Friedrich Wilhelm Joseph Schelling


La vita

Friedrich Wilhelm Joseph Schelling nacqua a Leonberg, in Germania, il 21 gennaio 1775. a 16 anni entrò nel seminario di Tubinga, dove strinse amicizia con Hölderling ed Hegel. Studiò matematica e scienze naturali a Lipsia e fu, per un certo periodo, a Jena, dove ascoltò le lezioni di Fichte. Nel 1798, grazia all'appoggio di Goethe, fu nominato coadiutore di Fichte a Jena e l'anno dopo, in seguito alle dimissioni di Fichte, subentrò a suo posto. A Jena visse gli anni più fecondi della sua vita ed ebbe contatti culturali con Schlegel, Tieck e Novalis. Nel 1803 sposò Caroline Schlegel, dopo che lei abbia divorziato col marito August Wilhelm von Schlegel. In seguito, Schelling passò ad insegnare a Wörzbug, dove rimase fino al 1806, anno in cui, siccome la città era stata assegnata ad un principe austriaco, il soggiorno dei professori protestanti all'Università divenne impossibile. Allora, si recò a Monaco dove divenne segretario dell'accademia delle Belle Arti e in seguito segretario della classe filosofica dell'Accademia delle Scienze. Nel frattempo, Schelling ruppe l'amicizia con Hegel e assistette amareggiato al suo trionfo. A Monaco, in questo periodo, visse isolato e misconosciuto. Strinse amicizia con il naturalista teosofo Franz von Baader, che attirò la sua attenzione sulle opere di Jacon Böhme. Nel 1809 morì la moglie Caroline e tre anni dopo Schelling si sposò con la figlia di un'amica di lei. Nel 1820 Schelling ritornò all'insegnamento a Erlangen e nel 1827 passò a insegnare a monaco dove rimase fino al 1841. in quest anno fu chiamato a succedere a Hegel nella cattedra di Berlino e capitanò la reazione contro l'hegelismo che si andava profilando in Germania. Poi, nel 1847, smise di tenere i suoi corsi pubblici e il 20 agosto 1854 morì a Ragaz, in Svizzera, dove si era recato per ragioni di salute.

Schelling si è interessato soprattutto alla natura, all'arte e al problema metafisico-religioso. Gli studiosi dividono la sua filosofia in varie tappe:
il momento fichtiano;
la fase della filosofia della natura;
il periodo dell'idealismo trascendentale;
lo stadio della filosofia dell'identità;
il periodo teosofico e della filosofia della libertà;
la fase della filosofia positiva e della filosofia della religione.
La sua produzione si incentra soprattutto negli anni della giovinezza, mentre in seguito diventa sempre più scarsa.

Le opere

gli scritti principali di Schelling sono:
idee per una filosofia della natura;
intorno all'anima del mondo;
primo abbozzo di un sistema della filosofia della natura;
sistema dell'idealismo trascendentale;
Bruno o il principio divino e naturale delle cose;
14 lezioni sull'insegnamento accademico;
ricerche filosfiche sull'essenza della libertà umana;
filosofia mitologica;
filosofia della rivelazione.


Assoluto come indifferenza di spirito e natura

Schelling tenta di volgere i concetti naturalistico-etici presenti nelle opere di Fichte all'illustrazione e alla loro difesa. In particolare, egli vuole ricondurre l'infinità oggettiva e l'infinità soggettiva ad un assoluto che non è riducibile né al soggetto né all'oggetto. Il principio supremo, quindi, deve essere un assoluto o Dio che sia insieme soggetto e oggetto, spirito e natura, ideale e reale, conscio e inconscio. Ciò porta il filosofo a distinguere tra due filosofie:
la filosofia della natura, che mostra come la natura sia spirito visibile;
la filosofia dello spirito, che mostra come lo spirito sia natura invisibile.

