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Tucidide

La situazione del v secolo è l’argomento centrale di Tucidide, il suo lavoro comincia nel 404 e finisce nel 411.
L’opera di Tucidide è una monografia. L’argomento principale è la guerra.
Parla della fase successiva alle guerre persiane.
Il conflitto tra Sparta e Atene è voluto da Atene e con Pericle c’è la corsa agli armamenti.
Per scrivere una storia di questo genere lo storiografo deve essere competente nel settore politico e militare.
Il racconto di Tucidide è la prima monografia della storia.
Tucidide nasce ad Atene nel 450 a.C. Nel 424 è eletto stratego e gli viene affidato il comando della flotta nell’Egeo. Qui c’è anche la flotta spartana di Bràsida che assedia una città.
Tucidide aveva dei possedimenti in Tracia e grazie a questi beni potè dedicarsi alla sua opera. Tucidide coglie i primi sintomi della guerra del Peloponneso in tempi precedenti.
La storia è divisa in 8 libri. Si procede anno per anno.
Primi 10 anni= guerra archidamica dal re Archidamo che invase l’Attica nel 431, distruggendo raccolti e bestiame e costringendo gli abitanti a rifugiarsi nelle mura di Atene.
Causa dello scoppio della peste nel 430:
Mancanza di igiene
Sovraffollamento
Estati calde
Tucidide dice che la pestilenza scoppia per un piano degli spartani che hanno contaminato i pozzi di Atene.
Primi 10 anni= primi 4 libri
1° libro= excursus sulle vicende più antiche, descrizione delle cause lontane e occasionali del conflitto.
Nel 421 viene firmata la pace dei 50 anni o pace di Nicia.
La pace dura 8 anni perché gli Ateniesi partirono nel 415 per la Sicilia, contro Siracusa, che è una colonia dorica ricchissima. Atene perciò si indebolisce e approfittando della crisi ad Atene, Sparta rompe la pace.
Libro 5= dalla morte di Cleone
Libri 6-7= dedicati alla spedizione in Sicilia
L’ultima parte è detta guerra deceleica dalla città di Decelea, assediata dagli spartani per indebolire continuamente Atene. Durante la crisi, gli schiavi di Atene fuggono e gli spartani aprono le porte agli schiavi a Decelea.
Sparta, appoggiata dal re di Persia, riesce a prevalere. Nel 404 il re di Sparta entra nel Pireo e qui c’è la sconfitta definitiva di Atene.
Tucidide non vede la guerra solo come una successione di eventi, ma ne trova le cause.
Per Erodoto la storia è rivelazione del divino.
Le cause sono da ricercare nella ricchezza dei singoli e delle città.
Nel proemio Tucidide dice di aver preso parte alla guerra e che la guerra, mostrò la potenza e i limiti della potenza di Atene.
Parte dal dire che gli abitanti della Grecia non avevano un sistema politico stabile, vennero 2 imperi, tutti e 2 mantennero il potere con la violenza, ma diedero anche garanzie di stabilità.
Atene espande il proprio territorio e ciò comporta sicurezza anche per gli alleati.
Di Pericle, Tucidide fa un elogio che segue di poco l’elogio di Pericle per esortare a continuare la guerra contro gli spartani.
Tucidide introduce molti discorsi.
Pur non essendo stato presente, usa testimonianze indirette spesso conoscendo personalmente il personaggio, i temi e l’occasione del discorso.
Tucidide riesce a ricostruire il discorso in modo attendibile, anche se non riporta le parole precise.
C’è un elogio alla moderazione di Pericle allo scoppio della guerra.
Tucidide critica l’Atene dopo Pericle, elogiandolo ancora di più. In questa circostanza è la tuxe che vince sulla gnome.
La funzione che Pericle attribuiva ad Atene è esposta nel discorso funebre che Tucidide fa pronunciare per i caduti del primo anno di guerra.
Epitaffio di Pericle= discorso che ogni anno era pronunciato per i morti in guerra di quell’anno.
Un esempio che Tucidide attribuisce alla forza nella vita politica è espresso in un dialogo sul V libro così gli ambasciatori della città di Melo.
Non si discute se sia giusto o no andare incontro alle richieste dei Meli, ma ci si chiede se i Meli possano avere forze sufficienti per vincere Atene.
Dato che non ce l’hanno, Atene distrugge Melo. È impensabile che un territorio sotto Atene sia neutrale.
La ricerca dell’interesse singolo e collettivo consente a Tucidide di impostare la storia su una ricerca oggettiva.
Le fonti sono o autoptiche o racconti attendibili di altri.
Tucidide respinge quella parte della storiografia legata al mito.
Tucidide crea una lingua molto personale.
Il discorso è di tipo scientifico, con termini specifici. Il suo è uno stile ellittico.
Usa molto l’antitesi, vuole che il lettore sia concentrato mentre legge.


