Schelling - Il pensiero filosofico

Possiamo dividere il pensiero di Schelling in cinque periodi: 1. Periodo fichteano, in cui aderisce momentaneamente alla filosofia di Fichte. 2. Periodo della Filosofia dello Spirito e della Filosofia della Natura, in cui elabora un pensiero autonomo e personale. 3. Periodo della Filosofia dell’Identità, in cui avviene l’identificazione tra natura e spirito. 4. Periodo della Filosofia della Libertà, che coincide col successo di Hegel 5. Periodo della Filosofia Positiva, in cui spiega il quod est (il fatto che una cosa esista). Il punto di partenza della filosofia di Schelling è la speculazione di Fichte e, anche indirettamente e anche quando si sarà distaccato da Fichte, egli rimarrà legato ad essa. Superato il primo periodo, Schelling inizia ad elaborare un pensiero strettamente personale: Fichte dice che l’io pone il non-io, cioè il soggetto (lo spirito) pone l’oggetto (la natura), questo processo, secondo Fichte, risulta essere interno all’io. Schelling ci fa notare che se l’oggetto è stato portato alla luce dal soggetto, ciò vuol dire che la natura avrà lo stesso principio (o essenza) dello spirito e quindi che lo spirito può rivelarsi in modo diverso. Da questo semplice ragionamento deriva il carattere spirituale della natura ovvero che la natura risulta essere un prodotto dell’io. Schelling, rifacendosi al pensiero romantico della natura, definisce la natura spirito pietrificato sicché la natura si esprime anche in forme (o aspetti) non propri.

