gaiabox di gaiabox
Ominide 3551 punti

La tipologia delle forme di governo

Questa spregiudicata attenzione alla varietà delle cose umane ricorre, in sede concettuale, delle forme a schemi radicalmente ripensati rispetto alla tradizione, benché spesso mutuati da essa. Così è per la tipologia dei sistemi istituzionali: le precedenti classificazioni delle forme di governo, da Machiavelli a Bodin, a Locke, avevano assunto come criterio morfologico l'aspetto quantitativo, il numero di individui - uno, pochi, molti — che esercitano il potere; Montesquieu invece antepone a questo criterio un principio qualitativo di legittimità, che ha come discriminante l'esistenza o meno di un governo costituzionale. Da questo punto di vista, rispetto alla tradizione, la monarchia si avvicina alla repubblica (democratica o aristocratica che sia), poiché ambedue si reggono su leggi fisse e stabilite. Essa si allontana invece dal dispotismo, nel quale è secondario il fatto che vi sia il governo di uno solo, ed è decisiva invece l'assenza di leggi costituzionali, bilanciamenti e controlli capaci di frenare il potere del despota.

Le forme istituzionali dello stato

Più chela struttura formale di ciascun sistema istituzionale, Montesquieu descrive l'esprit de lois caratteristiche concrete delle leggi nei vari ambiti in cui si articolano la società e lo stato: l'educazione, la legislazione civile e penale, le libertà, l'apparato militare, il sistema ogni sistema istituzionale si regge su un ethos che permea la mentalità e i sentimenti del popolo: la democrazia sulla virtù civile, la monarchia sull'onore, il dispotismo sulla paura. L'educazione, tramandando e radicando pubblico, è determinante per 1a sopravvivenza dello stato, ma non dello stato dispotico, che si regge sull'ignoranza. Sul piano funzionale, in una repubblica sono determinanti le leggi che disciplinano il quali scorre il potere» (i parlamenti, le magistrature e gli istituti rappresentativi di tre ordini) in un regime dispotico (dove non sussistono corpi intermedi e dove la sola volontà del sovrano è legge) la capacità personale del despota.

La monarchia limitata come migliore forma di governo

Lo stato più ammirevole per virtù, la repubblica democratica, è anche il più fragile: il popolo infatti è troppo soggetto alle passioni per poter esercitare direttamente il potere; inoltre, secondo un'idea corrente al tempo, che solo la rivoluzione americana potrà smentire, Montesquieu ritiene che il sistema dell'uguaglianza politica possa funzionare solo su piccola scala. È dunque preferibile la monarchia, i cui minori, ma più controllabili, inconvenienti vanno anteposti ai maggiori, ma più aleatori, pregi della repubblica (la preferenza per un bene minore ma raggiungibile rispetto a uno maggiore ma incerto è un altro indice della mentalità di Montesquieu). Anche la monarchia desta preoccupazione, perché il sovrano può essere sempre tentato di stravolgere le "leggi fondamentali" e di scavalcare o sopprimere i corpi intermedi, che costituiscono l'essenza stessa della monarchia: i diritti costituzionali e le prerogative della nobiltà, del clero, del Terzo stato e delle città sono dunque indispensabili per preservare una monarchia dall'assolutismo. Monarchia e nobiltà sono essenziali l'una per l'altra: se manca l'una, manca l'altra. Il monito alla Francia del tempo, l'allusione all'involuzione dell'assolutismo negli ultimi decenni del regno di Luigi XIV e durante la Reggenza, il timore di un destino simile al dispotismo spagnolo sono evidenti.

Corpi intermedi e divisione dei poteri

La rivendicazione del ruolo dei corpi intermedi — nella Francia dell'Ancien régime erano chiamati così i parlamenti, le magistrature e gli istituti rappresentativi della nobiltà nella difesa della libertà — ha valore politico: Montesquieu, che pure ben conosce la pochezza dell'antica nobiltà, del clero e dei parlamenti provinciali, in quei corpi intermedi cerca senza troppe illusioni un argine concreto, un tamponamento momentaneo al dispotismo. Il mantenimento di una magistratura indipendente, di un sistema di barriere contro la tirannide costruito non in astratto, ma a partire da istituti effettivamente esistenti (come era stato in Inghilterra contro gli Stuart), gli appare la sola strategia praticabile. Ma egli appunto va oltre e, dall'idea che la libertà politica necessita, per il suo effettivo esercizio, di accorgimenti istituzionali e di un sistema di garanzie, nasce la sua teoria, tuttora alla base del moderno stato di diritto, della separazione dei poteri (potere legislativo, esecutivo e giudiziario sono tre organi distinti e autonomi che si equilibrano e bilanciano reciprocamente) e dell'indipendenza della magistratura (il sistema giudiziario va affidato a una magistratura permanente, protetta da interferenze esterne nella sua neutralità super partes). E la legge, accanto alla sua tradizionale funzione costrittiva, ne assume una garantista, come strumento di protezione e tutela delle libertà civili, pubbliche e private.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email