Ominide 287 punti

Tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C. aveva fatto la sua comparsa il genere della poesia lirica, soprattutto con la figura di Lutazio Càtulo. La poesia lirica è un genere che nacque in Grecia, ed è chiamata proprio lirica, perché la poesia veniva accompagnata dalla lira, strumento molto utilizzato presso i Greci. Il carattere principale della poesia lirica è il fatto che il poeta esprime dei sentimenti personali e soggettivi.

L’argomento principale è in genere l’amore, ma nella poesia si poteva celebrare anche l’affetto verso un animaletto, come farà Catullo ne “Il passerotto di Lesbia”. Già nell’età di Cesare si sviluppò un movimento letterario che portò a un grande rinnovamento nella poesia latina ovvero quello dei poetae novi (poeti nuovi), detti anche "neòteroi". Di questo circolo letterario ne fece parte anche Catullo. Il termine “poetae novi” fu coniato da Cicerone in senso dispregiativo, perché Cicerone intendeva classificare quei poeti che avevano dato origine a dei componimenti del tutto nuovi a Roma, i quali andarono a discapito degli altri generi già sviluppatisi a Roma come la storiografia, i poemi epici e le orazioni scritte dallo stesso Cicerone. Cicerone, essendo un grande oratore e conservatore, difendeva in tutti i modi il Mos Maiorum insieme a Catone il Censore. Un esempio di ciò lo si ha quando Catilina organizzò la sua congiura per prendere il potere con la forza, organizzando un colpo di Stato, ma Cicerone lo venne a sapere e Catilina fu costretto a lasciare Roma. Cicerone, in seguito, accusò Catilina e i congiurati attraverso delle orazioni (discorsi politici) chiamate Catilinarie. Rifugiatosi in Etruria, Catilina fu sconfitto e ucciso in battaglia a Pistoia nel 62 a.C. Nel frattempo però in senato gridavano “a morte i congiurati” e l’unico che si oppose a tutto ciò fu Cesare che disse che secondo la lex provocatio ad populum, chiunque avesse commesso reati a Roma, prima di venire ucciso, poteva chiedere l’aiuto del popolo. Cicerone però decise comunque di mandare a morte i congiurati scatenando l’ira di Cesare.

Quando i poetae novi svilupparono quel genere letterario della poesia lirica, che invece di occuparsi del negotium (vita pubblica), si occupava di sviluppare sentimenti personali, Cicerone, essendo un conservatore per eccellenza, si sentì di reagire, poiché per lui i poetae novi erano dei contaminatori del Mos Maiorum e degli antichi generi letterari. Definì i poetae novi anche cantores Euphorionis in una un passo delle Tusculanae Disputationes, in senso negativo dato chee Euforione era un poeta greco di poco conto.

Il circolo culturale dei poetae novi fu un circolo di amici e provenivano tutti dalla Gallia Cisalpina (corrisponde al Nord Italia, conquistato dai Romani). I principali esponenti furono Catullo, Gaio Elvio Cinna (che fu colui che diede al circolo letterario il Manifesto, scrivendo un componimento poetico Zmyrna, in cui si trattava la storia di Mirra che era una fanciulla, la quale si innamorò del padre, e da lui ebbe un figlio, ma per punizione gli dei la trasformarono in una pianta di Mirra), Valerio Catone, Furio Bibàculo, Varrone Atacino e Gaio Licinio Calvo. Tutti questi poeti si rifecero alla poesia greca, in particolare al genere della poesia lirica, di cui Callimaco con i suoi Epigrammi in Grecia era il principale esponente.

I canoni principali della poesia lirica erano la brevitas, cioè testi brevissimi, poiché la loro intenzione era quella di opporsi al poema epico, che invece era di lunghissime e grandissime dimensioni, e di poter curare anche la forma del testo, cosa che nei poemi epici, a causa della loro lunghezza, molto spesso non avveniva; infatti altra caratteristica è l’ars, cioè quella elaborazione stilistica che deve essere curata al massimo, conosciuta anche come labor limae; ultima caratteristica è la doctrina, cioè lo sfoggio di erudizione letteraria che il poeta deve far venir fuori dal suo componimento, cioè il poeta deve avere perfetta conoscenza della mitologia.

