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Società dell'Ancien Regime

E' un termine coniato dopo la rivoluzione francese e ha quindi in seè un significato critico e negativo. I due termini che delimitano questo periodo sono la rivoluzione francese e la rivoluzione industriale inglese. Questa società è statica, non conosce processi di modernizzazione. La caratteristica demografica è che nel 700 la crescita della popolazione va al di là delle risorse disponibili, per cui fenomeni come guerre, carestie ecc riconducevano la popolazione al numero orgininario, processo noto come raggiustamento. Una così grande crescita è dovuta a fenomeni quali all'abbassamento dell'età matrimoniale, la diminuzione del tasso di mortalità, maggiore rispetto della figura della donna, diffusione forme di contraccezione (molto in Francia), maggiore considerazione e rispetto dell'infazia dei bambini.

Montesquieu

E' stato un filosofo, giurista, storico e pensatore politico liberale. Compie quest'indagine sui sistemi sociali in maniera empirica (legata all'esperienza) e comparativa. E' un relativista ( il relativismo è una posizione filosofica che nega l'esistenza di verità assolute, o mette criticamente in discussione la possibilità di giungere a una loro) e ciò si vede ad esempio nell'opera "Lettere Persiane" in cui immagina il punto di vista di un persiano che compie un viaggio in Occidente. Non è un'esaltazione dei costumi orientali, bensì una relativizzazione di quelli occidentali perchè può mostrare in maniera letteraria che ciò che per gli europei è naturale, per gli altri magari non lo è. Questa prospettiva relativista lo porta a rifiutare l'approccio giusnaturalistico rispetto al problema politico (il giusnaturalismo sostiene che la ragione uguale per tutti gli uomini quando si interroga sulle norme da seguire dia sempre le stesse risposte, che sono appunto la legge naturale e costituiscono una base per la legge positiva. usa un metodo deduttivo). Per Montesquie non c'è un'unica legge naturale a cui adeguarsi e anche ammesso che la ragione dia sempre le stesse risposte, queste sono inutili. L'approccio che segue è quello induttivo, dall'osservazione unita alla comparazione mette a confronto diversi sistemi sociali e ricava le costanti e le variabili. Li confronta nella totalità delle componenti (leggi, economia, territorio e clima, religione, alimentazione, costumi..) Ne deduce che non sono le società che si adeguano alle leggi bensì il contrario! Le leggi devono temperare le tendenze naturali dei popoli. Il politico è per lui come un medico davanti ad un paziente, che deve avere un approccio diverso a seconda del caso.

Anche Montesquie presenta le diverse tipologie delle forme di governo, ma la classificazione non avviene in base a un aspetto di carattere quantitativo (il potere appartiene ad uno, a molti, a pochi). Le forme si distinguono a seconda del possesso o meno di leggi costituzionali, che limitano il potere dei governanti. Questa distinzione, simile a quella di Platone nel Politico, differenzia forme di governo buone o cattive, a seconda se c'è o no una legge costituzionale.
Ogni forma di governo presuppone un ethos (regola di vita), che nel caso della monarchia è l'onore, della repubblica la virtù, del dispotismo la paura. Il nucleo della costituzione repubblicana è costituito dalla legge che regola il diritto di voto, mentre il nucleo di quella monarchica è il ruolo dei corpi intermedi, necessari perchè il potere circoli nell'istituto (ad esempio parlamenti, magistrature ecc) e sono assenti in un regime dispotico. Per lui la forma di governo migliore è la monarchia. Per la repubblica è difficile avere la virtù di tutti, il popolo è infatti soggetto a differenti passioni, quindi un sistema politico repubblicano efficente è possibile solo in piccoli stati con piccole comunità politiche. Montesquie non si illudeva troppo sull'effettiva capacità dei corpi intermedi all'interno dello stato francese, per questo ritiene che per evitare di cadere in un totalitarismo sia necessario dividere i poteri e controllarne il bilanciamento.

Diderot

E' stato un filosofo, enciclopedista e scrittore francese. Diderot scrive alcune voci per l'enciclopedia, a differenza di Montesquieu non è un uomo politico ma solo un intellettuale. La parabola del suo pensiero lo porta da moderato giusnaturalista illuminista che vuole una riforma dall'interno e un dialogo con gli autocrati a un fautore della rivoluzione.

