Ominide 852 punti

Hegel (Germania, 1770 – 1831)

Molti imputano, sia a lui sia agli altri idealisti, di essere stati dei lacchè, dei servi del regime legati a questioni di opportunismo politico.
Hegel, in effetti, era molto popolare e gradito dal governo, ma le eventuali manipolazioni politiche, certo non poteva prevederle.

Quello di Hegel è un vero e proprio sistema filosofico, nel senso di un sistema organico che dà ragione della complessità della realtà; è una filosofia della totalità, che si occupa di diversi ambiti.
Si occupa della totalità organica, che è la realtà, nella sua razionalità, la quale è la forma stessa della realtà: ogni cosa ha una sua ragion d’essere.
La sua più importante opera è l’“Enciclopedia delle scienze filosofiche”.

Scritti giovanili, teologici

Il tema di fondo è la religione vista in modo storico e critico. Hegel confronta la religione dei moderni con quella degli antichi.

L’idea di storicità percorre tutta la filosofia hegeliana.
Per Hegel la religione interessa anzitutto il cuore, i sentimenti e la volontà, mentre la teologia dissecca e prosciuga in formule dottrinarie ciò che vive direttamente nell’esperienza dell’uomo. La religione soggettiva, intesa come adesione interiore alla fede, in stretto rapporto con la vita concreta dell’uomo, viene definita come “il libro vivente della natura”. La religione oggettiva, invece, intesa come corpo dottrinale codificato dalla teologia, viene paragonata al gabinetto del naturalista: un’ordinata classificazione astratta di insetti morti e piante seccate.

Hegel è un grande ammiratore della religione greca, che era pubblica, viva, vissuta, del cittadino, una religione popolare; il filosofo quindi parte della storia vivente del popolo greco e dei suoi ideali storici e politici, rivolta al cittadino e alla sua azione nella polis. Per i Greci la morte era vista quasi come continuazione della vita, mentre il cristianesimo ne ha introdotto una visione lugubre, triste e tragica.
Hegel confronta, quindi, le figure di Socrate e di Cristo: il primo è maestro di libertà e autonomia, senza discepoli e senza modelli fissi da proporre; il secondo viene analizzato e interpretato sul piano etico, non trascendente, e da ciò ne risulta semplicemente una grande figura della sua epoca.
Il cristianesimo ha una positività (religione positiva, nel senso di rivelata); purtroppo il cristianesimo è una religione molto autoritaria, che impone un sistema di principi religiosi come verità ed che esclude il ruolo critico della ragione. Positive sono, quindi, le sue affermazioni, che possono solo venire accettate come provenienti da un’autorità. Così Gesù è un maestro di positività, ma per necessità e non per scelta.

Nel mondo greco non c’erano dogmi, invece il cristianesimo presenta una rigidità normativa che non permette che le verità di fondo siano messe in discussione: è una religione istituzionalizzata, con a capo la Chiesa, che ha introdotto il principio di autorità.

Hegel critica anche l’ebraismo: questa religione porta alla solitudine, alla separazione dell'individuo dal mondo che gli sta intorno. L’unione degli ebrei avviene con un Dio assoluto che nega loro l’armonia e la felicità che si avrebbe con un contatto con la natura, proprio della religione greca. Da questo punto di vista Hegel rivaluta in parte il cristianesimo, in quanto, sebbene sia nato dall'ebraismo, cerca di superare le divisioni e il contrasto per riconciliare le cose della vita, che viene interpretata come unità, mentre l’amore è visto come una relazione armoniosa, come una forza che riconcilia ciò che è vivente e concreto nella totalità della vita.
L’ostilità e la separazione sono visibili soprattutto nel rapporto degli Ebrei con gli altri popoli: le vicende di Abramo e Mosè vengono interpretate infatti come scelte di solitudine e di separatezza. Il destino del popolo ebraico è quindi una scelta di separatezza dagli altri -> gli Ebrei pagano ciò con l’inimicizia degli altri popoli.
Diversamente, il cristianesimo si presenta ora come religione dell’amore e della vita.

