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Thomas Moore (1478-1535)


Le vicende della riforma, così come viene avviata in Inghilterra, hanno eco particolare nella vita di Thomas Moore. Vive più o meno contemporaneamente a Machiavelli.
Figlio di un magistrato londinese. Proviene da famiglia agiata. Fin da bambino viene avviato agli studi classici. Grande umanista. Conosce greco e latino. Viene avviato, in giovane età, ad entrare nella casa del Cancelliere del re Enrico 7°. Egli studia ad Oxford, approfondendo notevolmente la sua formazione. Nella giovinezza conosce Erasmo e con lui intrattiene fitta corrispondenza. Erasmo era stato infatti in visita in Inghilterra. L'amicizia con Erasmo dura tutta la vita di Moore.
Attorno ai 30 anni circa, Moore intraprende carriera politica, e viene eletto rappresentante alla camera dei comuni. Diventa poi sindaco di Londra. Poi, su incarico di Enrico 7° compie diverse ambascerie nei vari paesi europei (Francia, Paesi Bassi). Poi diventa ministro di Enrico 8°, per giungere all'apice della carriera, con la nomina di cancelliere del regno nel 1529.
Da questo incarico Moore si dimette 3 anni dopo, a causa di dissensi con il sovrano Enrico 8° riguardo ai rapporti tra Stato e Chiesa. Il problema dei rapporti tra stato e chiesa che si va discutendo in quegli anni è il problema che tormenta Moore. Moro, dopo l'atto di supremazia di Enrico 8°, rifiuta di prestargli ubbidienza come nuovo capo della chiesa anglicana e, senza mai spiegare le ragioni del rifiuto, non firma l'atto di ubbidienza al re come capo della chiesa anglicana. Ciò gli costa incarcerazione sulla torre di Londra e la morte. Nel luglio 1535 viene condannato a morte.
E’ Santo della chiesa cattolica, patrono dei cultori del pensiero politico. Moore è profondo conoscitore della vita politica e storia inglese. Conosce le dinamiche del potere direttamente, avendolo esercitato in prima persona. La sua produzione culturale è vasta. Tra le sue opere, trattiamo un libretto composto nel 1516, anno in cui Erasmo ha composto il suo libretto.
Utòpia
Moore compone l’operetta mentre era in missione nelle Fiandre. Composta di 2 libri. Il titolo è un Neologismo inventato da Moore. Prima la parola non esisteva. Proprio questa circostanza fa soffermarsi sull'uso del linguaggio da parte di Moore. Operetta composta in un latino aulico. È un opera composta da uomo coltissimo. Nello scrivere l'opera, egli usa spesso nuovi vocaboli, inventandoli. L'invenzione avviene sulla base di alcuni vocaboli greci, spesso coniugando latino e greco insieme. L'opera è scritta in forma di dialogo (soprattutto il secondo libro).


Opera

Dialogo avvenuto ad Anversa, nella casa di un amico di Moore chiamato Peter Giles. Il personaggio principale è un navigatore che racconta di esser stato al seguito di Vespucci nelle esplorazioni. In questi viaggi sarebbe stata scoperta una nuova isola, il cui nome è Utopia. Il navigatore si chiama Raffaello Itlodeo. Il vocabolo itlodeo ha particolare significato e significa narratore di frottole, ovvero bugiardo. Nell’isola regna la perfezione assoluta. Far narrare il viaggio ad un personaggio il cui nome rinvia al suo essere bugiardo, fa capire che Moore è dotato di ironia, oltre che di cultura.

Utopia ha un significato particolare. Nel linguaggio corrente utopia rinvia ad un valore ideale. Componenti di irrealizzabilità. Etimologia: Utopia ha a che fare con il greco. Topos è "luogo" il greco. La parola utopia ha due significati:
• La u iniziale può essere considerata come contrazione di eu, e l'eu in greco indica qualcosa di perfetto. Si parlerebbe quindi di eutopia, "luogo perfetto", in cui regna la perfezione. Ottimo luogo.
• Tuttavia la u può essere anche intesa diversamente, come traslitterazione dell'alfa privativo dei greci. Si parlerebbe di atopos, ovvero "senza luogo/nessun luogo". Nessun luogo.