Filosofia della natura

La filosofia della natura di Schelling è una costruzione romantica che si nutre di suggestioni disparate, che provengono sia dalla scienza dell'epoca sia dalla cultura filosofica del passato. Alla base di questa filosofia vi è il rifiuto del meccanicismo e del finalismo tradizionali, a cui Schelling contrappone il proprio organicismo finalistico e immanentistico, cioè uno schema secondo il quale ogni parte ha senso solo in relazione al tutto e alle altre parti e l'universo non si riduce ad una miracolosa collisione di atomi, perché al di là del meccanicismo vi è una finalità superiore che non deriva da un intervento esterno ma è interna alla natura stessa. L'organicismo finalistico e immanentistico rappresenta la terza via. La natura presenta gli stessi caratteri di fondo che Fichte aveva attribuito all'io, dunque è un'attività spontanea e creatrice, oltre a rappresentare un tutto vivente in cui ogni cosa risulta dotata di vita. La natura risulta divisa in un dualismo tra attrazione e repulsione, infatti la natura agisce attraverso la lotta di forze opposte. In meccanica l'attrazione prende il nome di gravitazione, in chimica di affinità. Se la lotta tra le due forze opposte si considera con riferimenti al prodotto, sono possibili tre casi:
che le forze siano in equilibrio, e si anno allora i corpi viventi;
che l'equilibrio venga rotto e poi ristabilito, e si ha allora il fenomeno chimico;
che l'equilibrio non venga ristabilito e che la lotta delle forze sia permanente, e si ha allora la vita.

Secondo Schelling, le tre manifestazioni universali della natura nelle quali si concretizza la polarità attrazione repulsione, sono:
il magnetismo, che esprime coesione e corrisponde, nel mondo organico, alla sensibilità;
l'elettricità, che esprima la polarità dialettica e corrisponde, nel mondo organico, all'irritabilità;
il chimismo, che esprime l'incessante metamorfosi dei corpi e corrisponde, nel mondo organico, alla riproduzione.

Volendo ricostruire la storia della natura, Schelling articola la storia dell'universo in tre potenze, che sono tre livelli di sviluppo della realtà, e sono:
il mondo inorganico;
la luce;
il mondo organico.

Quindi, la natura si identifica come un processo in cui si ha una progressiva smaterializzazione della materia e un progressivo emergere dello spirito. Dunque, tende ad emergere come preistoria e odissea dello spirito.

Schelling ha definito la propria filosofia della natura “fisica speculativa a priori”, cioè si tratta di un tentativo di organizzare sistematicamente e secondo necessità il materiale offerto dall'esperienza e dalla scienza traducendo l'a posteriori in a priori. Si tratta di un procedimento che cela il pericolo di una manipolazione arbitraria dei dati della scienza. Nonostante ciò, la fisica speculativa di Schelling ha avuto diversi meriti storici:
è riuscita a stimolare nella gioventù tedesca dell'epoca l'interesse per i fenomeni naturali;
ha mostrato i limiti del meccanicismo tradizionale ponendo l'esigenza di studiare la natura, soprattutto il mondo organico;
ha contribuito ad alimentare le ricerche di morfologia comparata;
ha contribuito a preparare una mentalità evoluzionistica in senso lato.
Pur parlando di evoluzione, Schelling non può essere considerato un'evoluzionista perchè le potenze o le epoche di cui parla non sono presumibili dai gradi temporalmente successivi dell'universo ma dai momenti ideali della sua eterna dialettica. Infine, egli crede all'esistenza di un fine inconscio interno ai fenomeni naturali.

Idealismo trascendentale

La filosofia trascendentale ha il compito di dedurre l'oggetto dal soggetto, facendo vedere come i modi di autocostituzione dello spirito siano identici ai modi di autocostituzione della natura. Il punto di partenza della deduzione schellinghiana è l'autocoscienza, cioè la coscienza o il sapere che l'io ha di sé stesso. Questa coscienza ha la forma di un'intuizione intellettuale in cui esistono due forme di sapere:
l'attività reale, secondo la quale l'io, ponendosi, incontra il limite e risulta limitabile:
l'attività ideale, secondo la quale l'io, autoproducendosi, procede oltre ogni limite e risulta illimitabile.

Inoltre, Schelling distingue tra tre epoche o fasi di sviluppo dell'io:
l'epoca del passaggio dalla sensazione all'intuizione produttiva, in cui si passa dall'io che sente all'io che si avverte come senziente;
l'epoca del passaggio dall'intuizione produttiva all'intuizione, in cui si passa da un io immerso negli oggetti a un io che si eleva all'intelligenza di sé;
l'epoca del passaggio dalla riflessione alla volontà, in cui si astrae dagli oggetti l'io ponendolo come volontà.
L'io genera la produzione inconscia e, dunque, l'idealismo di Schelling si configura come una sorta di anamnesi filosofica dell'io.