Tesi di fondo del sistema hegeliano

Principi di base:
1. Finito/Infinito
2. Reale/Razionale
3. Funzione giustificatrice della filosofia

4. Dialettica

1. Risoluzione del finito nell'infinito: tutto ciò che esiste non è nient’altro che finita manifestazione parziale di un insieme unitario che è l’infinito, che è il tutto, l’idea (l’essere nella sua struttura logica), nella quale si risolve. Quindi i legami tra una cosa e l’altra sono dei momenti dell’infinito. Un esempio è la vita, al tempo stesso un tutto organico e una molteplicità di parti, un organismo individuale e relazione tra i singoli; si presenta come possibilità infinita di relazione delle singole parti tra loro. La singolarità non è autosufficiente e può esistere solo entro l’insieme delle relazioni: in questo senso, il finito tende verso l’infinito e la vita infinita può essere chiamata religione. La vita infinita può essere anche chiamata spirito, che viene definito qui come unità vivente del molteplice, come suprema sintesi di tutti gli aspetti della realtà. La vita dunque è unione dell’unione e della non unione.
2. L’identità tra ragione e realtà = “Tutto ciò che è razionale è reale, tutto ciò che è reale è razionale” (panlogismo) -> la ragione governa il mondo, si traduce nella realtà di ogni cosa. Non c’è nulla nella realtà che non abbia una sua ragion d’essere (ciò che è ha una sua ragion d’essere, è ciò che deve essere) -> la ragione è forma della realtà e ogni cosa reale è compresa in un sistema razionale. L’aforisma porta a dire che tutto ciò che è successo doveva succedere necessariamente -> viene accusato di giustificazionismo.
3. Funzione giustificatrice della filosofia. La filosofia si limita a studiare e spiegare la razionalità delle varie realtà, si pone come interprete dell’identità tra ragione e realtà. Anche la filosofia è in un certo qual modo giustificatrice. La filosofia deve interpretare l’intera razionalità della realtà, non ci deve illuminare sul futuro, come quella platonica, ma schiarire il passato e il presente. Il pensiero, come la nottola di Minerva che inizia a volare al crepuscolo (quando le opere del giorno sono state compiute), sorge quando la realtà è già formata. Deve rintracciare la razionalità interna. Questo non significa giustificare ogni cosa, ma giudicare i singoli fenomeni in base al loro grado di coerenza interna.

Marx, che prende Hegel come suo maestro, anche se se ne discosta, dirà che il compito della filosofia non è più quello di interpretare, ma di rivoluzionare il mondo.

Hegel parla di astuzia della ragione: Cesare e Napoleone (il quale viene definito “l’anima del mondo”) hanno cambiato il mondo = l’astuzia della ragione si serve dei grandi uomini per mettere in atto delle transizioni e trasformazioni storiche che sarebbero accadute comunque. Quando tali grandi uomini non servono più, decadono. La ragione diventa una sorta di forza metafisica apparente.
Tutto ha un suo ruolo, che viene palesato dalla filosofia.
Caposaldo della filosofia hegeliana è il principio che tutto evolve. Schopenhauer parlerà di “ottimismo panlogistico” di Hegel.

4. La filosofia è dialettica, ossia è una filosofia del divenire, che si concretizza nella polarità.

La dialettica è:
a. La legge ontologica del divenire della realtà.
b. La legge logica del pensiero.

Il genere dialettico è la legge del divenire storico.

a. Ontologia (Dialettica della realtà)
Nell’“Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio” (1817), in cui opera in modo eminente il metodo dialettico della “Fenomenologia”, Hegel distingue:
- Logica (Tesi): in sé e per sé (ha per oggetto l’Idea in sé) = analizza dialetticamente le forme fondamentali del pensiero (scienza fondativa).
- Filosofia della natura (Antitesi): fuori di sé (ha per oggetto l’Idea fuori di sé) = Idea che si aliena nella natura = momento del contrasto, dell’esteriorità dello spirito, della negatività.
- Filosofia dello spirito (Sintesi): rientro in sé (ha per oggetto l’Idea che ritorna in se stessa, arricchita dai momenti precedenti e liberata dai loro limiti) = Idea che rientra in sé nella filosofia dello spirito.
→ L’in sé si sdoppia nel per sé per ritrovare poi se stesso e tornare a sé.
Lo spirito si arricchisce per essersi fatto natura.

In uno dei suoi scritti giovanili, “Fenomenologia dello spirito”, descrizione del cammino della conoscenza (1807), Hegel spiega la ragione in termini di sviluppo dell’Idea che si trova in alcune figure della storia. Quest’opera rappresenta il cammino che il singolo individuo percorre per giungere, attraverso tappe, all’autocoscienza, partendo dalle prime manifestazioni della coscienza nella sensibilità. Questa via è in un certo senso già tracciata, poiché ripercorre gradi di formazione dello spirito universale. In altri termini, la coscienza individuale segue lo stesso cammino dello spirito universale.