Congiungendo i due significati si giunge ad una rilevante considerazione: l'ottimo luogo sta in nessun luogo. Il luogo perfetto non esiste. C'è un certo compiacimento letterario da parte di Moore nel coniare questi neologismi. Questa circostanza fa capire il suo modo di intendere la perfezione.
Moore avverte i lettori che lo stato perfetto, del quale fornisce descrizione, in realtà non esiste.
Moore, che pure afferma di tener presente la lezione platonica in ordine allo stato perfetto (Platone dice che lo stato perfetto esiste in quanto lo stato perfetto è l'idea di stato) da subito - fin dal titolo -,
afferma di non credere all'esistenza del modello di stato che si appresta a descrivere, e non crede dunque allo stato perfetto.
Moore, nell'esplicitare questa sua consapevolezza (ottimo stato è in nessun luogo) e nel dire che questo ottimo/miglior/perfetto stato si trova lontano nello spazio dalle terre civili e conosciute, dice anche che questo stato non c'è. Dice anche che, qualora si tentasse di realizzarlo, non si potrebbe più chiamarlo UTOPIA ma chiamarlo TOPIA, ovvero stato che in realtà c'è.
Moore è l'inventore, per lo meno quanto al termine, di quel genere politico conosciuto come genere utopico. Questo genere politico viene praticato fin dall'antichità. Dall'età moderna trova un nuovo impulso. Si potrebbe dire che la descrizione dello stato perfetto è opera riconducibile a quella che oggi noi chiamiamo "fantapolitica".
La sua opera potrebbe diventare il prototipo di qualsiasi opera utopica. L'opera utopica infatti, intesa come modello, prevede proprio la narrazione di un viaggio. Frequentemente gli autori utopisti, pensatori politici utopisti, descrivono lo stato perfetto collocandolo lontano nello spazio, non solo, altre volte anche lontano nel tempo (Ucronia). Per indicare la distanza che si da tra realtà politica attuale, in cui vivono, e il mondo perfetto. E dice che lo stato nel quale si vive è lontano dalla perfezione.
Descrivere lo stato perfetto è in realtà una critica allo stato "reale" in cui si vive, tanto lontano dalla perfezione. Colui che scrive di utopia identifica i mali che affliggono la società in cui vive. Nel capovolgere disvalori sui quali lo stato in cui vive è basato, li fa diventare i valori sui quali invece è organizzato lo stato perfetto.
La capitale di Utopia è Amauroto. Amauroto significa città avvolta nella nebbia/città invisibile (Londra). Essa è attraversata dal fiume Anidro (senza acqua) (Tamgi). Il magistrato supremo è Ademo (= senza popolo). Questi sono altri indicatori della irrealtà dello stato perfetto.
Ci si chiede perchè Moore, uomo di successo politico, abbia avuto bisogno di descrivere questa società perfetta ricorrendo a questi "accorgimenti" (parole inventate, ecc). Che funzione riveste l'opera?
• Per alcuni, Moore descrive lo stato perfetto in questo modo per evitare di finire sotto il boia. Egli critica di nascosto lo stato inglese, ma lo fa con fantasia per evitare di essere condannato a morte.
• Per altri, l'opera è espressione di mentalità riformatrice: Moore, scrivendo la sua opera (ma in genere tutti coloro che scrivono di utopia), non ha in mente di realizzare lo stato perfetto ma di proporre una politica di riforme nella vita sociale, per migliorare la situazione esistente.
Contrapponendo ai caratteri negativi di della realtà esistente un modello immaginario fondato e organizzato su valori positivi che incarnerebbe il bene (contrapposto al male che si da nella società "reale" e "corrente"). Obiettivo di Moore: cambiare l'Inghilterra del suo tempo. Ci si può chiedere: e perchè non lo fa "a viso aperto" ma con un romanzo "fantastico"? In realtà, non si capisce quale sia il confine del suo intento riformatore. Nel progetto che egli descrive in Utopia, noi non sappiamo quali siano le innovazioni che egli a quel tempo voleva introdurre.
ll genere letterario utopico ha avuto diverse letture/interpretazioni che hanno una loro legittimità e che presentano diversi aspetti del pensiero politico utopico, i quali possono essere tutti accolti. L'utopia è stata intesa anche come "messaggio nella bottiglia": ammonimento per i posteri.
