Hegel

(1770 - 1831)

Hegel è il massimo esponente dell’idealismo. Vuole risolvere il finito nell’infinito, considerando la realtà come un tutto organico, le cui parti finite sono in realtà parti di un’unica entità assoluta e infinita: lo spirito o Dio, che si realizza nel divenire costante del mondo. Altro importante concetto è il reale che coincide con il razionale.

Hegel nasce a Stoccarda e studia filosofia e teologia all’università. La Rivoluzione francese lo entusiasma e influenza per molto il suo pensiero. Con gli amici dell’università pianta simbolicamente un albero della libertà, simbolo della Rivoluzione ed è colui che crede più di tutti nei principi rivoluzionari della libertà e dell’uguaglianza. Paragona la Rivoluzione all’alba del Sole. Scrive senza mai pubblicare: La vita di Gesù e La positività della religione cristiana. Muore suo padre che gli lascia una grande eredità e si trasferisce a Jena. Qui pubblica la sua prima opera filosofica: Differenza fra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling. Collabora con Schelling al Giornale critico della filosofia. Diventa professore di filosofia e direttore di un giornale ispirato alla politica napoleonica. Muore a Berlino, forse di colera.

Gli scritti del primo periodo mostrano un interesse religioso-politico, che poi nel secondo periodo si trasforma in storico-politico. Gli scritti giovanili erano lasciati inediti da lui e poi pubblicati postumi. Nella sua prima opera, la Differenza fra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling, è a favore dell’idealismo di Schelling. La prima grande opera di Hegel è la Fenomenologia dello spirito, nella cui prefazione dichiara il distacco dalla dottrina di Schelling. Pubblica infine la Scienza della logica. Scrive poi l’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, che è la formulazione finale del suo sistema. L’opera più significativa è Lineamenti di filosofia del diritto. Gli scolari dopo la sua morte raccolsero le sue lezioni e le misero per iscritto e le pubblicarono.
Solo nel 1900 si è riconsiderata l’importanza degli scritti giovanili di Hegel che fanno capire meglio la sua formazione filosofica e la personalità. Nonostante il tema principale sia teologico, questo è strettamente collegato con la politica. Studia la tematica della rigenerazione morale e religiosa dell’uomo come fondamento della rigenerazione politica. Infatti crede che non è possibile una rivoluzione politica se prima non avviene una rivoluzione culturale (che lui chiama “del cuore”), sia nell’individuo, sia nel popolo. Infatti è per questo che il tema religioso e quello politico sono indivisibili, sia in lui, sia in tutta la Germania del suo tempo (che aveva vissuto la Riforma protestante). Nei suoi scritti aspira a progetti di riforma che spazzino via il vecchio impianto sociale per arrivare a una vita migliore e più libera dei popoli. Questo avviene solo se il popolo ami così tanto la libertà da ribellarsi al potere nobiliare, producendo nuove istituzioni sociali fondate sull’uguaglianza. Quindi crede che la rivoluzione nelle istituzioni avvenga solo tramite la maturata coscienza del popolo. Crede anche che, affinché arrivino tempi migliori, occorre anche una nuova forma di religione, che permetta a ogni cittadino di accogliere Dio nella sua vita. L’uguaglianza politica arriverà quando si imparerà a vivere la religione come comunanza di cuori, quando ognuno imparerà a vedere nella vita interiore dell’altro l’unica vita di Dio, che è uguale per tutti e in tutti.
••• Nelle opere cristiane La vita di Gesù e La positività della religione cristiana, Hegel supera la prospettiva kantiana, criticando il kantismo. Nella morale di Kant, intesa come lotta tra dovere (razionale) e inclinazione (naturale) Hegel vede un pericoloso dualismo morale tra ragione natura che finirebbe per limitare l’uomo.
Hegel è infatti contro le Chiese nate dopo la morte di Gesù, perché hanno perso il senso del profondo messaggio religioso di Gesù, il quale aveva predicato il superamento della legge “esteriore” dell’Antico testamento fatta di comandi rigidi a cui si deve sottostare, affermando nella nuova legge l’amore, la fratellanza e la comunanza dei cuori. Le Chiese non hanno seguito questo annuncio di Gesù e hanno seguito la vecchia religione, fatta di dogmi e di rigide leggi morali. In questo modo, il sentimento profondo della Fede in Dio, che si dovrebbe vivere soggettivamente, è andato a scomparire.
Nello Spirito del cristianesimo e il suo destino si ripercorre la storia del popolo ebreo dal diluvio universale alla distruzione del tempio di Gerusalemme. Hegel critica il racconto biblico del diluvio universale perché è in realtà una divisione tra il popolo ebraico e la natura: si sono sentiti minacciati dalla natura (hanno visto il diluvio come un tradimento nei loro confronti) e hanno chiesto l’aiuto di Dio per allontanarsene.
In sintesi: hanno concepito Dio (che è tutto) contrapposto alla natura e all’uomo (che senza Dio sono niente). Per questo hanno voluto vivere non solo in ostilità con la natura, ma anche con gli altri uomini. Il Dio degli Ebrei è geloso del suo popolo e non gli permette di avere “relazione” con nessun altro popolo. Per questo Hegel dice che gli Ebrei sono vittime di un “destino” che proprio loro hanno in qualche modo provocato. Destino per Hegel è la forza con cui la natura reagisce quando l’uomo o il popolo le si mettono contro. È ovvio che neanche Gesù sia d’accordo con questo popolo che evita il Dio di tutti, la natura e gli altri popoli, perché annuncia agli uomini la nuova legge dell’amore, che lega tutti gli esseri viventi. La figura di Gesù è invece vicina al mondo greco che è opposto a quello ebraico. I Greci amano la natura e vivono in buon rapporto con questa. In più, la religione greca essendo parte della città, non separa l’uomo dal popolo, ma li unisce. Unisce anche l’uomo a Dio e l’uomo alla natura. Hegel ama molto la grecità perché crea armonia con tutto e crede che la bella eticità sia una perfetta armonia che la modernità ha smarrito. Quindi si rifà al mondo greco. Questa critica gli permette di allontanarsi dall’astratto (che dal latino significa “separare) per avvicinarsi al concreto (che significa “tenere unito”).
