Nel corso del Cinquecento, giunge a compimento quello straordinario sviluppo delle arti che si accompagna allo studio dei classici e alla riflessione sull'uomo, motivi già propri dell'Umanesimo.
Questo periodo è chiamato Rinascimento.
Per molto tempo Umanesimo e Rinascimento sono stati considerati due epoche culturali vicine , ma distanti. Oggi gli studiosi sono concordi nel ritenere sostanzialmente unitaria questa fase di eccezionale crescita culturale.
Nel Quattrocento il rinnovato interesse per la cultura classica e la fioritura degli studi spinge artisti e intellettuali verso nuovi centri di sapere e di diffusione della cultura , diversi dalle scuole delle cattedrali e delle università medievali, che permettono loro di essere più liberi e indipendenti:circoli,biblioteche e accademie.
Il Cinquecento è stato definito ( il secolo delle accademie ) per il gran numero di queste associazioni di letterati che sorgono in italia.
Le accademie diventano ben presto luoghi di una fervida vita intellettuale, fucine di creatività, di confronto e di approfondimento anche politico e sociale, tanto da essere sottoposte al controllo dei principi.

Nelle corti rinascimentali del Cinquecento, invece, alla libera associazione di artisti e uomini di cultura l'intellettuale di corte, stipendiato dal signore, di cui sostiene il potere politico e che, almeno apertamente, non contesta.
Il Principe , che lo mantiene e gli permette di continuare la sua attività di artista alla quale,gradualmente, si affiancano i servizi mondani o gli incarichi politici e diplomatici.
Tra i più famosi intellettuali del periodo rinascimentale ricordiamo Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, celebri sopratutto per i loro poemi cavallereschi, l'Orlando furioso e la Gerusalemme liberata, Niccolò Machiavelli, autore del Principe, un trattato politico che fece molto scalpore.Fra gli artisti eccezionali nelle arti figurative e nella architettura ricordiamo Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio.
A partire dal Cinquecento, gli intellettuali cominciano a porsi il problema di quale lingua utilizzare in alternativa al latino.
Iniziò così tra gli intellettuali quel dibattito che fu definitivo ( la questione della lingua ), su cui si confrontò a lungo con pareri diversi.
Accanto ad alcuni che sostenevano che la lingua dovesse risultare dalla fusione di tutti i volgari locali, altri affermavano la supremazia del volgare fiorentino, quello vivo e parlato, mentre altri ancora, come il poeta e studioso Pietro Bembo la cui posizione emersa sopra le altre individuò nel fiorentino illustre di Petrarca e Boccaccio il modello della nostra lingua scritta.
Bembo, autore fra l'altro di una grammatica italiana, influenzò con la sua teoria linguistica la produzione letteraria per alcuni secoli.

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