Moore, che ritiene che gnoseologicamente la perfezione sia attingibile, ritiene che sul piano pratico però non sia praticabile. Dunque: si può fare questo esercizio conoscitivo, che approda alla descrizione della perfezione di uno stato perfetto, il quale tuttavia realmente non esiste. Ciò porta alla contraddizione quando si volessero introdurre modelli organizzativi per realizzare lo stato perfetto, chi venisse coinvolto nell'elaborarli e nel realizzarli, non realizzerà mai lo stato perfetto. La perfezione non è realizzabile.
Nel genere politico utopico si comprendono anche opere che in realtà dovrebbero essere definite diversamente. La distopia è un genere praticato spesso nel Novecento e tratta il peggiore stato possibile, la peggiore società. Opere distopiche: 1984, Fahrenheit 451. La differenza tra opere utopiche e distopiche che solitamente le opere utopiche collocano il luogo perfetto lontano nello spazio o nel tempo (ucronia); le opere distopiche collocano il peggiore stato non tanto lontano ma
dentro al mondo stesso.
Tra le opere politiche distopiche bisogna ricordare quella del Marchese de Sade. Utopia, composta da 2 libri:

• Primo libro: ripresi alcuni aspetti della politica dell'Inghilterra che Itlodeo, quindi Moore, critica. Si criticano alcuni aspetti particolari della vita recente dell'Inghilterra. Tra i mali che affliggono la società politica inglese, la critica è verso la politica fiscale troppo esosa e verso l'estrema severità del diritto penale, politica economica poco attenta alle classi più svantaggiate.
• Secondo libro: positiva descrizione dell'isola di Utopia. La narrazione inizia dal sistema penale inglese. A quel tempo, fine '400-inizio '500, in Inghilterra, per volere di Enrico 8° fu introdotta una pena particolarmente aspra per il reato del furto con la condanna a morte. L'inasprimento della condanna fu indotto dall'aumento notevole dei furti compiuti a quel tempo. Si dice che a quel tempo le esecuzioni fossero di 7000 uomini/anno. 20 persone per volta. Anche il vagabondaggio era punito con la morte.
Sulla base di questa considerazione, si apre una discussione nella casa di Peter Giles. Alcuni convenuti, durante la discussione, apprezzano questa severità che pareva tesa a reprimere qualsiasi forma di reato. Tutti i presenti comunque sono stupiti per il fatto che, diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, i reati di furto e vagabondaggio non erano diminuiti ma bensì aumentati.
Ad un certo punto interviene Itlodeo (Moore). Egli osserva che questa pratica era ingiusta e anche dannosa per la società. Ingiusta perchè decisamente sproporzionata rispetto al reato compiuto. Dannosa perchè colui che ha compiuto un furto, avendo comunque come prospettiva penale la pena capitale, è portato a compiere altri reati successivamente. Dopo aver derubato il malcapitato, spesso lo si uccideva perchè tanto la pena era la stessa.
L’effetto paradossale conseguenza della pensa così dura Itlodeo (Moore) identifica come causa dell'aumento dei reati proprio la pratica penale. Egli si dedica ad esaminare le ragioni di questa circostanza. Si inizia il ragionamento attorno alla crescita dei reati contro il patrimonio. Per Moore questo aumento è generato dall'introduzione della pratica delle enclosures (recinzioni), riqualificazione" alla pastorizia, che causa inevitabilmente l’impoverimento delle masse popolari.
