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La Scuola di Francoforte è legata all’Istituto di Scienze sociali dell’Università di Francoforte. La si fa partire dal 1931, anche se l’istituto esiste già da prima, guidato dallo studioso Grünberg, non facente parte della Scuola. Egli guida l’istituto secondo un indirizzo di studi marxista, ma con canoni tradizionali. Ciò cambia appunto dal 1931, quando il direttore dell’Istituto diventa Max Horkheimer e la Scuola prende un indirizzo di ricerca empirica. Si intende sviluppare una teoria sociale, un marxismo applicato allo studio della realtà sociale. “Dinamico”, perché ricorre agli strumenti delle scienze sociali e ai suoi metodi, con un approccio multidisciplinare che non si limiti all’aspetto economico. L’obiettivo è quello di studiare la società con una teoria critica alla ricerca della sue “storture”, cioè i suoi punti irrazionali alla luce dell’istanza suprema della ragione (di derivazione hegeliana), per poi indicare possibili soluzioni. Ma man mano che la discussione si evolve, i pensatori si discostano dal marxismo e le sue soluzioni più tradizionali, come un’attesa rivoluzione. La crisi del capitalismo non deve necessariamente portare al suo sovvertimento ad opera del proletariato. L’immagine tradizionale della filosofia della storia marxiana viene abbandonata gradualmente a favore della “dialettica dell’illuminismo”, cioè l’idea che la tradizione occidentale sia intrinsecamente legata a un concetto di razionalità autodistruttivo.

L’organo ufficiale di espressione della Scuola è la Zeitschrift für Sozialforschung, che opera dal 1932 al 1941. Tra gli autori principali possiamo ricordare: Max Horkheimer, Theodor Adorno, Herbert Marcuse, Walter Benjamin, Erich Fromm, Leo Löwenthal (sociologo), Karl August Wittfögel (sociologo e sinologo), Friedrich Pollock (economista), Ernst Block. Alla seconda generazione appartiene invece Jürgen Habermas.
La loro riflessione filosofica si dipana su due versanti principali: sui generis, cioè filosofia come teoria sociale; filosofia vera e propria, cioè riflessione sulla filosofia classica tedesca, filosofia della storia. Due versanti che si inseriscono nel quadro di un’analisi economica di autori come Pollock.
Tra le opere principali abbiamo invece: Studio sull’autorità e la famiglia (opera collettiva, 1936), Opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (Benjamin, 1936), Eros e civiltà (Marcuse, 1955), L’uomo a una dimensione (Marcuse, 1964), Ragione e rivoluzione (Marcuse, 1941, un confronto con Hegel), La personalità autoritaria (Adorno, 1949), Dialettica dell’illuminismo (Horkheimer e Adorno, 1947), Dialettica negativa (Adorno, 1966), Eclissi della ragione (Horkheimer, 1947).
Per questi autori, le principali fonti sono Marx, Freud e Hegel.

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