b. Smonta le realtà del pensiero e le analizza separatamente.
- Momento Astratto (nel senso di separato) o Intellettuale: considerare separatamente i vari elementi della realtà -> Momento Analitico, Tesi. La sensazione è certa dell’oggetto che le sta di fronte come qualcosa di esterno, individuato nelle dimensioni dello spazio e del tempo, dell’hic et nunc, che sono, però, degli universali, perciò la certezza del sensibile si rivela come il momento più astratto.
- Momento Negativo-Razionale: la ragione è già all’opera, ma in modo negativo, ponendo in relazione gli elementi con i loro opposti -> Antitesi. Solo passando attraverso il negativo e il falso, cioè accettando il travaglio di vicende per più versi fallimentari (Travaglio del Negativo), si accede infine al vero concreto (dal verbo latino cumcresco, “cresco insieme”), cioè alla vera ricchezza derivante dalla somma di molte esperienze, ovvero allo spirito. In questo senso la filosofia è sapere concreto e non astratto, cioè il risultato unitario dell’insieme delle differenze.
- Momento Positivo-Razionale: sintesi degli opposti -> Sintesi. La ragione è quindi intesa come totalità, come conciliazione degli opposti senza la loro eliminazione ed è il massimo della concretezza.

La terza parte dell’“Enciclopedia” è rappresentata dalla Filosofia dello spirito (l’uomo in quanto spirito ha a che fare con se stesso, con la sua dimensione propria, nel mondo delle relazioni e dei valori, dell’antropologia, dell’anima, della propria interiorità, poi l’uomo si sdoppia in un io e in un non io per diventare cosciente di sé con la relazione con gli altri, infine si passa alla psicologia, dove l’uomo si realizza pienamente nell’essere uno spirito libero):
I – Spirito soggettivo (momento della dialettica), inteso come soggettività astratta, singola esistenza, individuo:
- Antropologia (indagine sull’anima e sui rapporti anima-corpo)
- Fenomenologia dello spirito (scienza della conoscenza: evidenza sensibile -> percezione -> intelletto -> autocoscienza -> ragione)
- Psicologia (studio del soggetto e delle forme del conoscere: intuizione, rappresentazione, memoria, immaginazione, linguaggio, volontà)
II – Spirito oggettivo (si oggettiva nelle istituzioni sociali e politiche e nelle relazioni giuridiche e morali):
- Diritto (proprietà privata, contratto, diritto contro il torto)
- Moralità (proposito, intenzione e benessere, bene e male)
- Eticità (famiglia, società civile, Stato come sostanza etica consapevole di sé)
III – Spirito Assoluto:
- Arte
- Religione
- Filosofia

Spirito Soggettivo

Lo spirito soggettivo è il viaggio della coscienza, articolato nei tre momenti:
- Tesi -> Coscienza (individuale)
- Antitesi -> Autocoscienza -> La coscienza si riconosce dal rapporto con altre autocoscienze (figure: servo-padrone)
Sintesi -> Ragione (= tutta la realtà)

La “Fenomenologia” descrive il percorso dello spirito verso la coscienza di sé in due prospettive:
1. Prospettiva diacronica (vicenda storica della realtà)
2. Prospettiva sincronica (eterna coesistenza nel reale dei tre momenti del logos)

1. Prima prospettiva:
- Fase della coscienza (attenzione per l’oggetto)
- Fase dell’autocoscienza (attenzione per il soggetto)
- Fase della ragione (unità profonda di soggetto e oggetto – definizione della ragione come “certezza di essere ogni realtà”)
2. Seconda prospettiva:
- Spirito (eticità, cultura, moralità)
- Religione
- Filosofia
Tramite le ultime due l’individuo conquista la piena ed esplicita coscienza di sé come spirito.

Il rapporto Servo-Padrone
- Sottomissione per paura di morire
- Servizio = negatività
- Lavoro -> il servo si appropria, positivizzandola, della negatività del servizio. Idealmente il rapporto si rovescia.
Il rapporto tra autocoscienze può essere solo o di soppressione o di sottomissione, così tra esse si scatena una lotta per la vita e per la morte. Se una delle due muore, la relazione si chiude, per ricominciare con un’altra autocoscienza. Se una sottomette l’altra, una diventa signore, l’altra servo. La prima ha saputo affrontare e superare la paura della morte, la seconda si è sottomessa perché percorsa in ogni sua fibra da questa paura. Il rapporto signore-servo è la forma originaria di ogni rapporto con l’altro.
Tuttavia, tramite un processo, il servo si può liberare.
La coscienza servile viene costretta, dalla paura della morte, al lavoro, che è trasformazione della natura. Lavorando, il servo oggettiva la sua personalità, immette spirito nella materia e scopre quindi di poter essere padrone della natura, di avere un potere che è precluso al signore. Il servo diviene la vera coscienza autonoma.
Il signore, invece, per mantenere intatto il suo privilegio, può solo usufruire della natura, non trasformarla; dunque dipende dal servo. Proprio a partire dalla sua subordinazione il servo entra invece da protagonista nella storia, cioè nel regno della libertà.
Altra questione è quella della coscienza infelice, che cerca e brama l’infinito nella divinità, ma è consapevole dell’impossibilità di raggiungerlo. È l’esperienza della separazione dall’assoluto la condizione dell’infelicità. Ma nel momento della massima disperazione, la coscienza, con l’ennesimo rovesciamento, è in grado di ritrovare in se stessa il divino.