E’ importante scorgere una nota di distacco tra Fichte e Schelling: la filosofia del primo può essere immaginata come una retta in cui fissato un punto A (l’io che pone il non-io) si tende verso l’infinito, sicché riteneva la natura non-io, cioè aveva posto qualcosa di diverso dall’io, uno scoglio da superare. Schelling ritiene che lo spirito (io) e la natura (non-io) siano la stessa cosa dato che lo spirito deriva dalla natura e viceversa. Ecco che siamo giunti al secondo periodo, quello della Filosofia dello Spirito e della Filosofia della Natura. In Fichte c’è l’io che pone il non-io ma, dice Schelling, essendo la natura anche spirito allora lei ha dento una tensione che fu uscire dall’interno la sua dimensione di spirito. Nella natura, secondo Schelling, lo spirito si manifesterà in modi e livelli diversi. Nella natura spirituale lo spirito risulterà pietrificato, nella meccanica la natura non si manifesta in veste di spirito e quindi esso rimane celato, nella chimica inizia a manifestarsi, nel magnetismo ancora di più, nella biologia avremo l’espressione più esauriente della spiritualità della natura. Quindi man mano che aumenta la complessità della natura, aumenta la sua spiritualità. Dunque l’origine dello spirito è la meta della natura. Con il fatto che l’io ponga il non-io si va dallo spirito alla natura, tuttavia la natura, partendo da livelli meno complessi (meccanica) giungerà a livelli sempre più alti di spiritualità (biologia). Un'altra differenza sta nel fatto che per Fichte l’io tendeva verso l’infinito, per Schelling partendo dal non-io si deve giungere nuovamente all’io.
La natura, appare dunque, circolare: lo spirito colloca la natura, la natura fa apparire lo spirito. Ciò richiama alla mente il concetto d’anima del mondo dei neoplatonici e di Giordano Bruno, ovvero che la natura risulta essere un essere vivente in sé, essendo creata dallo spirito. Importante da precisare il fatto che Schelling non parli di natura in senso di evoluzione ma in senso puramente logico cioè che per Schelling la successione della natura avvenga dagli esseri meno complessi agli esseri più complessi: meccanica uomo
Nella filosofia di Schelling vengono definite potenze i diversi livelli della realtà. Ad ogni potenza, secondo il filosofo, si manifestano antinomie (antitesi). Ogni demarcazione (termine) di questo contrasto (polarità) rappresenta l’antinomia spirito-natura.
La concezione della natura di Schelling è di tipo finalistico in cui partendo dagli spunti tratti da Kant e dalla Critica del Giudizio giunge a una natura dal carattere fortemente religioso. La filosofia dello spirito di Schelling è chiamata idealismo trascendentale e differenzia: Attività pratica: grazie alla quale lo spirito genera la natura. Attività conoscitiva: grazie alla quale natura agisce sullo spirito. Giungiamo al terzo periodo, quello della Filosofia dell’Identità, quando Schelling conferisce lo stesso valore sia alla natura sia allo spirito. Altra differenza tra Fichte e Schelling: per Fichte l’assoluto poteva essere spirito (io) sicché superiore alla natura. Essendo, per Schelling, sullo stesso piano (cioè la natura e lo spirito) l’assoluto dovrà essere qualcosa all’infuori di essi. Assoluto di Schelling: Identità assoluta di spirito e natura, identità assoluta di tutto. Da qui inizierà la speculazione di Hegel, anche se poi criticherà Schelling. Schelling è un filosofo romantico anche perché intende l’arte come strumento dedito alla conoscenza: Realtà: identità assoluta di natura e spirito norme di conoscenza di essa non immediate, no ragionamenti discorsi platonici. Realtà: assoluta norme di conoscenza di esse immediate. In definitiva l’arte risulterà lo strumento conoscitivo per eccellenza sicché essa fonde soggetto e oggetto, spirito e natura. Ma perché l’arte può farci captare l’assoluto? Grazie ad alcune affinità: a. Schelling la pone prima dello spirito e della natura come l’Assoluto. b. L’arte e l’Assoluto precedono cronologicamente la separazione tra spirito e natura. Ciò porta Schelling a trasformare la sua Filosofia dell’Identità in Filosofia della Libertà e infine in Filosofia Positiva. Come fa Schelling ad abbandonare la Filosofia dell’Identità? Semplice, egli si interrogò sulla molteplicità delle cose del mondo e dal passaggio dall’unità assoluta alla frantumazione della realtà.
Schelling risponde a questa importante questione rifacendosi alla speculazione panteistica di Giordano Bruno. Schelling quindi riprendere la teoria della caduta: si passa dall’unicità alla molteplicità attraverso un declino (regresso) da alti livelli della realtà a più bassi. In chiave religiosa (ricordiamo che Schelling era credente) può essere inteso come il peccato originale che ha spaccato la realtà. Successivamente giungiamo alla Filosofia della Libertà: Panteismo Teismo, Dio-Persona sostituito alla natura divina. Anche se Schelling approda ad una nuova fase della sua filosofia rimane la questione della teoria della caduta e del male. Se tutto deriva da un unico principio allora anche il male deriva da questo principio ma andrebbe contro la sua fede ammettere che Dio, creatura buona, abbia creato il male. Schelling trova in definitiva la risposta a questa importante domanda rifacendosi al principio di Platone secondo il quale esiste un dualismo in questo principio assoluto, cioè Dio. Il male è presente a causa del regresso di questo principio e quindi si possono captare due aspetti di Dio: fondamento (tenebre) ed esistenza (luce). Quindi in chiave romantica questo principio supremo è attivo, energico. Anche Dio è un prodotto, argomento Schelling. Dio è un essere che nasce dalla sua essenza oscura, un’origine che è presente in Dio e da cui lui viene fuori. La luce che affiora dalle tenebre, in questo modo, trova in Dio il fondamento stesso del male. In altre parole Fondamento di Dio: l’atto di Dio a rimanere dentro di sé, senza esistenza quindi senza luce. Come sottolineavo pocanzi sarebbe un paradosso ammettere che in Dio vi è il male, quel
che vuole dirci Schelling è che in Dio c’è il principio del male, in Dio è presente la teoria della caduta; distinguendo esistenza e fondamento. Successivamente giungiamo alla Filosofia Positiva dal carattere fortemente religioso e si oppone alle filosofie dei Hegel e dei suoi contemporanei, giudicate da Schelling negative. Schelling intende per filosofie negative quelle filosofie che hanno spiegato il quid est (che cosa è) ma non il quod est (il fatto che una cosa esista). Per Schelling è più importante dire che, ad esempio, una penna esista piuttosto che dire cosa sia la penna. Schelling accusa le filosofie negative d’aver spiegato, tramite l’ausilio della ragione cosa sono le cose ma di non aver dimostrato la loro esistenza; tuttavia la ragione non potrà mai spiegarci l’esistenza perché dipende dalla volontà creatrice di Dio. Es. X esiste perché Dio ha deciso che esistesse tramite un’azione libera, libera dai principi della ragione. l’esistenza delle cose non si può spiegare con la ragione L’atto libero non si può spiegare con la ragione Hegel commette un errore perché ha tentato di spiegare l’esistenza delle molteplici cose dalla loro essenza; dall’essenza non deriva l’esistenza del mondo. Per Schelling l’esistenza non deriva dall’essenza dell’uomo ma dall’atto libero di creazione da parte di Dio. Grazie alla sua filosofia positiva Schelling indaga sull’esistenza e non sull’essenza. “Questa è la filosofia positiva di Schelling, divisa in Filosofia della mitologia e Filosofia della rivelazione.
Pur essendo profondamente cristiano, Schelling non ritiene che il cristianesimo sia la sola religione 'vera' rivelata da Dio, bensì sostiene che pure le altre sono state rivelazioni divine, seppur indirette, quasi come se Dio fosse stato colto con la capacità metapoietica, come cioè se si fosse rivelato all'uomo con la mitologia pagana (Filosofia della mitologia). Ed è però ai Cristiani che si è rivelato direttamente (Filosofia della rivelazione). […] Di sfuggita, si può notare come Schelling, pur non essendo un esistenzialista, abbia aperto spiragli in quella direzione: non a caso Kierkegaard, precursore dell'esistenzialismo, resterà colpito dai suoi insegnamenti, anche se riterrà Schelling troppo oscuro e nebuloso. In effetti, comincia ad affacciarsi timidamente sulla scena filosofica l'idea (che sarà tipica dell'esistenzialismo) dell'irriducibilità dell'esistenza all'essenza, nella convinzione che esista una dimensione della realtà non riconducibile all'essenza e alla ragione. Si tratta di una potente reazione al pensiero hegeliano, al suo panlogismo, una contestazione all'idea che tutto sia riportabile alla ragione: Marx e Nietzsche imboccheranno entrambe questa strada, anche se con esiti molto diversi.”

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