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La Teogonia


È un poema che narra e celebra la nascita del mondo e delle divinità. Contemporaneamente ci viene anche a narrare le competenze specifiche (timai) di ogni dio. Per noi, quello di Esiodo, è l’unico esempio di poema completo che narra la nascita delle divinità giunto a noi, tuttavia nell’antichità vi erano anche altri poemi che narravano le genealogie degli dei.
Le opere di contenuto analogo erano ampiamente presenti nelle letterature del vicino e medio Oriente, e con questo opere la Teogonia ha più punti di contatto.
L’opera esiodea si presenta come un’organizzazione sistematica e organica del patrimonio religioso greco: ha una struttura catalogica (a catalogo), ma sottintende un ordine ben preciso, non solo cronologico. Esiodo ci presenta la storia delle successive generazioni di dei come susseguenti le une alle altri, con un piano ordinato, che prevede l’imporsi della sovranità di Zeus, che è garante di ordine (kosmos) nel mondo divino e garante di giustizia.


Lettura della Teogonia


Proemio, Versi 1-34


Il vero proemio va fino al verso 115. La prima parte è la più significativa ed è divisa in due macrosequenze.

Analisi proemio


La prima parte va dal verso 1 al verso 21. Le protagoniste sono le Muse, di cui ci viene rappresentata una danza e narrato il loro canto. La danza si svolge sulla cima del monte Elicona nei pressi dell’altare di Zeus. Si lavano (=si purificano, sacralità della loro danza) nelle sorgenti del monte. Al verso 9 iniziano una processione durante la quale cantano un inno in onore degli dei. Si capisce dal verbo al participio aoristo umnesai, all’inizio del verso 11, che è un inno. Tutti i versi dall’11 al 21 sono occupati interamente dai nomi delle divinità: nella sua opera Esiodo canta le divinità e ne racconta le genealogie. La struttura è catalogica, ovvero a catalogo.
In questi versi il canto delle Muse anticipa quello di Esiodo, con la struttura catalogica, ma l’ordine delle divinità è inverso, perché Esiodo parte con le divinità primigenie, le più antiche, per poi narrare come vengono a nascere i Titani, per poi, da questi, venire a parlare degli dei dell’Olimpo. Invece le Muse partono inneggiando a Zeus, poi Era, Atena, Apollo, Artemide ecc. Viene celebrata per prima la figura di Zeus, perché nella Teogonia ha un ruolo di primaria importanza: è celebrato come un dio che basa l’ordine sulla giustizia, prima fa progredire il mondo divino, poi quello umano (ne Le opere e i giorni).
Noi abbiamo la certezza che la pubblicazione dell’opera esiodea è affidata all’oralità e all’auralità, e ciò si capisce dall’uso di epiteti che vengono ripetuti. Ha una funzione paideutica e didascalica, ovvero deve insegnare: Esiodo vuole che il canto si imprima nelle menti di chi ascolta, che insegni.
La protasi di un proemio è la dichiarazione dell’argomento e, insieme all’invocazione delle Muse, compone il proemio tradizionale. L’oggetto del canto sono gli dei.
Verso 1= l’autore usa un congiuntivo esortativo alla prima persona plurale, usando un pluralia maiestatis, che rende consapevole l’autore della sua individualità (non come nei poemi omerici). Il noi è usato al posto dell’io.

La seconda parte va dal verso 21 al verso 34. Ci viene narrato l’incontro fra le Muse ed Esiodo stesso, l’epifania (apparizione), e ci viene narrata anche l’investitura dello stesso Esiodo, che passa dall’essere un contadino all’essere un poeta. Esiodo ci narra l’evento come se fosse realmente accaduto, collocandolo in un tempo e luogo ben precisi, narrando ciò che dicono e ciò che fanno. Le Muse sanno insegnare sia menzogne sia verità; danno l’ispirazione poetica; gli danno un simbolo, il virgulto d’alloro; gli dicono di narrare la stirpe degli dei.
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