Ma la storia ci insegna che sia gli ebrei sia Gesù sono stati “sconfitti”. Gesù è stato ucciso dal suo popolo che non ha capito il suo annuncio rivoluzionario e il concetto di coesione sociale greco è stato superato dalla società moderna in cui siamo tutti delle “isole”. Ma si può e si deve continuare a sperare in un nuovo “spirito di bellezza”.
Ecco perché Hegel critica il dualismo kantiano tra finito (uomo) e infinito (Dio, che è inconoscibile). È vero che Kant abbia liberato la religione dai dogmi, facendola diventare una morale razionale, ma questa morale è molto vicina alla religione dell’infelicità degli Ebrei, con un Dio irraggiungibile al quale l’uomo aspira invano. L’uomo kantiano ha una ragione che spera nell’infinito che non potrà mai raggiungere. La nuova religione deve superare la divisione kantiana arrivando a una “unione” che avverrà solo recuperando la figura di Gesù e della sua legge dell’amore come forza unificante tra uomo e Dio, tra uomo e uomo e tra uomo e natura. Gli opposti (tesi e antitesi) vengono conciliati dalla dialettica (si arriva alla sintesi, una verità più alta).
Nella maturità di Hegel ci si avvicina alla filosofia abbandonando la religione. Con questa nuova prospettiva, Hegel si aspetta che la rivoluzione dello “spirito di bellezza”, cioè l’armonia tra gli uomini, non venga dalla religione, ma dall’evoluzione storica e dalla ricerca filosofica.
Hegel vuole: (1) risolvere il finito nell’infinito; (2) arrivare all’identità tra ragione e realtà; (3-4) trovare la funzione giustificatrice della filosofia.
(1) Per Hegel la realtà è un organismo unitario che contiene tutto ciò che esiste (non esistono piccole realtà divise). Questo organismo che contiene tutto, non lasciando niente al suo esterno, coincide con l’Assoluto e con l’infinito (Dio). Le manifestazioni di questo, invece, sono il finito di quest’infinito. Infatti, seguendo il ragionamento, il finito a sé stante non esiste, perché il finito esiste solo quando è parte e manifestazione dell’infinito. Il finito, dunque, è parte dello stesso infinito. L’hegelismo è infatti un monismo panteistico (una realtà finita-infinita perché coincide con Dio): è vicino allo spinozismo, con la differenza che per Spinoza l’Assoluto coincide con la natura, mentre per Hegel è un soggetto spirituale in divenire e tutto ciò che esiste è solo un “momento” della sua realizzazione. Infatti, per Hegel la sostanza è immutabile, mentre il soggetto è in divenire e si rivela solo con l’uomo e le sue attività più alte (come l’arte, la religione e la filosofia). L’infinito (Dio) è in divenire e si realizza in tutti i momenti e solo nell’uomo acquista coscienza di sé.
(2) Alla base della realtà c’è il soggetto infinito, chiamato anche “idea” o “ragione”. C’è un’identità tra ragione e realtà: “Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale.”
Infatti, per Hegel, la razionalità non è solo astrazione, ma anche forma (kantiana) di ciò che esiste (la ragione governa il mondo). Hegel dice che la realtà è ordinata secondo una struttura razionale (ragione inconsapevole nella natura e consapevole nell’uomo).
•• Identità di realtà e ragione implica anche identità tra essere e dover essere (ciò che è, è anche quello che razionalmente deve essere). Il mondo, siccome è, è razionalità dispiegata (distesa): ragione reale e realtà razionale che si manifesta in momenti necessari che devono essere esattamente in quel modo.
(3) Il compito della filosofia per Hegel consiste nel prendere coscienza della realtà e comprendere le sue strutture razionali che la formano. Comprendere ciò che è è il compito della filosofia, perché ciò che è è la ragione. La filosofia arriva però dopo che la realtà si sia già formata (è come la nottola di Minerva che inizia il volo quando si fa sera). La filosofia non crea, determina o guida la realtà, ma è solo “una carica di prova” che ci testimonia l’esistenza di una realtà preesistente. La filosofia deve solo comprendere e giustificare razionalmente la realtà (razionale).

(4) La filosofia di Hegel potrebbe quindi apparire come una giustificazione della realtà. Hegel stesso precisa distinguendo dalla realtà (che è e deve essere) l’accidentale (possibile, può essere come può non essere) e gli aspetti superficiali (concetti).
Questo scartare l’accidentale dal reale ci fa più o meno escludere la riconducibilità della filosofia a giustificazione della realtà. Anche se fondamentalmente è così.
Alcuni critici interpretano in maniera rivoluzionaria la sua filosofia, che non è più un “sistema”, ma un “metodo”: il reale coincide con il razionale, mentre l’irrazionale perisce.
Hegel dice che l’Assoluto (o Dio, immanente, che non crea il mondo, ma è il mondo) è dinamico perché si passa dall’idea in sé e per sé (tesi) all’idea fuori di sé (antitesi) e all’idea che ritorna in sé (sintesi). L’Enciclopedia hegeliana è una triade dialettica.
(1) Idea in sé e per sé, o idea pura: idea considerata in se stessa a prescindere dalla concreta realizzazione nella natura e nello spirito.
(2) Idea fuori di sé: è l’alienazione dell’idea nella realtà spazio-temporale del mondo (la natura).
(3) Idea che ritorna in sé: è lo spirito, cioè l’idea che, dopo essersi fatta natura, acquista coscienza di sé tornando nell’uomo (lo spirito).
•• Ciò che concretamente esiste nella realtà è la sintesi, presupposti i due momenti precedenti.
•• Ai tre momenti dell’Assoluto corrispondono le tre sezioni del sapere filosofico:
(1) logica: scienza dell’idea in sé e per sé;
(2) filosofia della natura: scienza dell’idea fuori di sé;
(3) filosofia dello spirito: scienza dell’idea che ritorna in sé.
L’Assoluto per Hegel è in divenire e la legge che regola questo divenire è la dialettica che sia legge ontologica di sviluppo della realtà sia legge logica di comprensione della realtà.
I tre momenti del pensiero:
(1) momento astratto o intellettuale (tesi): è il grado più basso della ragione perché il pensiero si ferma alle determinazioni rigide della realtà (ciò che percepiamo attraverso i sensi, ciò che è).