In una prima fase ha un atteggiamento riformistico, guarda come Locke a una monarchia costituzionale. E' un giusnaturalista, per lui il governo deve riformare l'assetto esistente partendo da criteri naturali. Tra il 1768 e il 1770 cominicia a rendersi però conto che riformare le monarchie dall'interno sia veramente difficile. In quegli anni il re di Francia aveva abolito il diritto di rimostranza con cui i corpi intermedi avevano la possibilità di bloccare le leggi.
Inoltre entra in contatto con Caterina di Russia e le da consigli (ad esempio circa i servitori della gleba, l'analfabetismo, la rinuncia all'autocrazia) che non vengono presi in considerazione. A questa delusione si aggiunge quella per il governo Turgot (banchiere chiamato dal re di Francia a fermare la bancarotta dello stato che propone di tassare nobiltà e clero ma viene poi cacciato), la visita alla libera Olanda e le notizie d'oltreoceano. Tutto questo lo porta a diventare radicalmente antimonarchico, antischiavista, democratico e libertista, e a sottolineare come negativa l'alleanza tra dispotismo e cristianesimo.

Rousseau

Rousseau condivide alcuni principi giusnaturalisti, ma ritiene che non sia possibile che la ragione umana che interroga se stessa trovi dentro di sè la norma del giusto o dell'ingiusto. E' un filosofo del sentimento perchè nella sua concezione invece che interrogare la ragione si interroga il cuore.
Per lui l'uomo allo stato di natura non possiede facoltà razionali, quindi ad esempio non si può parlare di proprietà come diritto naturale. Tutte le descrizioni dello stato di natura vogliono proiettare l'uomo dell'uomo (cioè l'uomo costruito dall'uomo) sull'uomo della natura. Questo è senza storia di civiltà, meno dotato degli altri animali, meno forte e abile, ma organizzato meglio, ha tante piccole facoltà che usa per sopravvivere. E' fatto di bisogni, come fame, freddo, sonno, e di passioni, come paura, ansia. Egli dice che il primo linguaggio umano nasce proprio dalle passioni con le esclamazioni per i sentimenti. Al linguaggio delle passioni che lui associa al canto, si sovrappone poi quello della ragione parlato. L'uomo della natura non si preoccupa del futuro e ha una scarsa memoria del passato, perciò non teme la morte nè il domani, è senza dimensione storica, ha dunque una vita più felice. Questo uomo vive in una situazione di isolamento. Mancando di una situazione comunitaria, non ha cognizione di bene o male, virtù o vizio, forme di vita etica nascono infatti dal rapporto con gli altri. Non è nè buono nè cattivo, è dotato di due affetti fondametali: l'amore di sè e la pietà, che viene descritta come capacità simpatetica (che è in completa sintonia con il carattere di una persona o con le caratteristiche di una cosa) nei confronti dell'altro essere umano. L'uomo nello stato di natura prova un sentimento di simpatia, perchè si riconosce in ciò che sta vivendo l'altro, che ci rinvia a una condizione di perfetta trasparenza, un mondo in cui tutti vogliono apparire così come erano e non c'è una divisione tra essere e apparire. L'uomo di natura, pur vivendo isolato, a contatto con l'altro uomo può condividere affetti e passioni, non è come per Aristotele, l'uomo di Rousseau vive isolato perchè è diverso da tutti gli altri animali in quanto perfettibile, cioè che si può migliorare. Proprio questo punto porta l'uomo (come dice nel primo discorso) nella condizione in cui ora versa. Realizza certo progressi ma la perfettibilità non è separabile dalla corruzione. Se si sostituisce l'amor proprio a quella capacità empatica dell'uomo di leggere i sentimenti dell'altro abbiamo amor proprio e razionalità non più pietà.

