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Kierkegaard


Trattando della sua vita parla di un "grande terremoto" o di un "pungolo nelle carni", probabilmente la morte dei cari, la rottura del suo fidanzamento, oppure l'aver udito il padre bestemmiare.

Critica Hegel: alla dialettica dell’et-et antepone quella dell’aut-aut
Hegel non da importanza al singolo che è il centro della filosofia di K.: è il singolo che si trova dinnanzi alla scelta, nessuno può aiutarlo


Angoscia: sentimento derivante dalla difficoltà della scelta, visto che essa non lascia spazio a mediazioni, anzi ci può condurre nel baratro

Disperazione: o malattia mortale, deriva dal peccato (mortale), solo la fede può redimere l’uomo

La scelta è sempre un salto da un’opzione all’altra; si deve necessariamente scegliere altrimenti la vita sceglierà al nostro posto

Tipi di vita tra i quali può scegliere l’uomo:

vita estetica: tipica del Don Giovanni, colui il quale passa da un piacere all’altro, cogliendo l’attimo

vita etica: quella tipica dell’ assessore Guglielmo, uomo sposato che lavora

vita religiosa: quella di Abramo che immola anche il figlio (trasgredisce anche la morale) per ascoltare Dio

Kierkegaard ritiene che sia giusto scegliere la vita di fede, tuttavia critica la fede "formale", quella conclamata dalla Chiesa quale istituzione, amando il rapporto uomo-Dio nella sua intimità, un rapporto in cui il finito (uomo) incontra l'infinito (Dio)

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