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Uno dei riferimenti intellettuali più significativi della rivolta giovanile degli anni 60, oltre a Kerouac, fu uno degli esponenti della Scuola di Francoforte: Herbert Marcuse.
Marcuse affermò che la civiltà si è sviluppata attraverso la repressione delle passioni e degli istinti e operò una sintesi tra Freud e Marx. A differenza di Freud, che riteneva inevitabile una situazione di repressione da parte della società, Marcuse sosteneva che nella nostra società vi fosse un eccesso di repressione, a causa dal sistema economico capitalistico. Il sistema economico capitalistico aveva reso la società incentrata sul lavoro e sullo sfruttamento, riducendo l'uomo a un “essere-per-la-produzione”, cioè che impiega tutte le proprie energie psicofisiche nella produttività e nel lavoro, anziché nel piacere e nel godimento insieme agli altri, che dovrebbero essere gli obiettivi naturali dell'essere umano. Ciò ha comportato la repressione della sessualità e la sua riduzione a puro fatto procreativo (e, dunque, utilitaristico).

Marcuse individua tre vie di salvezza dalla condizione di repressione umana:

  • • L’arte: la funzione salvifica dell'arte, per il filosofo, risiede nella sua capacità di alimentare negli uomini l'utopia, cioè la speranza che sia possibile ribellarsi alla logica del lavoro e della fatica.
    • l’Eros: inteso come energia libidica originaria, non ancora repressa e razionalizzata dalle norme sociali. Secondo Marcuse, benché nella cultura occidentale la sessualità appaia incentivata e liberalizzata, in realtà è profondamente depotenziata. Essa non è che una liberalizzazione “controllata” dal sistema, con lo scopo di blandire i desideri degli uomini e dare l'illusione della loro soddisfazione, al fine di garantirsi il consenso e la sopravvivenza. Viene consentita una sessualità ridotta a pura soddisfazione materiale, in cui viene meno ogni componente creativa e liberatoria. In tale forza e creatività dell’eros risiede, per Marcuse, la possibilità per gli uomini di contrapporsi all'omologazione dominante.
    • Il grande rifiuto: esercitato dai nuovi soggetti rivoluzionari, cioè gli emarginati rimasti fuori dal sistema capitalistico. Essi si trovano in una situazione oggettivamente rivoluzionaria, anche se non lo sanno ancora. Si tratta di far prendere loro coscienza di tale forza sovversiva che, essendo del tutto estranea alle logiche interne al potere, potrà risultare un giorno decisiva contro il potere capitalistico. Nonostante sia un’utopia, Marcuse ritiene che l'utopia sia necessaria e, al tempo stesso veicolo di un futuro migliore.
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