L'evoluzione dallo stadio iniziale dell'uomo di natura allo stadio finale di uomo di uomo avviene così: l'uomo comincia a vivere una vita di relazione in cui si sviluppa un'agricoltura stabile, nello stesso tempo allarga il suo orizzonte temporale. Al culmine di questo processo si colloca il patto iniquo che sancisce la disuguaglianza. Non teorizza un ritorno al'indietro ma dice "il patto iniquo deve essere sostituito da quello sociale".
TESTO DI ROUSSEAU Gli antagonismi che concepisce l'uomo di natura non superano lo spazio di un giorno perchè non c'è concezione temporale. I secoli trascorrono in un attimo, non c'è memoria. La stanzialità è caratterizzata da una casa fissa sul territorio e una famiglia con cui si vive insieme. Rousseau ricorre nello stesso difetto del giusnaturalismo: proietta la famiglia francese a lui contemporanea nell'uomo primitivo. La vita insieme fa nascere sentimenti e dividere i lavori tra i sessi: l'uomo procura alimenti, la donna si occupa della casa e dei figli (questo non si sa che validità ha antropologicamente). Le forme della vita materiale non creano la ragione o concetti teorici, una colettività indica la comparazione e la nascita di sentimenti tipici del confronto: vanità, disprezzo, vergogna, invidia. Si vuole apparire in una certa maniera. Con una vita sociale stabile l'uomo perde la sua innocenza, condizione umana positiva. La svolta si ha quando l'opera da realizzare non è fattibile da un singolo individuo. Attraverso le provviste per due posso ottenere il lavoro di un altro ad esempio. Scompare quindi l'uguaglianza. Due tecniche svolgono questa svolta tragica di civilizzazione e di perdizione: i metalli e la terra. Chi si occupa di metallurgia non si dedica all'agricoltura, c'è quindi una divisione dei lavori, un superamento dei valori solo per capacità individuali e la fine della concezione temporale ridotta oltre che alla rinuncia all'autosufficienza. Dal lavoro nasce l'idea di proprietà e diritto. Le disuguaglianze naturali ben presto diventano sociali, la società funge da amplificatore per aumentare le differenze. L'amore di sè è diventato amor proprio. Si crea un pericoloso divario tra essere e apparire.
Con la moneta e l'aumento demografico non ci sono più superfici libere. Nelle comunità umane dilagano due tipi di ingiustizie: quella che scaturisce dalla violenza di chi è più ricco e di chi è più povero. E' tuttavia un processo lunghissimo non paragonabile alla guerra di tutti contro tutti di Hobbes. Rousseau spiega la genesi del contratto iniquo, con cui i più potenti e privilegiati cercano di rendere norma universale la propria condizione di supremazia. Per Rousseau la sovranità compete al popolo che con un contratto deve dare forma all'ordine sociale. E' diverso dal contratto di Hobbes, in cui c'è un patto con un sovrano oltre che reciproco tra i cittadini, qui nessuno aliena i suoi diritti ad un terzo. I diritti vengono alienati verso un terzo che non è un individuo ma il popolo sovrano, nato con il patto, alienando la totalità dei loro diritti a tutti è come non alienarli a nessuno. Il patto sociale è quindi di associazione, non sottomissione. Nasce un io comune, "moi common", a seguito del contratto. Il popolo sovrano è caratterizzato dalla volontà generale, principio ripreso dalla rivoluzione francese, che non è la volontà della maggioranza, come credevano i rivoluzionari, e di cui il pensatore non ha mai indicato bene il significato. Dice solo che ha come obbiettivo il bene comune, non è nemmeno la somma delle volontà particolari. E' un pensiero diverso da quello liberale, quest'ultimo vede nell'individuo l'atomo della società, nata per salvaguardarlo. Invece Rousseau parla di stato sociale come iniquo da cui deriva un altrettanto contratto iniquo. Un contratto equo si può avere solo a seguito della nascita dell'io comune, non ci sono diritti naturali precedenti. Il paradigma delle legislazioni è come per il giusnaturalismo, il contratto equo non vuole ripristinare un ordine precedente, perchè questo non è possibile. Per il liberalismo l'ordine sociale nasce per garantire diritti all'uomo, atomo della società dotato di diritti naturali. Per Rousseau solo attraverso il pactum societatis l'individuo entra in condizione di libertà