Spirito Oggettivo

Il connubio Libertà – Felicità è immanente, ma non è individuale, bensì una convergenza tra individuale e spirito del popolo: etica (individuale è la morale).
Con il sapere lo spirito ottiene piena coscienza di sé come spirito: questo è l’arrivo della fenomenologia.
La libertà in quanto tale tende a concretizzarsi nella sfera delle istituzioni: si presenta dapprima come concetto, come principio soggettivo dello spirito e del cuore, ma è destinata a oggettivarsi, cioè a costruire un mondo di regole valide per tutti, per mezzo delle libere istituzioni. Il mondo delle istituzioni è un prodotto dello spirito umano, come oggettivazione degli elementi ideali presenti nelle varie culture.
L’obiettivo è trovare la razionalità del reale, inteso come movimento storico delle istituzioni, nelle quali c’è un comportamento dialettico che permette loro di sostenersi le une con le altre e di concretizzarsi nello Stato, inteso in senso etico (Hegel verrà accusato di statalismo). La singola autocoscienza individuale può raggiungere l’universalità solo attraverso il riconoscimento di sé nelle istituzioni.
Spirito oggettivo -> Stato etico
Bene concreto

La ragione si riconosce ora nella vita dei popoli, e dunque diventa spirito, il quale rappresenta l’ambito dei valori, della cultura e delle istituzioni, cioè di tutto ciò che nasce dalle relazioni tra gli uomini nella società e nella storia.

Lo spirito oggettivo: il Diritto (individuo come portavoce di diritti particolari). La libertà dell’individuo trova forma oggettiva e consolidata nelle leggi.
La proprietà privata è un diritto, ma non di natura, sacro e originario, bensì proprio dell’individuo in quanto essere astratto: le parti agiscono come individui in base alle prerogative senza porsi nella prospettiva della totalità.
Hegel si occupa di diritto civile e, in parte, di diritto penale.
Egli ha una visione retributiva delle pene: norma -> torto -> pena (assolutamente necessaria per ripristinare la legalità violata). Si parla di legalità violata e ripristinata: si ripristina la razionalità della realtà. Il colpevole è un essere razionale libero che fa proprio il delitto compiuto, ne diventa consapevole, così avviene la redenzione attraverso la pena ed egli viene reintegrato a pieno titolo nella società, viene completamente perdonato.

Lo spirito oggettivo: la moralità (individuo come custode della coscienza morale). Libertà come capacità di dare leggi a se stessi.
Tale spirito agisce in senso morale per convincimento personale, interiorizza e riporta alla coscienza soggettiva l’universalità esteriore e astratta del diritto.
Hegel critica la contraddizione kantiana tra essere e dover essere, il rispettare le norme oggettive esterne: realtà e razionalità devono coincidere pienamente! Bisogna individuare regole d’azione basate solo sul più puro convincimento del soggetto quale criterio di giudizio universale.

Lo spirito oggettivo: l’eticità naturale (luogo dell’agire secondo prospettive comuni). Libertà come bene vivente in grado di realizzarsi nelle istituzioni politiche.
L’eticità naturale era quella dei Greci, che, nelle loro città, si identificavano spontaneamente con l’istituzione, con la collettività, potevano far coincidere la vita individuale con quella della comunità. Tale unità immediata, tuttavia, come sempre avviene finché la ragione non accede al sapere assoluto, contiene in sé almeno un germe di scissione (l’Antigone di Sofocle è l’emblema del contrasto tra la legge umana, dello Stato, e quella divina, cioè quella della famiglia e degli individui).
Con il giusnaturalismo e Locke, l’individuo è stato considerato solo come portatore di diritti (prevalgono gli interessi personali) in un impianto individualista del liberalismo. Bisogna ripristinale il legame tra sfera individuale e sfera collettiva. Perciò bisogna perorare un’effettiva unione di virtù e felicità, in quanto convergenza della morale individuale e dello spirito del popolo. La figura dell’anima bella, in quanto momento di spontanea unificazione tra legge e istinto, dovrebbe rendere possibile questa congiunzione, ma la sua purezza la costringe a restare immune dai contatti col mondo.
La fase greca può corrispondere al momento analitico, quella del liberalismo al momento negativo e perciò poi bisogna per così dire riprendersi le “poleis” con la comprensione della precedente negatività.