(2) momento dialettico o negativo-razionale (antitesi): momento in cui le determinazioni della realtà devono essere messe “in movimento”, cioè messe in relazione con altre determinazioni (ogni affermazione esiste se esiste anche una negazione). Si va oltre il principio di identità (ciò che è, ciò che non è). Es.: se il concetto di “uno” viene mosso, si arriva al concetto di “molti”. Il particolare richiama l’universale.
(3) momento speculativo o positivo-razionale (sintesi): in queste determinazioni opposte (binomi dicotomici) si individua l’unità. Queste determinazioni sono aspetti unilaterali (e non bilaterali) di una realtà che li sintetizza entrambi (Es.: non esiste il concetto di “male” se non abbiamo quello di “bene”).
•• Differenza tra intelletto e ragione in Hegel: 
(1) l’intelletto è un modo di pensare statico, che immobilizza le determinazioni della realtà isolandole le une dalle altre;
(2) la ragione è un modo di pensare dinamico: è dialettica perché nega le determinazioni astratte dell’intelletto e le mette in relazione con le determinazioni opposte (antitesi); è speculativa perché sintetizza gli opposti in un’unità (sintesi).
•• L’intelletto è l’organo del finito; la ragione è l’organo dell’infinito (cioè lo strumento attraverso cui il finito (l’astratto) viene risolto nell’infinito. Eppure, non c’è dualismo tra intelletto e ragione, perché in realtà l’intelletto è solo una ragione che ha dimenticato il suo compito più alto (antitesi, sintesi) e rimane immobilizzata nelle determinazioni isolate.
••• La dialettica (in movimento) consiste di tutti e tre i momenti, e cioè:
(1) nell’affermazione di un concetto (determinazione) astratto (tesi);
(2) nella negazione del concetto finito mettendolo in relazione a un concetto opposto (antitesi);
(3) nell’unificazione dell’affermazione e della negazione in una sintesi positiva (sintesi).
•• La sintesi è una ri-affermazione (Aufhebung) potenziata (e arricchita dall’antitesi) dell’affermazione iniziale (tesi). L’Aufhebung conserva ciò che vero nei momenti precedenti della tesi e dell’antitesi e lo porta alla sua più alta espressione.
••• La dialettica ci mostra come ogni finito (spicchio di realtà) non può esistere in se stesso (che in questo caso sarebbe un assoluto e quindi un infinito autosufficiente), ma solo in un contesto di rapporti. Per far sì che il finito esista, bisogna che lotti con il suo contrario, creando così una trama di relazioni tra spicchi di realtà che creano un tutto infinito e dinamico. La dialettica “scongela” le determinazioni della realtà dal loro isolamento e le unisce facendole diventare “momenti” di un assoluto unico e infinito. Il finito si risolve nell’infinito. La dialettica è ottimistica perché unifica il molteplice e concilia le opposizioni, pacificando i conflitti: il negativo è solo un momento del positivo. Pensare dialetticamente significa pensare la realtà come una totalità di processi di tesi, antitesi, sintesi. A prima vista la dialettica sembra avere un carattere aperto, invece Hegel sceglie una dialettica a sintesi chiusa, che ha un punto di arrivo ben definito (in tesi e antitesi vale l’immagine della spirale, ma nella sintesi il circolo deve essere chiuso). Molti criticheranno l’idea dello “stagnante epilogo”.
Hegel e gli illuministi sono in contrasto, perché per gli illuministi il reale non è razionale e l’intelletto è il giudice della storia e rende razionale il reale. Mentre la ragione per loro esprime solo le aspirazioni degli individui ed è una ragione finita e parziale, un intelletto astratto (cioè proprio il contrario di Hegel).
•• Hegel è opposto anche a Kant, che costruisce una filosofia del finito. Per Kant la ragione (le idee della ragione) spingeva la ricerca scientifica all’infinito, ma falliva, perché l’infinito è inconoscibile. In sintesi, mentre in Hegel essere (realtà) e dover essere (razionalità) coincidono, in Kant no.
•• Kant è opposto anche ai romantici, perché il primato non lo possiedono il sentimento, l’arte o la fede: l’Assoluto è l’oggetto della filosofia, ed è una forma di sapere razionale. In più, critica la corrente individualistica del romanticismo dicendo che l’intellettuale non deve chiudersi nel proprio io, ma deve tenere presente l’oggettivo corso del mondo, ma dei romantici condivide soprattutto il tema dell’infinito.

La Fenomenologia dello spirito

Il termine “fenomenologia” indica la scienza di ciò che appare. Nel sistema di Hegel, la realtà è lo spirito. Quindi lo spirito dovrà apparire a se stesso: lo spirito deve capire di essere tutta la realtà, cioè identità di finito e infinito, di reale e razionale, e lo fa secondo due prospettive:
- prospettiva diacronica o fenomenologica: Hegel analizza la storia dai presocratici al suo tempo per comprendere il viaggio della coscienza umana per arrivare alla consapevolezza di se stessa (spirito come Assoluto) (questa prospettiva diacronica è usata nella Fenomenologia dello spirito).
- prospettiva sincronica: prende in considerazione l’eterna coesistenza dei tre momenti del logos, della natura e dello spirito (tesi, antitesi, sintesi), così da delineare il sistema dell’Assoluto (questa prospettiva sincronica è usata nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio).
•• Con la prospettiva diacronica Hegel ha la pretesa di scendere fino ai tempi più bui della storia e poi risalire fino alla luce del tempo di Hegel per arrivare a far prendere coscienza di se stesso e della sua infinità allo spirito. Anche questa strada diacronica fa parte della realtà. Nella Fenomenologia si raccontano le vicende dello spirito che sono le vicende del principio di infinito nelle sue prime apparizioni. Lo spirito arriva a conoscersi attraverso questo viaggio sempre di più e gradualmente e lo fa attraverso delle “figure” o tappe storiche. Queste figure possono essere considerate come momenti di progressiva conquista della verità da parte dell’uomo.
•• In breve: la Fenomenologia è la storia romanzata della coscienza, la quale esce dalla sua individualità (tesi), si mette in discussione e lotta con le altre autocoscienze (antitesi), raggiunge l’universalità (finito nell’infinito) e si riconosce come ragione-realtà e come realtà-ragione (identità realtà-ragione) (sintesi). Prima di arrivare all’autocoscienza, la coscienza però è infelice perché non sa di essere tutta la realtà.