sociale e aquisisce diritti che prima non aveva. E' democratico perchè sostiene che il popolo deve essere sovrano e che il potere sovrano deve essere indivisibile, come dice lo stesso Hobbes. Il pensatore distingue tra sovrano e governo (medio tra popolo legislatore e popolo esecutore), il governo non è un'articolazione della società, è un medio. E' convinto che sia migliore il governo aristocratico, quello democratico sarebbe in teoria migliore ma è più difficile da mettere in pratica. Guarda a Ginevra, la sua città e pensa all'aristocrazia per funzione di medio diffida del principio della delega. Montesquieu diceva che in una repubblica la legge fondamentale è quella elettorale, per Locke il sacramento dell'ordine politico è l'elezione. Questo principio della delega è avversato da Rousseau: il popolo per lui non deve delegare, ha in mente dei piccoli stati sul modello di Ginevra e delle poleis greche. Fa un paragone con la costituzione spartana. Il patto sociale non ridà all'uomo la sua innocenza originaria, rinuncia alla natura dell'uomo per una scelta del tutto artificiale che trasforma l'uomo in cittadino.
TESTO DI ROUSSEAU La critica politica in Rousseau è intrecciata con la critica economica. La scuola di pensiero della fisiocrazia, opposta al mercantilismo, diventa celebre anche grazie a lui. Alcuni intellettuali sviluppano una concezione opposta a quella tradizionale fino a quel momento. Quando si parla delle laissez faire ("lasciate fare" è un principio proprio del liberismo economico, favorevole al non intervento dello Stato) predica una liberà che si distacca dal proibizionismo mercantilistico (basata sul concetto che la potenza di una nazione sia accresciuta dalla prevalenza delle esportazioni sulle importazioni, chi controlla il mercato controlla la ricchezza). Per la fisiocrazia il potere assoluto non deve intervenire nei meccanismi spontanei del mercato. E' la prima formulazione del liberismo (teoria economica, filosofica e politica che prevede la libera iniziativa e il libero mercato mentre l'intervento dello Stato è limitato) che non è liberalismo (insieme di dottrine che pongono precisi limiti al potere e all'intervento dello stato). La politica liberale riguarda un piano politico parlamentare, quella liberista è su un piano invece economico. Il liberismo dice di togliere dazi e dogane, le merci devono poter viaggiare liberamente. E' la politica attualmente adottata dall'Unione Europea. La ricchezza economica nasce nella produzione non dalla circolazione, scaturisce dal lavoro, come dice anche Locke. Il processo economico mira alla formazione del surplus, prodotto netto, non alla sussistenza (dove il surplus è zero). la differenza costi di produzione ed effettiva produzione. La fisiocrazia ha insistito sul problema della massimazione del surplus.
La rivoluzione industriale non è ancora avvenuta. Sono convinti che l'attività che crea ricchezza sia quella agricola (dicono i fisiocrati, ma ha molti antecedenti ad esempio in Weber o Lutero). Il pensiero fisiocratico mira a rendere efficente la formazione del surplus (Eccedenza della produzione rispetto alla domanda) quindi tutte le risorse devono essere assorbite dal sistema produttivo. I fisiocrati vedono che alcuni ceti della società assorbono una larga parte del surplus senza produrlo, la polemica contro i ceti improduttivi vede coinvolti soprattutto gli ordini religiosi, visti come peso sulle spalle della società. Quanto più aumenta l'economia tanto più si espande la società.
Il Tableau économique è un modello fisiocratico dove la società è divisa in tre classi: la classe proprietaria è di coloro che possiedono i mezzi di produzione. La classe produttiva è dei contadini e di coloro che producono. La classe sterile non ha mezzi di produzione e non produce, è addetta alla circolazione dei beni, è chiamata così perchè la vera ricchezza è in mano ai produttori, loro la muovono e basta. Questo sistema economico è paragonato alla circolazione sanguigna, c'è una stretta dipendenza tra i vari settori economici e le classi. Carl Marx contesterà questa concezione, ritenendo che leggi che governano il sistema economico non siano naturali, come invece sostiene la fisiocrazia.

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