Queste terre recintate vengono destinate non tanto alla agricoltura ma alla pastorizia. Questo è particolarmente grave. La pastorizia si sfruttava, perchè le pecore venivano tosate e poi la loro lana veniva esportata all'estero per la produzione di tessuti da importare successivamente. I nobili tendevano ad esportare la lana e non generavano un meccanismo positivo di arricchimento nella società inglese. Dunque, Moore auspica l'introduzione di meccanismi economici capaci di essere positivi per tutta la società. Ovviamente, nel criticare gli aspetti della politica inglese, si criticavano le tradizionali classi improduttive, ovvero non solo la nobiltà-aristocrazia, ma anche il clero. Per Moore sarebbe necessario avviare laboratori per lavorare la lana entro i confini inglesi. La povertà andrebbe combattuta sviluppando la lavorazione artigianale della lana ma anche poi una economia mercantilistica rivolta al commercio dei prodotti lavorati.
Il male che genera i furti è la distribuzione iniqua della proprietà privata. Il rimedio a questo male è la cancellazione della proprietà privata stessa. Nello stato perfetto, l'organizzazione economica è di tipo comunistico: la proprietà privata ha come sua conseguenza la tesaurizzazione di beni in capo all'individuo sottraendoli a chi ne potrebbe avere bisogno. L'abolizione della proprietà privata viene proposta risentendo dell'influenza, ancora una volta, della dottrina platonica e anche delle pratiche diffuse tra le prime comunità cristiane.
Questa uguaglianza economica, tuttavia, non elimina la diseguaglianza politica. La gerarchia sociale, culturale, non è eliminabile, secondo Moore. Visione innovativa per quel tempo.
Secondo libro: organizzazione della vita in Utopia. Essa originariamente era collegata, grazie ad un istmo, alla terra ferma. Questo istmo è stato tagliato dal fondatore di Utopia. Ecco perchè Utopia è diventata isola a tutti gli effetti. Topograficamente, sembra il calco dell'isola d'Inghilterra: ha la stessa
forma. E la sua descrizione rappresenta il calco opposto della dell'Inghilterra del tempo. Avendo identificato i mali della società inglese tra fine '400 e primi ‘500, Moore propone dunque un assetto contrario a quello di quell'epoca.
Utopia raccoglie 54 città, tra loro pressoché identiche, sotto ogni aspetto (urbanistico, organizzativo, politico). Ogni città è divisa in 4 quartieri, e al centro d'ognuno v'è una piazza dove si collocano i magazzini (nei quali si raccolgono i prodotti dell'attività economica della città stessa). Attività economica che si svolge sia dentro la città ma anche nel vicino contado. Vicino ai magazzini c'è il tempio. In ogni quartiere ci sono circa 30 famiglie (30 famiglie una sifograntia). Queste ultime sono composte da 20 membri ciascuna. La famiglia è per Moore la pietra sociale su cui è costituita la città (e in generale le città di Utopia).
In questo, Moore si differenzia, consapevolmente ed esplicitamente, da Platone (che prevedeva l'abolizione della famiglia per i custodi). La famiglia è intesa come famiglia monogamica, fondata sul
matrimonio. È intesa come famiglia allargata: nello stesso stabile abitano i nonni, abitano i figli con famiglie, e i nipoti, oltre ai servi. I due coniugi contraggono il matrimonio dopo un periodo di fidanzamento e necessariamente dopo esserci mostrati reciprocamente nelle loro nudità. L'uomo può sposarsi dopo i 22 anni, le donne dopo i 18. Bisogna arrivare casti al matrimonio. Il divorzio è vietato (ammesso solo in caso di gravissima incompatibilità di carattere tra i due coniugi oppure nel caso di adulterio e nel caso l'adulterio sia reiterato). Uno dei pochi reati elencati nel sistema penale di Utopia è proprio l'adulterio. L'adulterio mette a repentaglio la vita stessa della società, in quanto comporta lo scioglimento della famiglia.
La famiglia, cellula fondamentale attorno al quale tutto il sistema economico e politico ruota, è congiunta con l'assenza della previsione della proprietà privata, come già anticipato. La famiglia vive in grandi palazzi, ed è deputata alla trasmissione dell'educazione, cultura, usi e costumi tipici di Utopia. Istituzione fondamentale perchè assume questi ruoli. L'educazione, <mettere in relazione con Platone> non è affidata allo stato ma alla famiglia (anziani). L'educazione pervasiva onnipresente, l'abitudine all'obbedienza a cui i bambini sono educati fin dalla più tenera infanzia, fa in modo che la pratica della virtù sia diffusa e dunque che le leggi non abbiano un valore imperativo ma piuttosto dichiarativo.