Infatti, secondo Hegel quelle che un tempo erano scoperte eccezionali per l’uomo, adesso sono esercizio per i ragazzi, perché proseguendo con la storia si conquistano nuove “figure”. La concezione di storia per Hegel è ovviamente in progresso continuo. Per Hegel, poi, la Fenomenologia ha una funzione pedagogica e introduttiva alla filosofia (prepara il singolo a riconoscersi nello spirito universale).
•• La Fenomenologia si divide in:
- I tre momenti di coscienza (tesi), autocoscienza (antitesi) e ragione (sintesi);
- Le tre sezioni di spirito, religione e sapere assoluto.
La coscienza è la prima tappa della Fenomenologia e pone l’attenzione verso un oggetto, cioè qualcosa di “esterno” da sé. Questa coscienza si forma in tre momenti:
(1) la certezza sensibile: è la prima forma di conoscenza, ma è il grado più basso di conoscenza, perché ci fa conoscere solo una piccola parte della realtà (questa casa, questo albero) e non degli elementi in quanto tali. Hegel infatti critica tutte le forme di sapere immediato. La certezza sensibile ha la pretesa di risolversi nell’oggetto, ma non può né pensare né dire il proprio oggetto, perché si limita a “sentirlo”, o percepirlo. A questo livello la certezza sensibile, essendo indeterminata, è identica al nulla, quindi si nega da sé, perché nasconde una relatività che non può coincidere con l’Assoluto: ciò che “si sente” non dipende dall’oggetto, ma dal soggetto (io, tu…) che lo percepisce.
(2) la percezione: permette il passaggio da sapere immediato a sapere mediato (qui si esplicita la distinzione tra soggetto che percepisce e oggetto percepito che era già implicita nella certezza sensibile). Gli oggetti sono insieme di proprietà che vengono percepite dal soggetto e poi unificate dallo stesso. Senza questa unificazione dell’oggetto, l’oggetto non potrebbe essere percepito come uno: infatti, l’oggetto si risolve sempre nel soggetto. Prendendo coscienza dell’oggetto, si prende coscienza di sé come centro unificatore dei dati dell’esperienza.
(3) l’intelletto: coglie gli oggetti non in base alle qualità sensibili che li costituiscono, ma come “fenomeni”, cioè “forze” che agiscono sul soggetto. Come Kant, anche lui crede che l’essenza vera dell’oggetto (oltre i sensi) non può essere colta dall’intelletto. La coscienza a questo punto risolve l’intero oggetto in se stessa e diventa autocoscienza (coscienza di sé).
L’autocoscienza sposta l’attenzione dall’oggetto al soggetto, cioè all’attività della coscienza stessa (io), questa volta considerata (la coscienza) in rapporto con le altre coscienze. Non indagando l’essere (l’oggetto, la gnoseologia), si indagano campi più vasti (società, filosofia, religione).
In questa sezione della Fenomenologia sono contenute le figure più celebri, come quella della “coscienza infelice” e del “servo padrone”.
•• La coscienza diventa autocoscienza solo quando si rapporta ad altre autocoscienze (l’uomo è autocoscienza solo se riesce a farsi riconoscere da un altro essere libero e pensante). Ma questo “reciproco riconoscersi tra autocoscienze” non avviene tramite l’amore (pacificamente), ma solo tramite il conflitto. Questo conflitto non arriva alla morte delle autocoscienze (e quindi l’annullamento della dialettica del riconoscimento), ma al subordinarsi tra loro nel rapporto servo-padrone. Il padrone è quello che ha rischiato la vita per ottenere l’indipendenza, mentre il servo è quello che ha perso la propria indipendenza pur di non rischiare la vita. Ma il rapporto dialettico servo-signore è dinamico e non statico: il signore può diventare servo del servo e il servo signore del signore (anche il padrone dipende dal servo). Lo schiavo acquista la sua indipendenza in tre momenti: (1) paura della morte che lo porta a considerare l’idea di perdere la libertà pur di salvaguardarsi la vita; (2) servizio al padrone, quindi sottomissione e perdita della libertà: qui la coscienza vince gli impulsi naturali; (3) lavoro che porta a rendere il padrone dipendente dei servizi offerti dal servo: il lavoro dà una forma alla coscienza che prende coscienza di se stessa, quindi dà una forma a se stessa. La realtà prima fissa servo-padrone adesso è fluidificata in padrone-servo. Attraverso la fluidificazione, il conflitto, il raffronto e la paura della morte, la coscienza diventa autocoscienza.
•• L’indipendenza della coscienza nei confronti delle altre autocoscienze (dialettica servo-signore) si manifesta con la filosofia stoica, secondo i concetti di autarchia (autosufficienza) e di libertà del saggio. Ma l’autocoscienza-servo che si rende conto di essere libera dai condizionamenti della realtà, è soltanto libera interiormente, perché le catene esterne rimangono e non si può negare la realtà esterna. Invece la pretesa di mettere completamente “tra parentesi” la realtà-che-limita è propria dello scetticismo. Ma lo scetticismo (che dubita di tutto il reale e anche delle altre autocoscienze), forma una serie di contraddizioni insostenibili. Lo scettico per Hegel si autocontraddice perché dice che tutto è non-vero, ma ha la pretesa di dire qualcosa di vero (e cioè appunto che tutto è non-vero). Lo scetticismo spinga la coscienza ad alienarsi e le impedisce lo scontro con le altre coscienze.
•• La coscienza scettica diventa quindi coscienza infelice: separazione radicale tra uomo e Dio, di finito e infinito e questa lacerazione provoca dolore e infelicità alla coscienza. La separazione uomo/Dio è propria dell’ebraismo che crede che Dio sia inaccessibile e sia anche padrone di vita e morte dell’uomo. Anche con il cristianesimo Dio si configura come irraggiungibile e la coscienza continua a essere infelice, secondo le sotto-figure della devozione (un pensiero religioso che non diventa ancora concetto), del fare (vista l’impossibilità di raggiungere Dio, ci si impegna secondo l’“ora et labora”) e della mortificazione di sé (completa sottomissione e negazione dell’io a favore di Dio). Questo avviene nel periodo storico del Medioevo, che è il punto più alto dell’infelicità della coscienza perché si rende conto di non poter arrivare a Dio (all’infinito). Nel Rinascimento e nell’età moderna, invece, finalmente la coscienza si rende conto di essere lei stessa Dio, cioè l’Universale. Proprio in questo periodo storico avviene il passaggio alla ragione.