Proemio

Si apre con la sgrafis, Tucidide si presenta come poeta e dice che proviene da Atene.
Le storie di Erodoto erano destinate all’oralità e troviamo molti elementi della tradizione orale.
Orao= esprime un motivo per cui Tucidide si accorse di quale sarebbe stata la grandezza di questo conflitto che non riguarda solo Sparta e Atene, ma anche di tutti i loro alleati e zone d’influenza, dell’egemonia spartana e di quella ateniese.

La distanza di tempo che intercorre fa si che non sia tutto perfettamente definito, quindi nel presente si può fare la storia.
Era impossibile secondo Tucidide ricostruisce eventi precedenti, dice che non si può solo fare riferimento a degli indizi.
La Grecia primitiva è instabile per la politica e l’economia. Non si poteva sfruttare il suolo e instaurare dei rapporti commerciali; c’era anche la pirateria.
La prima stabilità fu data da Minosse, che sottomise i popoli vicini e lottò contro la pirateria. Rende l’Egeo un mare più tranquillo.
Tucidide ignora i miti su Minosse perché del mito usa solo aspetti funzionali alla sua esposizione.
Prende in considerazione:
Grecia arcaica e l’impossibilità dei commerci
Conferma la debolezza della Grecia arcaica
Passaggio dall’anarchia a sistemi organizzati con unioni basate sulla forza

Pirateria, valuta in base alle testimonianze antiche e ad alcune considerazioni del presente

Tucidide descrive Atene come democratia, un termine che indica la partecipazione del cittadino alla vita pubblica delle città stato greche.
Questa originalità di Atene è l’elemento che Tucidide sottolinea nel discorso di Pericle.
Nelle altre città greche il diritto di cittadinanza non era esteso a tutti i maschi adulti ma solo agli aristoi, mentre ad Atene la democrazia si basa su tutti i cittadini.
Il governo del regime democratico si governava in base alla maggioranza dei cittadini.
La democrazia era esercitata dai cittadini nelle assemblee (democrazia indiretta).
Dal campo sociale di Atene sono escluse le donne, che non hanno diritti politici fino al XX secolo in Europa. Non hanno diritto politico nemmeno gli schiavi.
Delle 150 mila persone che vivevano ad Atene, nel V secolo meno di 30 mila erano maschi adulti liberi con pieni diritti.
Man mano che la ricchezza di Atene aumenta, i diritti di cittadinanza diminuiscono.
Roma risolve il problema del diritto di cittadinanza nel 212 d.C. con l’editto di Caracalla, che estende il diritto di cittadinanza a tutti gli abitanti dell’impero.

