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Schopenhauer e la rappresentazione della realtà

Schopenhauer itiene la filosofia idealistica come la filosofia delle università. Egli sostiene che la rappresentazione della realtà si basa su delle forme a priori, riduce tutte le categorie kantiane alla causalità per esprimere tutti i fenomeni. Questo principio di causalità si rifà al principio di ragione sufficiente. Si esplica nella forma del divenire, in cui possiamo parlare di necessità fisica e abbiamo dei rapporti causali tra oggetti; poi abbiamo l’ambito del conoscere in cui abbiamo una necessità logica e i rapporti sono tra premesse e conseguenze; l’ambito dell’essere in cui abbiamo una necessità di tipo matematico con rapporti spazio temporali e aritmetico; l’ambito dell’agire in cui si manifesta il rapporto tra azioni e motivazioni. I fenomeni non sono altro che vetri sfaccettati che deformano la realtà, aldilà del sogno l’uomo è portato a scoprire e a stupirsi della realtà. Qui è chiaro il suo pensiero: questa realtà è interpretata dal filosofo come una realtà priva di senso, che si scopre aldilà del mondo fenomenico. Secondo Schopenhauer bisogna andare a comprendere aldilà del fenomeno; secondo lui esiste una via per superare la barriera fenomenica . per superare il velo di Maya e raggiungere la fortezza della cosa in se. Può riuscirci perché non è solo “una testa d’angelo alata senza corpo”, ma è anche corpo per cui non si limita a vedersi solo dall’esterno come fenomeno, ma si vive dal di dentro, godendo e soffrendo proprio attraverso questo suo esperirsi dall’interno che gli permette di afferrare la cosa in se.

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