La ragione è l’autocoscienza diventata soggetto assoluto, cioè capisce di essere tutta la realtà.
•• La certezza della ragione di essere tutta la realtà deve trasformarsi in verità e quindi deve giustificarsi attraverso un “inquieto cercare” che si rivolge prima alla natura come se fosse “altro da sé”, un ente diverso dall’uomo (naturalismo rinascimentale ed empirismo). Questo perché non si è fatto della ragione l’oggetto della propria ricerca, anche se in realtà la ragione sta cercando se stessa attraverso l’osservazione e lo studio della natura. Questa è la ragione osservativa. 
•• Dalla ragione osservativa si passa alla ragione attiva quando ci si rende conto che l’unità di io e mondo non è qualcosa di dato, ma qualcosa che deve essere creato. Ma questo sforzo di creare l’unità non può essere fatto dalla singola coscienza perché altrimenti fallisce, come accade con le figure di: (1) “il piacere e la necessità del destino”, che travolge la felicità con la morte; (2) “la legge del cuore e il delirio della presunzione” poiché ogni uomo ha una propria legge (del cuore) che contraddice quelle degli altri; (3) “la virtù e il corso del mondo” criticando l’astrattismo dell’Illuminismo che aveva portato al periodo del Terrore dopo la Rivoluzione francese. Questo perché per Hegel la ragione non è esterna alla realtà, ma è la realtà stessa.
•• L’individualità in sé e per sé è una individualità che potrebbe realizzarsi, ma rimane astratta. Anche qui tre figure: (1) “il regno animale dello spirito e l’inganno, o la cosa stessa”, e cioè che le ambizioni alla virtù sono subordinate ai propri compiti particolari; (2) la “ragione legislatrice”, in cui ogni autocoscienza cerca le leggi che valgano per tutti, rivelandosi autocontraddittorie; (3) la “ragione esaminatrice delle leggi”, che cerca leggi universalmente valide.
In sintesi: se ci si pone dal punto di vista dell’individuo, non si raggiunge mai l’universalità. Tra tutte le leggi individuali vengono scelte quelle universali (“dire la verità”, “amare il prossimo”…), ma queste leggi funzionano solo se vengono determinate dallo Stato.
Ancora in sintesi: La ragione reale non è quella dell’individuo, ma quella dello spirito o dello Stato. Lo stato per Hegel è il “sostrato”, cioè ciò che regge e rende possibile la vita individuale. Quindi è l’uomo a essere sorretto dallo Stato, non il contrario.
La seconda parte della Fenomenologia è formata da tre sezioni (spirito, religione, sapere assoluto).
- lo spirito per Hegel è l’individuo rapportato alla società e corrisponde a tre tappe: (1) l’eticità classica, con la polis greca, come fusione tra individuo e comunità; (2) frattura tra io e società, con l’Impero romano fino al mondo moderno; (3) riconquistata eticità tra individuo e società, in cui l’individuo si riconosce nello Stato.
- la religione e la filosofia fanno acquistare all’individuo la piena coscienza di sé come spirito.
Finalmente, l’autocoscienza ha trovato la pace nello Stato e la verità nella filosofia idealistica (di Hegel).

L’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio

Logica: è la scienza dell’idea pura o dell’idea in sé e per sé (tesi). La logica si interessa della struttura programmatica, cioè l’impalcatura originaria (e astratta) del mondo. La logica esamina i concetti o le categorie che formano il mondo. La logica viene distinta dalla filosofia perché la filosofia ha oggetti concreti (come la natura), mentre la logica ha come oggetto una struttura solo astratta (come i concetti o le categorie). L’oggetto della logica è il pensiero, inteso non come una “facoltà” dell’individuo, ma come la cosa più universale in assoluto. Il pensiero è la realtà, cioè il fondamento di tutto ciò che è conoscibile. I concetti della logica di Hegel sono pensieri oggettivi che esprimono la realtà nella sua essenza (identità tra realtà e ragione).
•• Le rappresentazioni, cioè le percezioni degli oggetti, vengono incorporate nel soggetto (pensante). Infatti, il pensiero non opera sugli oggetti esteriori, ma solo sulle loro rappresentazioni, che poi rende sempre più pure fino a trasformarle in “concetti”. Mentre la logica di Kant indagava gli oggetti puri, quella di Hegel indaga gli oggetti purificati.
•• Le figure della Fenomenologia hanno lo stesso contenuto delle categorie della Logica, ma differiscono circa l’astrazione. Così come attraverso il parlare acquisiamo dimestichezza ed esperienza linguistica imparando regole grammaticali, così anche i singoli concetti non sono innati e fissi in eterno, ma sono soggetti a evoluzioni nel tempo: la logica presuppone il lungo cammino della cultura umana (si evolve nel tempo).
•• La rappresentazione si fonda sulla distinzione tra un dato inerte (oggetto) e una funzione attiva (soggetto). Il pensiero puro (logica) supera questa distinzione e si differenzia da quello di Kant. Per Kant la conoscenza comincia con l’esperienza (di un dato inerte), ma non si ferma a questa (ha bisogno di una funzione attiva che la elabori). Per Hegel la logica (pensiero) si auto-determina, producendo dentro di sé e da sé i contenuti. Infatti, per Hegel, i pensiero logico è il modello stesso della “libertà” definita come autodeterminazione.
Nella Fenomenologia la coscienza, attraverso un percorso accidentato, si libera dal limite che se stessa si è imposta, mentre la Logica è pensiero che si muove con libertà nei pensieri. I pensieri si muovono tra loro con un libero automovimento.
•• Come si comporta la logica nel tempo? 
(1) Procedere ingenuo: da una parte c’è il pensiero e dall’altra le cose. Si può conoscere che cosa sia un oggetto. 
(2) Empirismo: ci si eleva da percezione a rappresentazione oggettiva, ma l’oggettività, cioè la realtà vera delle cose è una X che il pensiero non può conoscere, quindi si cade nello scetticismo.