Comunità (forme sotto cui si presenta l’eticità)
Ci sono tre livelli di comunità:
- Famiglia (prima dimensione dell’eticità)
- Società civile
- Stato (realizzazione dello spirito)

Storia: realizzazione dello spirito universale.
La famiglia è la prima dimensione di unione degli individui ed è naturale, perché è naturale l’attrazione tra i sessi, che si tramuta in amore (sostanza etica).
Hegel fa una nobilitazione dell’amore e dell’allevamento dei figli: eticità della famiglia (siamo al livello della spontaneità che si fa istituzione, cellula dello stato).
Anche l’organizzazione famigliare è distinta in tre parti:
- Matrimonio (naturalità)
- Gestione del patrimonio (momento esteriore)
- Amore applicato all’educazione dei figli: è come una seconda nascita dei bambini.

Hegel fa una distinzione netta tra società civile e Stato (sostanza etica consapevole di sé): la prima considera le relazioni sociali dal punto di vista dei singoli, cioè delle parti, mentre lo Stato le considera dal punto di vista dell’intero sociale.
Lo Stato è la realizzazione dello spirito, rispetto a cui i diritti degli individui svolgono un ruolo di secondo piano.
La concezione etica dello Stato è il corrispettivo del nazionalismo. Così Hegel giustifica tutte le guerre, necessarie per regolare con la forza le controversie.

Hegel da alcuni è considerato il teorico del totalitarismo, che si antepone al benessere dell’individuo ed è “il culmine e il principio della totalità” (es. “La società aperta e i suoi nemici” di Karl Popper; i nemici sono Platone ed Hegel).
Altri sostengono che quella hegeliana sia una divinizzazione dello stato.
Secondo Hegel, semplicemente, i grandi uomini della storia sono preda dell’astuzia della ragione. Non è per niente favorevole ad un diritto sovranazionale. Il suo Stato ideale si può definire monarchico-costituzionale, con un monarca che è lo spirito incarnato della nazione, il culmine e il principio della totalità.

Spirito Assoluto

Lo spirito assoluto è lo spirito che ritorna in se stesso arricchito dallo spirito oggettivo ed è pienamente consapevole di sé.
L’arte, la religione e la filosofia condividono il medesimo oggetto, ossia l’Assoluto.
La differenza tra esse sta nella forma con cui colgono lo spirito.
- Arte: coglie lo spirito in forma di un’immediata intuizione sensibile. Una bella opera d’arte è qualcosa di tangibile che nella sua bellezza, riconosciuta universalmente, rappresenta quella dello spirito, ma in maniera intuitiva. Essa è l’attività dell’uomo nel momento in cui si esprime attraverso la materia.
- Religione: coglie l’Assoluto in forma di rappresentazione, ovvero di Dio. È un livello più elevato, ma non il massimo. Con ciò Hegel fa un’interpretazione dialettica della trinità (il Padre è l’unità, il Filgio la scissione, lo Spirito Santo la riconciliazione). Il cristianesimo è, per lui, la religione che più si avvicinava all’Assoluto in maniera elevata.
- Filosofia: coglie l’Assoluto nella forma del concetto speculativo, che esprime l’idea tornata a se stessa dopo il passaggio attraverso il mondo, riconosciuto dall’autocoscienza come espressione della propria storia.

Oggetto: Assoluto
Forma: Sensibilità -> Arte
Forma: Rappresentazione -> Religione
Forma: Concetto -> Filosofia

Intelletto e ragione

Hegel ribalta la concezione di intelletto e ragione espressa da Kant.
Per Kant, l’intelletto conosce, mentre la ragione pretende solo di conoscere e di andare oltre.
Per Hegel, l’intelletto è astrazione, la ragione è la sintesi, l’attività conoscitiva, una facoltà del pensiero dialettico, è la sola capace di comprendere il movimento della realtà, mentre l’intelletto la irrigidisce in concetti astratti, perché separati, isolati dalle trasformazioni della realtà. La filosofia è sapere concreto, cioè ricerca di unificazione di elementi separati o astratti. L’intelletto, invece, da un lato ostacola l’itinerario verso la totalità, dall’altra prepara l’unificazione, perché la ricomposizione può avvenire solo dopo la scomposizione più netta.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email