Ogni cittadino di Utopia deve praticare un lavoro manuale per non più di 6 ore al giorno. Per almeno due anni, a rotazione, bisogna dedicarsi all'agricoltura. Mentre in Inghilterra i nobili privilegiavano la pastorizia. Dato che ognuno lavora solo 6 ore al giorno, il lavoro è disponibile per tutti, e non ci sono disoccupati ad Utopia. Sulla base delle 6 ore al giorno da dedicare al lavoro manuale, in Utopia si producono tutti i beni e servizi necessari alla vita di ogni cittadino.
Ciò e possibile perchè la vita degli utopiani è legata al soddisfacimento dei bisogni fondamentali (a cui si accompagna il soddisfacimento dei bisogni culturali e della vita sociale), quindi i bisogni sono pochi. Si tratta di una compagine sociale organizzata alla maniera in cui Epicuro aveva detto fosse utile organizzare i rapporti dei saggi tra loro. Gli utopiani non prestano particolare attenzione a moda, vestiti, gioielli, ecc. Hanno tutti circa lo stesso vestito che cambia solo in base alle stagioni. Essendo abituati ad indossare grezze tuniche, sarà possibile prepararle in poco tempo e con poco lavoro. I gioielli, e le pietre preziose, il denaro non hanno alcun valore. I bambini giocano con le pietre preziose e ne fanno delle biglie. Con l'oro si costruiscono delle catene per legare i carcerati. Questo spiega il disprezzo che caratterizza gli utopiani verso tutto ciò che invece appassiona i "mortali". Ciascuna famiglia produce al suo interno alcuni beni, che vengono poi portati nei magazzini per essere distribuiti tra le famiglie, secondo i bisogni di ciascuna famiglia.
Moore considera molto importante la cura della salute. La malattia ha una connotazione negativa. Ogni quartiere ha un ospedale, ma l'ospedale è al di fuori del quartiere stesso, all'esterno delle vie cittadine. Il malato assume, a ben guardare, uno statuto diverso rispetto a tutti gli altri cittadini. Il malato è destinato a luogo a parte. Non è incluso nella comunità, ma escluso e allontanato da essa.
La religione praticata in Utopia è una sorta di religione naturale che si ispira ad un monoteismo vicino a quello Cattolico. Tuttavia, è una religione con pochi principi. A questi è possibile accedere (a questi principi) grazie all'uso della ragione. Religione molto semplice, che prevede l'immortalità dell'animo. Questa religione viene amministrata da 13 sacerdoti per ogni città. Anche le donne possono diventare sacerdoti: solo dopo una certa età e solo dopo la vedovanza. Ha funzione etica e deve plasmare usi, costumi, morale dei cittadini. Gli utopiani hanno pian piano conosciuto stranieri e sono entrati in contatto con la religione cristiana. Molti utopiani si convertono perchè i principi della religione cristiana sono considerati affini a quelli di Utopia. Tolleranza religiosa, ateismo colpito da discredito morale e proibito, considerato atto contro ragione. Lʼateo è escluso dalla possibilità di accedere alle cariche politiche.
Sotto il profilo economico, uomini e donne sono uguali ma le famiglie non consumano i pasti insieme. Il pasto è momento di scambio tra famiglie. La tavola è uno dei luoghi che Thomas Moore ritiene più adeguati per la trasmissione della conoscenza tra anziani e giovani. Le donne non mangiano assieme agli uomini: servono a tavola ma mangiano separatamente e cucinano per lo più.
L’educazione pervasiva fa che le leggi siano poche e servano piuttosto a rammentare a ciascun utopiano tutti i suoi doveri, che in realtà già ciascuno sa o dovrebbe sapere. Difficilmente esiste un dubbio legato all'interpretazione del testo legislativo, se si dovesse presentare un dubbio un gruppo di cittadini si riunisce per cercare di
capire che cosa il legislatore intendesse. Per altro, badare, non è precisato a chi spetti il potere
legislativo, ovvero da quale organo debba venire esercitato. Non si ammettono assolutamente avvocati che trattino cause con astuzia o discutano cavillosamente di leggi. Pensano infatti che
sia utile che ognuno tratti la sua causa da sé e dica al giudice le stesse cose che voleva dire al suo
difensore. Tra le altre cose, le questioni relative alla giustizia più lievi, sono risolte già all'interno della famiglia, dal capofamiglia. Ognuno è esperto di legge. La cosa più ovvia di tutte è la più giusta.