(3) Filosofia della fede: salta dal pensiero all’essere (evitando lo scetticismo) ed è una cosa positiva, mentre la cosa negativa è che lo fa attraverso il sentimento e la fede.
•• Per Hegel lo studio del pensiero, cioè la logica, e lo studio dell’essere, cioè la metafisica, sono la stessa cosa.
••• La logica di Hegel si divide in: logica dell’essere, logica dell’essenza e logica del concetto.
•• Logica dell’essere: si divide in logica della qualità, della quantità e della misura. È il pensiero nella sua immediatezza. Si parte dall’essere indeterminato della filosofia dai presocratici a Platone. La filosofia non è capace di riflettere su se stessa, ma si limita a indagare solo il mondo esterno.
•• Logica dell’essenza: si divide in essenza come ragione dell’esistenza, fenomeno e realtà in atto. È il pensiero nella sua mediazione. Studia un essere approfondito e spiega ciò che appare, da Platone a Kant. La necessità di spiegare come appare il mondo porta a presupporre l’esistenza di entità che invece non appaiono.
•• Logica del concetto: si divide in concetto soggettivo, concetto oggettivo e idea. È il pensiero ritornato a sé come totalità. Studia il concetto della ragione, da Kant a Hegel (idealismo). Il mondo soggettivo si configura come verità di quello oggettivo.
La filosofia della natura: nella seconda parte dell’Enciclopedia è esposta la filosofia della natura. Questa filosofia della natura è basata sulla fisica empirica, limitata però a fornire il materiale (natura) che poi verrà spiegato e razionalizzato dalla filosofia della natura (identità realtà-ragione). Senza l’analisi, i dati dell’indagine empirica non fanno testo. Secondo Hegel, ispirandosi a Fichte, la natura è l’idea nella forma dell’essere altro (negazione, esteriorità). La natura è una contraddizione insoluta ed è negazione, è decadenza dell’idea fuori di sé. Infatti Hegel parla di una “impotenza della natura”.
Il passaggio da idea a natura costituisce il tallone d’Achille della sua filosofia. Da una parte Hegel presenta il passaggio come una caduta dell’idea, dall’altra un potenziamento di questa. Sembra che nella natura ci sia o qualcosa di meno o di più dell’idea. Una cosa è certa: per Hegel è assurdo voler conoscere Dio a partire dalle sue opere (la natura) perché anche le più basse manifestazioni dello spirito sono più adatte allo scopo.
•• L’identità di realtà e ragione vuole risolvere nella ragione tutti gli aspetti della realtà. Ma dalla realtà Hegel esclude il finito, l’accidentale, l’individuale, l’unico, legato al tempo e allo spazio. Ma tutto questo deve trovare un posto, una certa giustificazione, e lo fa nella natura, che appare come una specie di “pattumiera” del sistema hegeliano.
•• La filosofia della natura si divide in:
(1) meccanica: considera l’esteriorità, l’essenza propria della natura (spazio e tempo, materia e movimento, meccanica assoluta);
(2) fisica: dell’individualità universale (elementi della materia), particolare (suono, calore…) e totale (proprietà magnetiche, elettriche, chimiche).
(3) fisica organica: natura geologica, natura vegetale e organismo animale.
La filosofia dello spirito: per Hegel è la conoscenza più alta e difficile. È lo studio dell’idea che, dopo essere uscita da sé (filosofia della natura), si trasforma da natura (cioè esteriorità, spazialità) in libertà, cioè auto-creazione, auto-produzione. La libertà è l’essenza dello spirito. 
Anche lo spirito procede per gradi come la natura, ma qui non sono uno accanto all’altro (mondo vegetale, mondo animale…), ma ogni grado dello spirito si risolve in quello superiore, come se fosse una catena doppiamente legata, perché anche quello superiore si risolve in quello inferiore: non esiste individuo senza società, ma non esiste società senza individuo.
•• Questa filosofia dello spirito si divide in: 
(3) Spirito soggettivo: spirito individuale che diventa progressivamente libero.
(2) Spirito oggettivo: ogni particolare diventa universale; è lo spirito individuale diventato “mondo”.
(3) Spirito assoluto: lo spirito che conosce se stesso nelle forme d’arte, religione e filosofia.
Lo spirito soggettivo: spirito individuale che emerge dalla natura dalle forme più semplici di vita psichica (organismi monocellulari) fino a quelle più complesse e si divide in:
(1) antropologia: studio dello spirito come anima. Diviso in: anima naturale, senziente e reale. Per Hegel l’infanzia (tesi) è il momento in cui l’individuo si trova in armonia con il mondo, la giovinezza (antitesi) è il momento in cui l’individuo entra in contrasto con il proprio ambiente con i suoi ideali e le sue speranze, mentre la maturità (sintesi) è la riconciliazione dell’individuo con il mondo, adesso maturato grazie alle esperienze della giovinezza.
(2) fenomenologia: spirito in quanto coscienza, autocoscienza e ragione (Fenomenologia dello spirito).
(3) psicologia: spirito in senso stretto, cioè nelle sue manifestazioni universali di conoscere teoretico (la ragione trova se stessa nei pensieri), attività pratica (sentimenti con i quali lo spirito entra in possesso di se stesso diventando libero) e spirito libero (volontà di libertà essenziale).
Lo spirito oggettivo: qui si realizza la volontà di libertà, perché lo spirito si manifesta in istituzioni sociali concrete. I momenti sono:
(1) diritto astratto: il volere libero si manifesta prima come volere del singolo individuo a prescindere dalle particolarità dei vari individui. La persona trova il primo compimento in una cosa esterna, che diventa di sua proprietà, che però esiste solo se viene riconosciuta tale da tutte le persone (attraverso un contratto).
Se esiste il diritto, esiste anche il suo contrario, cioè il torto, l’illecito (che degenera nel delitto). Questo illecito deve essere punito attraverso una pena, che è una riaffermazione potenziata del diritto (secondo la dialettica: diritto = tesi, delitto = antitesi, pena = sintesi). Infatti, secondo Hegel, attraverso la pena, il criminale viene “purificato” e può tornare a essere cittadino. Con la pena, il criminale risulta onorato come essere razionale. Ma la pena deve essere formativa, non vendicativa, quindi deve essere riconosciuta moralmente dal colpevole.
