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Meditazione della ragione


L’etica è il dominio della pacata meditazione della ragione, con la quale si può condurre in abstracto la propria vita per riorientarla e sedare le inquietudini del vivere. È una forma di auto-trascendenza dell’esistenza, parziale, tramite il quale l’uomo può osservare il proprio tempestoso errare. In tal modo egli si distanzia dal proprio modo attuale di vivere, che è volontà egoistica, e può riorientare la propria esistenza. La “pacata meditazione” getta l’uomo in una situazione di sdoppiamento. È chiaro che il vivere in abstracto e in concreto rappresentano una lacerazione interna nell’esistenza di ogni singolo individuo, o per lo meno di quei pochi che si pongono il problema etico. L’etica ci insegna a vivere bene questa lacerazione, a definire un progetto minimale di esistenza che eviti il senso di nullità che rimane insuperabile. Ci insegna a vivere la tragedia del vivere, che non è però in grado di ricomporre la situazione di scissione.
Ma in qual modo, tramite l’etica, si può evitare il senso di nullità? Quale è la forza dell’etica che ci permette di fuoriuscire da questa situazione? Tramite la definizione di una progettualità dell’agire connotata non più in ottica particolare ma in dimensione universale. Si muove da se stessi proponendosi un innalzamento del proprio individuo a livello universale. Non più Io ma l’umanità.
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