attribuito questo pessimismo all’orientamento orientaleggiante e assolutistico di Adriano, con il progressivo ridimensionamento del senato.

STRUTTURA DELLA NARRAZIONE STORICA(IN IFERIMENTO AI DUE TRATTATI)

1. Criterio annalistico, tradizionale;
2. Criterio biografico;
3. Indagine di storia interna ed estera.

SPIRITO CON CUI HA CONDOTTO LA SUA INDAGINE STORICA

Si prefigge di essere il più imparziale possibile. Si impegna a valutare la storia nec amore et sine odio; sine ira et studio:senza rancori, ma senza simpatie, all’insegna dell’imparzialità.

VALORE ARTISTICO DELL’OPERA

Al di là del valore scientifico, si deve parlare di grande opera artistica per l’icasticità con cui ricostruisce fatti e personaggi che gli deriva da una grande capacità di penetrare nello spirito dell’uomo. Ebbe il genio del poeta drammatico. Racine lo definì il più grande pittore dell’antichità, per la maestria con cui delinea a forti chiaro-scuri azioni e personaggi. A ciò contribuì indubbiamente l’originalità dello stile e della lingua

LINGUA E STILE

- Vocaboli desueti;
- Sintassi originale:es. infinitive senza soggetto;
- Ellissi: di verbi, nomi, pronomi;
- Variatio;
- Zeugma;
- Asindeto;
- Ipotassi.

Amputata oratio et abscisa velocitas(Quintiliano)

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