Catullo, come gli altri poetae novi, proveniva dalla Gallia Cisalpina. Nacque a Verona, in una data ancora molto incerta, da una famiglia aristocratica di alto rango sociale, e morì a soli 30 anni.

Il padre pare che fosse una persona molto colta, tanto che si dice che, quando Cesare stava combattendo e dominava in Gallia, molto spesso si fosse recato a Verona, presso la villa del padre di Catullo, per soggiornare qualche giorno. Passata la sua infanzia a Verona, si trasferì a Roma per iniziare la sua formazione culturale e qui venne a contatto con i poetae novi con i quali strinse amicizia e tutti insieme diedero origine ad un circolo letterario.

Fu colui che espresse maggiormente i suoi sentimenti personali e nella maggior parte dei casi nei suoi libri si parla di un sentimento senza fine nei confronti di Clodia, e lui parlerà di lei con lo pseudonimo Lesbia; nei suoi carmina tratta anche del tema dell’amicizia (utilizzato molto da Callimaco nei suoi epigrammi) e del tema della politica, prendendo di mira personaggi molto importanti come Cesare e Cicerone.

Durante il corso della sua breve vita, Catullo fece un viaggio in Asia Minore insieme al generale romano Gaio Memmio per la conquista della Bitinia. Durante il viaggio, Catullo venne a sapere della morte del fratello, e scrisse in suo onore un carme, che verrà imitato da Foscolo quando scriverà il sonetto “in morte del fratello Giovanni”, per commemorare suo fratello. Quando tornò nuovamente a Roma, conobbe una donna di nome Clodia, sorella di Clodio. Ella era una donna molto bella, colta ma si concedeva agli uomini molto facilmente. Catullo, nonostante ciò, rimase affascinato da lei e divenne la donna che più di tutte amava, tanto da voler instaurare con lei un rapporto matrimoniale. Lei però iniziò a tradirlo, perciò l’amore di Catullo passa dalla felicità, all’angoscia, al sospetto, fino a che negli ultimi carmi Catullo decide di allontanarsi da lei.

L’individualismo tipico di quest’epoca porta gli scrittori al disimpegno politico perché amavano di più dedicarsi all’otium letterarium che al negotium (attività politica, pubblica), e seguirono in particolare i principi della filosofia epicurea, infatti gli epicurei dicevano “vivi nascosto se vuoi raggiungere l’atarassia” (felicità, assenza di turbamento). Anche Catullo fece ciò, e parla della politica solamente per attaccare e deridere i maggior esponenti, e la sua indignatio (indignazione) si scaglia soprattutto contro Cesare e Cicerone. Cosi come Callimaco, anche Catullo prende ispirazione per scrivere i suoi carmina da situazioni che lui ha vissuto, perciò eredita da Callimaco la cosiddetta "poesia d’occasione", che in greco è detta kairos. Ci sono molti carmi in cui il tema discusso da Catullo è la pederastia (la pedofilia), l’oscenità, l’erotismo, l’omosessualità e l’amicizia.

Il Liber catulliano


È la raccolta delle poesie di Catullo, in cui parla dell’amore per Lesbia, iniziata bene ma finita in maniera “tragica” per lui, poiché lei iniziò a tradirlo e considerava la loro relazione superficialmente, perciò Catullo decide a malincuore di allontanarsi da lei.
Il Liber catulliano è costituito da 116 carmi. Dal 1 al 60 carme abbiamo le "nugae", componimenti brevi di vario argomento, molti dei quali incentrati sull’amore per Lesbia (Catullo chiama Clodia con lo pseudonimo di Lesbia, perché lui era un amante della poesia greca della poetessa greca Saffo, la quale abitava nell’isola di Lesbo); dal 61-68 carme abbiamo i carmina docta, che sono componimenti più ampi dei precedenti, più impegnativi stilisticamente (perciò viene fuori tutta la sua doctrina), con riferimenti al mito; dal 69 al 116 carme abbiamo gli epigrammata, i quali sono componimenti brevi di vario argomento, molti di carattere satirico e sentimentale.
Hai bisogno di aiuto in Arcaica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email