Dalla terza epoca, ovvero dalla volontà, nasce la filosofia pratica. Essa si divide in:
morale, cioè la sfera della libertà e della spontaneità;
filosofia del diritto, cioè la sfera della legittimità, cioè la sfera della legalità e della necessità;
la filosofia della storia, cioè la sintesi di libertà e necessità.
Nella storia gli uomini credno di agire liberamente ma, al di là ella loro azione, si attua gradualmente qualcosa che va oltre i loro progetti consapevoli.

La rivelazione storica dell'Assoluto avviene in tre periodi:
il primo periodo, in cui la potenza superiore appare sotto forma di destino, cioè di una forza totalmente cieca;
il secondo periodo, in cui tutto ciò che prima appariva come destino si rivela come natura e legalità meccanica;
il terzo periodo, in cui tutto ciò che prima appariva come destino e come natura si rivela come provvidenza.
In questo regno si ha la federazione planetaria che garantisce la pace e che costituisce il fine ultimo della storia.

Teoria dell'arte

L'arte è l'attività in cui si armonizzano completamente spirito e natura. Infatti, durante la creazione, l'artista risulta in preda a una forza consapevole che lo ispira e lo entusiasma e la sua opera si presenta come una sintesi di un momento inconscio o spontaneo e di un momento coscio e meditato. L'intero fenomeno dell'arte è un produrre spirituale in modo naturale o un produrre naturale in modo spirituale. Nella creazione estetica si ripete il mistero della creazione del mondo da parte dell'assoluto. L'esaltazione romantica del valore dell'arte, quindi, trova in Schelling la sua più significativa espressione filosofica. Per questo motivo l'idealismo di Schelling è denominato idealismo oggettivo ed estetico.

Filosofia dell'identità

La filosofia dell'identità, o filosofia dell'indifferenza, non è altro che una continuazione della fase precedente apportando qualche modifica. Mentre prima partiva dalla natura e dallo spirito per raggiungere l'assoluto, ora muove dall'assoluto per giungere al finito e al relativo. Secondo Schelling, il finito è presente in Dio sotto forma di un sistema di idee ma il problema del salto dall'essenza all'esistenza rimane aperto.

Finito come caduta e teoria del Dio che diviene

Schelling non fa che presupporre già l'esistenza del finito, della libertà e del male, cioè di ciò che vorrebbe spiegare. Pertanto, egli si pone tre domande che riguardano:
la possibilità ontologica del finito e del mondo;
la possibilità ontologica del male;
la possibilità ontologica della libertà.
Di fronte a queste domande il teismo creazionista, ovvero la tesi di un Dio personale e creatore, non può funzionare perchè non riesce a spiegare perchè l'assoluto, essendo originariamente perfetto, possa dar vita all'imperfetto. Secondo Schelling, poi, non funziona nemmeno l'emanazionismo neoplatonico, che non fa che ripetere gli stessi inconvenienti del creazionismo. Anche il panteismo classico non riesce a spiegare il salto dall'infinito al finito, né l'esistenza del male. Di conseguenza, Schelling ritiene di aver trovato una terza via, rappresentata dalla teoria del Dio che diviene. In Dio si trovano in senso lato un fondo abissale inconsapevole, un'oscura brama o desiderio d'essere e dall'altro una ragione consapevole. Quindi, l'Assoluto Schellinghiano cessa di essere un atto puro per configurarsi come un Dio vivente mediante un cosmico processo coincidente con la storia stessa del mondo, che è una vivente teofania, cioè manifestazione di Dio. Tra l'aspetto inconscio e abissale di Dio e il suo essere razionale vi è armonica compenetrazione.per quanto riguarda l'uomo, invece, anche nella cauta sente il richiamo della redenzione e, quindi, il bisogno di far coincidere il proprio destino con quello di Dio.

Filosofia positiva

Schelling divide la filosofia in:
filosofia negativa, che si limita a studiare l'essenza o la possibilità logica delle cose, cioè il quid sit;
filosofia positiva, che concerne la loro esistenza o realtà effettiva, cioè il quod sit. Egli prende le difese di quest'ultima ritenendo che l'esistenza, derivando dalla libera e imprevedibile volontà di Dio, non può venire logicamente dedotta, ma solo fattualmente indotta. Dunque, il filosofo ha il compito di interpretare speculativamente la rivelazione che Dio fa di sé stesso nel mondo. Da qui nascono la filosofia della mitologia e della rivelazione.
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