(2) moralità: sfera della volontà soggettiva che si manifesta nell’azione che diventa intenzione. Il fine della volontà è il bene in sé e per sé, che però è ancora un’idea astratta (si va dall’astratto al concreto). Ma c’è una divisione tra soggettività che deve mirare al bene e il bene, che è un “dover essere”. Qui Hegel muove una critica a Kant perché la sua opera è troppo astratta e perfetta, quindi lontana dall’uomo che lo porta all’immoralità: senza un’indicazione concreata riguardo a che cosa sia davvero il bene, la “coscienza buona” può dissolversi in “cattiva coscienza”. 
•• La morale del cuore fa coincidere il bene con le inclinazioni naturali del soggetto. L’ironia romantica è la presunzione dell’Io che si crede tribunale del mondo. La morale per Hegel è proprio n giocare con la propria coscienza che può fare il male spacciandolo per bene. L’anima bella è la figura della coscienza incapace di agire per paura di “sporcarsi” con la realtà nel concretizzare l’ideale del bene.
(3) eticità: la separazione tra soggettività e bene della moralità viene risolta nell’eticità. Qui il bene diventa concreto. La moralità è la volontà soggettiva (interiore e privata) del bene. L’eticità è la moralità sociale: il bene si realizza nella famiglia, nella società civile e nello Stato. Eticità deriva da “costume”. Hegel afferma che quando l’individuo nasce si trova già all’interno di una “casa” precostituita, in un orizzonte storico-culturale che influirà sulle sue scelte. Qui la coscienza non può restare individuale, ma deve relazionarsi con altre coscienze: il “bene” è concreto, fatto di regole comportamentali condivise che la persona impara naturalmente come se fosse una sorta di “abito morale” ed è grazie a questo che può relazionarsi e stare con gli altri.
È per questo che Hegel amava l’eticità greca, perché persona e Stato (polis) erano uniti. Unione che si è poi spezzata con il mondo cristiano e moderno, perché si è sempre preferito l’individualismo liberale all’organicismo della polis: la rivendicazione dei diritti individuali prima di quelli dello Stato. L’eticità, come già redatto, consta di tre momenti:
(1) famiglia (tesi): qui il rapporto tra i membri forma un’unità spirituale, fondata su amore e fiducia. È articolata in matrimonio, patrimonio ed educazione dei figli (che è una loro seconda nascita). I figli, una volta educati e cresciuti, escono dalla famiglia per originare altre famiglie con interessi propri: si passa al secondo momento.
(2) società civile (antitesi): qui il sistema unitario e concorde della famiglia (tesi) si frantuma nel sistema “atomistico” e conflittuale della società civile, che è sia luogo di incontro sia luogo di scontro. Si divide in: sistema dei bisogni (divisioni in classi o ceti: la classe sostanziale degli agricoltori, la classe formale degli artigiani e dei commercianti, la classe universale dei pubblici funzionari), amministrazione della giustizia (sfera delle leggi e la tutela giuridica), polizia e corporazioni (sicurezza sociale).
(3) Stato (sintesi): è il momento culminante dell’eticità (etica consapevole di sé) ed è la riaffermazione dell’unità della famiglia (tesi) con l’esperienza della società civile (antitesi). Lo Stato è una famiglia in grande, non è quindi una soppressione della società civile, ma indirizza i particolarismi (gli uomini) verso il bene collettivo.
L’individuo nello Stato non è contrapposto agli altri come nella società civile, ma è parte di un organismo unitario, con la consapevolezza soggettiva (il cittadino è consapevole di essere parte del tutto). Lo Stato è il sub-stratum (quello che sostiene, nel senso che “sta sotto” le scelte del singolo, che potranno essere il bene o il male, ma educa anche l’uomo, quindi lo porta al bene). Lo Stato è incarnazione suprema della moralità sociale e del bene comune. Si discosta molto dal liberalismo di Locke, Kant, Humboldt… questo perché altrimenti lo Stato si confonderebbe con la società civile: lo Stato si ridurrebbe a semplice tutore dei particolarismi (singoli) della società civile. Si discosta molto anche dal modello democratico di Rousseau, della concezione della sovranità che risiede nel popolo. Secondo Hegel il concetto di “sovranità popolare” appartiene ai confusi pensieri, poiché il popolo, fuori lo Stato, è soltanto una moltitudine informe. La sovranità dello Stato, per Hegel, viene dallo Stato stesso (dentro di sé ha la sua giustificazione di essere): lo Stato non è fondato sugli individui, ma sull’idea di Stato, cioè sul concetto di bene universale. Non sono gli individui a formare lo Stato, ma lo Stato a formare gli individui (quando nascono si trovano già nello Stato preesistente). Si discosta quindi molto anche dal contrattualismo di Hobbes e di Locke. Lo Stato è assolutamente sovrano, ma non è uno Stato dispotico, quindi illegale: lo Stato deve operare solo attraverso le leggi (a governare non sono gli uomini, ma le leggi). Lo Stato ha un organismo politico che prevede tre poteri distinti, ma non divisi: potere legislativo, governativo (o esecutivo, comprende i poteri giudiziari e di polizia), principesco (o monarchico: il potere del principe è l’incarnazione stessa dell’unità dello Stato. Lo Stato è reale solo se viene inteso come una persona, il monarca, che è la figura-simbolo dell’unità, ma il vero potere è quello governativo). 
Lo Stato è l’ingresso di Dio nel mondo.
Nessun giudice può risolvere i conflitti tra Stati: nessuno può regolare i rapporti inter-statali.
L’unico giudice è lo spirito universale, quindi la storia, che ha come momento necessario la guerra, che ha un alto valore morale, perché la guerra preserva i popoli dalla fossilizzazione (che li ridurrebbe a una pace perpetua) come il vento preserva il mare dalla putredine.
La filosofia della storia: mentre all’intelletto finito (della persona) la storia può apparire a volte inutile, alla ragione assoluta appare invece necessaria, perché la storia del mondo è razionale e non può che esserlo perché è la provvidenza, cioè il governo divino del mondo, che implica la razionalità della storia.