Organizzazione politica di Utopia. Ogni sifogranzia elegge un magistrato che si chiama filarco, il quale ha lo scopo di controllare le attività economiche e professionali, che siano svolte secondo criteri di efficienza (Si lavora 6 ore al giorno manualmente e così gli utopiani hanno anche il tempo libero per dedicarsi ad attività culturali e spirituali. Simile alla visione di Aristotele, per il quale la vita contemplativa nella polis era il fine ultimo dell'uomo). Vi sono 200 filarchi, i quali eleggono il Magistrato Supremo (Ademo) è eletto a vita. Viene eletto tra 4 candidati che sono stabiliti/identificati dal popolo. Ogni 10 filarchi, viene eletto un protofilarco. Il protofilarco entra a far parte del Senato che raccoglie 20 protofilarchi, il magistrato supremo (Ademo) e due filarchi che si avvicendano ogni anno all'interno del Senato.
Il Senato si riunisce ogni 3 giorni, risolve le controversie, pratica la giurisdizione in materia penale (ieri si diceva che pochi sono i reati e uno dei più gravi è lʼadulterio). Il Senato ha valore giudiziario anche se non esiste discriminazione tra i diversi compiti in capo a ciascun organo. Infatti, il Senato discute anche tutti i problemi pubblici. Nel caso emergano questioni di particolare importanza, vengono convocati anche degli esperti che espongono ai senatori i termini della questione e poi questi senatori risolveranno la questione. Nel caso non riescano a risolverla verrà convocata addirittura l'assemblea che raccoglie tutto il popolo.
Ogni anno, 3 rappresentanti per ogni città si recano ad Amauroto, la capitale, e discutono, insieme con i loro colleghi, le due questioni considerate più importanti: si occupano cioè della politica demografica e della politica estera.
La spiegazione sull'organizzazione del potere politico di Utopia è espressione di una
profonda diffidenza nei confronti del potere politico stesso. Perchè egli sostiene che il potere politico è spesso connesso alla finzione e alla superbia, i quali vizi tendono ad essere distruttivi per i rapporti umani e per la società stessa.
L'elettività delle cariche e la rotazione anche delle cariche stesse, è proprio tesa a fare in modo che gli utopiani non aspirino alle cariche politiche e che esse cariche politiche non diventino cariche a vita, a parte quella del Magistrato Supremo, in modo che possano mantenersi virtuosi e puri, potendo quindi esercitare il potere nell'ottica del bene della società. Potere che, per altro, dev'essere esercitato dai filarchi secondo uno stile paterno: in quanto tale deve intervenire con benevolenza per il bene dei cittadini, come un padre guiderebbe nella retta via il proprio figlio.
Per quanto riguarda altri aspetti della vita di Utopia, il fondatore Utopo ha condotto un'opera della quale Tommaso Moro dice che è opera “quasi di un mortale”. Fu Utopo che fece tagliare lʼistmo tra Utopia e la terra ferma. Egli è quasi un Dio ed ha avuto il merito di far trasformare delle popolazioni grezze, rozze e prive di buona educazione, in un popolo che è quasi un popolo di dei. Dunque Moro, ancora una volta, manifesta così esplicitamente il dubbio che questo stato perfetto possa esistere davvero.

Tutto questo raccontato in un latino aulico, dottissimo, in un linguaggio quasi criptico e in un libro che, in ultima analisi, è destinato ad un pubblico non ampissimo ma rivolto quasi esclusivamente ai dotti, ai sapienti, agli umanisti e ancor di più, l'uso di questo linguaggio criptico ci fa percepire ancora di più la presa di distanza di Thomas Moore dal suo progetto della città perfetta.

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