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Galileo – Opere principali e metodo scientifico



Le opere


Le opere principali di Galileo Galilei sono:
Il Sidereus Nuncius: segnò una svolta epocale, in quest’opera per Galileo l’uomo cessava di essere il centro del mondo;
Le “Lettere Copernicane”: furono scritte tra il 1613 e il 1615, testimoniano la battaglia culturale perduta avvenuta tra il 1611 e il 1615 in cui Galileo cercò di convincere la Chiesa che le posizioni copernicane non mettevano a repentaglio né la fede, né l’autorità religiosa;
Il Saggiatore: fu pubblicato nel 1623 e fu la prima importante opera in volgare di Galileo, nacque come libro di polemica contro un astronomo gesuita; il tema del trattato è la difesa della verifica sperimentale come unico metodo corretto di leggere il libro della natura;
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo: fu pubblicato nel 1632; con questo trattato Galileo intendeva scrivere un vero e proprio “manifesto copernicano”, affermando la completa autonomia delle scienze naturali dalla teologia.


Il metodo scientifico


Galileo formulò il metodo scientifico (o sistema sperimentale).
Secondo Galileo la natura non va semplicemente osservata, ma va interrogata e interpretata, infatti lo scienziato deve chiedersi sempre il perché determinate cose accadono e deve formulare le leggi generali di comportamento della natura.
Il metodo scientifico di Galileo si basa su:
• La fase sperimentale, ovvero l’osservazione diretta dei dati;
• La fase dell’elaborazione matematica dei dati e quindi la formulazione di un’ipotesi;
• La riproduzione del fenomeno in laboratorio per verificare l’ipotesi formulata;
• La divulgazione.

“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”


Questo brano è tratto dall’opera “Vita di Galileo” di Bertolt Bretch. Egli in questo brano mostra i tre discepoli dello scienziato (Andrea, Fulgenzio e Federzoni) che insieme a Virginia, la figlia di Galileo, aspettavano l’esito del processo contro il maestro all’interno dell’ambasciata fiorentina a Roma. A un certo punto si udirono i rintocchi della campana di San Marco che annunciava l’abiura di Galilei, il quale arrivò libero.
Andrea rimase molto deluso dall’abiura del maestro, tanto da non credere più nella sua grandezza e da non vederlo più come un eroe, infatti egli disse “Sventurata la terra che non ha eroi”.
Così Galileo rispose dicendo “No. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”, poiché se si ha bisogno di eroi vuol dire che la società è marcia ed è allo sfascio.


“L’autocritica di Galileo”


Anche questo brano è tratto dall’opera “Vita di Galileo” di Bertolt Brecht. Si tratta di una aggiunta inserita nella seconda relazione del dramma, è stata scritta nel 1945 sotto l’impressione della strage effettuata dalla bomba atomica, nella quale Brechtvide l’ultimo esito di una “scienza borgese” subordinata dagli interessi dei gruppi dominanti, infatti per Brecht la scienza non doveva essere messa in mano al potere.
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