Il fine della storia del mondo è che lo spirito raggiunga al sapere di se stesso realizzandosi in un mondo esistente: è lo spirito del mondo che si incarna negli spiriti dei popoli che si succedono attraverso la storia. I mezzi della storia del mondo sono gli individui con le loro passioni. Per Hegel la tradizione non è solo conservazione, ma è anche progresso (il progresso trova gli strumenti negli eroi della storia del mondo). In realtà la ragione si serve della passione di questi eroi per attuare i propri fini, e cioè di far andare avanti la storia. Il fine ultimo della storia del mondo è la realizzazione della libertà dello spirito. La libertà si realizza nello Stato. Lo Stato è il fine supremo. Hegel si realizza non di certo in uno Stato liberale, dove il singolo e i suoi bisogni particolari vengono prima di quelli dello Stato, ma nello Stato etico, che risolve l’individuo nell’organismo universale della comunità.
Lo spirito assoluto: è il momento in cui l’idea giunge alla piena coscienza della propria infinità (tutto è spirito e non c’è nulla fuori di questo). L’auto-sapersi assoluto dell’Assoluto non avviene immediatamente, ma solo attraverso un percorso dialettico di arte, religione e filosofia.
(1) arte: attraverso questa l’uomo assume la consapevolezza di sé o di situazione che lo riguardano con forme sensibili (figure, parole, musica…). Lo spirito nell’arte fonde subito soggetto e oggetto, spirito e natura. I momenti dell’arte sono: arte simbolica (squilibrio tra forma e contenuto), classica (equilibrio tra forma e contenuto) e romantica (nuovo squilibrio tra forma e contenuto e morte dell’arte perché inadeguata a esprimere la complessa spiritualità moderna).
(2) religione: l’Assoluto si manifesta nella forma della “rappresentazione” (che procede in modo a-dialettico), a metà tra “intuizione sensibile” dell’arte e “concetto razionale” della filosofia. La teologia è pensiero di Dio. Ma non essendo in grado di pensare adeguatamente Dio, la religione finisce per bloccarsi di fronte al mistero dell’Assoluto. Dio nella Creazione è separato dalla natura che crea. Qual è il rapporto tra filosofia e religione secondo Hegel? Per Hegel, la filosofia della religione non deve creare la religione, ma solo riconoscere la religione che c’è già. L’oggetto della religione è Dio. L’idea di Dio si sviluppa nella storia: dalle religioni naturali si arriva alla religione assoluta, che è quella cristiana, in cui Dio si rivela come puro spirito infinito. L’unico modo per comprendere la religione è risolverla nella filosofia, che al tempo stesso ne è anche il suo superamento.
(3) filosofia e storia della filosofia: qui l’idea giunge alla piena coscienza di se stessa. Anche la filosofia è pensiero di Dio, come la religione, ma qui Dio ha coscienza di se stesso (autocoscienza di Dio) e, manifestandosi all’uomo, si svela anche a se stesso. La filosofia è rivelazione totale di Dio. Ma la filosofia si è evoluta nella storia, quindi nella storia ci si è sempre più avvicinati alla verità. La filosofia è l’intera storia della filosofia giunta finalmente a compimento con Hegel. Quindi le filosofie successive non saranno insieme accidentale di opinioni che si escludono a vicenda, ma solo delle tappe verso la verità. Hegel però riconosce nella sua filosofia l’ultima espressione della filosofia (cominciata con la filosofia greca), quindi la fine del ciclo cosmico.


L’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio (in sintesi)

••• Logica: è la scienza dell’idea pura o dell’idea in sé e per sé (tesi). La logica esamina i concetti o le categorie che formano il mondo.
•• Concetti o categorie: sono pensieri oggettivi che esprimono la realtà stessa nella sua essenza.
•• Posizione del pensiero rispetto all’oggettività: secondo Hegel c’è l’esigenza di un pensiero che non sia separato dalla realtà, ma che si identifichi con la realtà stessa.
•• Identità tra logica e metafisica: “logica = metafisica” viene dopo “ragione = realtà”.
•• Suddivisioni della logica: si divide la logica in tre fasi storiche del pensiero.
•• Logica dell’essere: si parte dall’essere indeterminato della filosofia dai presocratici a Platone.
•• Logica dell’essenza: studia un essere approfondito e spiega ciò che appare, da Platone a Kant.
•• Logica del concetto: studia il concetto della ragione, da Kant a Hegel (idealismo).
••• Filosofia della natura: considerazione pensante della natura (meccanica, fisica e fisica organica).
••• Filosofia dello spirito: è la più concreta e difficile delle conoscenze. Si studia lo spirito.
•• Libertà: è l’essenza dello spirito. Lo spirito è libertà quindi combatte contro ogni sua limitazione.
•• Spirito soggettivo: spirito individuale che diventa progressivamente libero.
•• Spirito oggettivo: ogni particolare diventa universale; è lo spirito individuale diventato “mondo”.
•• Diritto: per Hegel è sia diritto sia moralità sia eticità.
•• Diritto astratto: o diritto privato; esistenza esterna della libertà delle persone.
•• Moralità: sfera della volontà soggettiva; separazione tra soggettività che fa il bene e il bene.
•• Eticità: sfera della volontà sociale; la più alta manifestazione dello spirito oggettivo.
•• Famiglia: è il primo momento dell’eticità e indica una “unità spirituale”. Tesi.
•• Società civile: spazio intermedio tra individuo e Stato; è un “sistema dell’atomistica”. Antitesi.
•• Stato: Riaffermazione della famiglia arricchita dall’esperienza della società civile. Sintesi.
•• Stato etico: incarnazione suprema della moralità sociale e promotore del bene comune.
•• Concezione organica dello Stato: prospettiva anti-atomistica; Stato come un unione.
•• Costituzione: organizzazione dello Stato.
•• Storia del mondo: successione di forme statali che tendono alla realizzazione della libertà.
•• Astuzia della ragione: le passioni degli uomini sono strumenti per mandare avanti la storia.
•• Spirito assoluto: l’idea arriva alla piena coscienza della sua infinità o assolutezza. Tramite:
•• Arte: spirito prende coscienza di sé nella forma dell’intuizione sensibile.
•• Religione: spirito prende coscienza di sé nella forma della rappresentazione.
•• Filosofia: spirito (o Assoluto) prende coscienza di sé nella forma concettuale.
•• Storia della filosofia: insieme delle tappe necessarie a far manifestare l’idea all’idea stessa.

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