La Prosa

La prosa nasce nella Ionia, l’argomento è a metà tra la scienza e la riflessione.
Gli autori sono fisici, filosofi, naturalisti.
Il linguaggio più funzionale a queste riflessioni è la prosa, che può usare anche il linguaggio dei simboli matematici e della geometria.
Ci si interessa anche di medicina, storia, filosofia.
La prosa è l’inizio della trasformazione delle forme di comunicazione.
La prosa non si presta ad essere improvvisata, imparata a memoria e non è trasmessa oralmente, ma deve essere scritta.
In prosa scrivono i filosofi, gli scrittori di favole e miti, come Ecateo di Mileto.
Erano tramandate di generazione in generazione e il sistema empirico di sola esperienza, diventa un nuovo sistema di sapere.
La concezione pratica del sapere è espressa dai 7 saggi che erano personaggi soprattutto politici.
Per la filosofia il punto di riferimento è Pitagora, venne da Samo in Italia, era seguito da un gruppo di discepoli. Molti filosofi si rifanno a Pitagora.
La ricerca di un principio fu trovata nel numero. Il concetto di armonia è dato dalla musica.
Il numero perfetto è il 10 e per raggiungerlo i pitagorici teorizzarono un pianeta chiamato Antiterra.
Il sapere nasce da un interesse pratico ma viene usato anche per uno scopo politico.
L’opera di cui possiamo fare esempio è Periplo e racconta il viaggio compiuto da un personaggio che esplora l’area orientale.
Ecateo di Mileto scrive la descrizione periebesis che è la descrizione della Terra.
Nella descrizione della Terra, parla di paesi del Mediterraneo, cita i nomi dei fiumi, monti, città, flora e fauna.
Alla fine del VI secolo c’è la ribellione di Mileto al regno di Persia.
Il re di Persia muove contro le colonie greche che chiedono aiuto ad Atene che manda 10 navi. Nel 499 i persiani arrivano a Mileto e la città viene distrutta.
Ecateo è tra i personaggi che intervengono a favore dell’utilizzo dei fondi del tempio per costruire una flotta per difendere la città, ma non viene ascoltato e Mileto viene saccheggiata.
Scrive in dialetto ionico puro, di lui abbiamo pochi frammenti.
Erodoto di Alicarnasso, grande viaggiatore e grande narratore, prende il nome dalla città di Alicarnasso in Asia minore. Con Erodoto abbiamo un’istoria e scrive in ionico.
È considerato padre della storia in quanto insegnava espedienti fondamentali che la storiografia assume poi:
Per affrontare un problema bisogna compiere delle ricerche
Le ricerche hanno bisogno di fonti
Le fonti devono essere attendibili
Al tempo di Erodoto ci sono pochi documenti scritti, testimonianze orali dirette e indirette.
La fonte più attendibile è l’osservazione diretta superiore a tutte le altre, attraverso cui si possono fare confronti e riflessioni.
Tutte le fonti vanno prese in considerazione anche quelle meno attendibili, perché sono utili per operare un confronto. Erodoto quando non è in grado di scegliere, riporta tutte le versioni che ha.
È l’inventore del metodo critico. Limita la sua indagine storica ad un passato vicino.
Questo limite diventa principio fondamentale in Tucidide ed è quello che distingue la storica da un archeologo o da un “antiquarium” (Varrone).
Una volta fissato il limite, gli argomenti vanno fissati per importanza.
Alla fine della sua ricerca Erodoto usa molti excursus etnografici.
Egli decide di porre l’attenzione sulla Grande Guerra tra Persiani e Greci.
La guerra è fondamentale per uno storiografo. Questo è il conflitto tra un mondo e un regime libero, che difende la libertà e la cultura e un mondo barbaro.
Egli parla dell’esercito greco come illuminato, tutti parlano la stessa lingua.
Il suo racconto è la ricerca dell’aspetto etico, storico e filosofico universale.
Molti dei suoi personaggi sono viaggiatori, quindi la figura del “viaggiatore” non si limita solo al poeta che gira di corte in corte, è una visione più universale.
Dai viaggi trae una grandissima esperienza. Le sue storie sono strutturate in sezioni che hanno come titolo i paesi di cui tratta.
Erodoto è un poeta-viaggiatore, compie viaggi nel mediterraneo.
Queste narrazioni potrebbero essere ispirate ai persica (trattazione di vicende persiane).
Seconda parte= guerra dei Greci contro l’espansionismo persiano.
Il suo disegno era quello di narrare la storia dei paesi affacciati sull’Egeo.
Nella parte iniziale l’interesse è rivolto soprattutto alla Persia, nella seconda parte si parla della storia politica e il punto di vista è quello di Atene, vista come la vincitrice della guerra.
È cantore di una sorta di epos, canta l’impresa e la grandezza di Atene. Ci sono 2 concetti:
La colpa dei padri che ricade sui figli
Ogni uomo è responsabile di quegli atti che lo rendono odioso agli dei
Per Erodoto la storia è sacra perché è la rivelazione del volere degli dei.
All’inizio della seconda parte si racconta una parte immaginaria, tra Creso e Solone; Creso si sarebbe vantato di essere il più felice tra gli uomini e viene punito dagli dei.
Anche il dolore è inviato dagli dei.
Venne definito filobarbaros ed è uscito dall’ellenocentrismo di tutti gli altri autori.
Per gli antichi, i racconti di Erodoto erano destinati all’oralità e divisi in logoi.
Per Erodoto la divisione in libri non è successiva. La struttura è funzionale alla proposta storiografica di Erodoto che non intende la narrazione solo come racconto di eventi ma come racconto-descrizione ed è funzionale al metodo autoptico che Erodoto privilegia.
Motivi della colonizzazione:
Eccessiva popolazione
Mancanza di materie prime
Motivi commerciali
Mantenere lingua e cultura della madrepatria
Si fonda in luoghi dove si può evitare il conflitto, nascono in condizioni pacifiche
Dalla madrepatria partono gli oppositori politici, i poveri che cercano una rivalsa economica
Nasce su situazioni politiche più giuste della madrepatria
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