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Critica della gnoseologia kantiana


Secondo l'opinione di Schopenhauer riguardo la possibilità o meno di conoscenza della realtà, molti sono stati gli errori e le false concezioni partorite dai filosofi che hanno operato prima di lui. Uno tra questi è Kant, che anche commette degli errori. Anzi, rimanendo nel metaforico, Kant stesso ha addirittura affermato che nel castello non si possa entrare per nulla. Schopenhauer, dal suo punto di vista, andrà molto al di là di Kant, che viene coinvolto insieme a Schelling, Fichte, Hegel e molti altri, l’intera tradizione filosofica occidentale, in una critica prima di tutto ad una precisa concezione della ragione, che Schopenhauer vede astratta e avulsa dalla vita, inadeguata a cogliere e comprendere i problemi fondamentali che investono l’esistenza dell’uomo nel mondo. Ciò perché è inadeguata nel formulare correttamente tali problemi. Il peccato originale in rapporto alla vita è il dualismo della tradizione filosofica. Schopenhauer è criticamente sempre teso a superarlo. Horkheimer commenta che la sua rivoluzione risiede soprattutto in questo, non divinizzando né mantenendo l’originario dualismo filosofico che fino a Kant ha costituito il nervo fondamentale della teoresi, la separazione tra un mondo in sé e per sé e un mondo empirico. L’essenza e la realtà contingente.
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