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John Stuart Mill

Morfologia del potere politico e rivoluzione democratica

Etimologia titolo: Sottolineata la tesi secondo cui il valore dell’essere umano è da anteporre alle norme positive istituite per tutelarlo, Mill avverte l’urgenza di trasformare lo Stato da una poliarchia stereotipata in cui pochi effettivamente contano, in una democrazia nella quale tutti possano inserirsi nella gestione delle cose di comune interesse. Mill auspica un vero e proprio ordine nuovo con una società democratica che realizzi le riforme necessarie atte a garantire il progresso e la giustizia per i cittadini.

Lezione 1-2
Mill viene inserito nel positivismo sociale ma ciò è un errore perché egli crede a tutte le forme di utopia. Egli anticipa le cooperative sociali (non passare di mano in mano la merce ma venderla per abbassare i prezzi) di quei paesi dove mancano gli elementi primari così il popolo si inferocisce e scatta la rivoluzione. Il pensiero è a volte messo in ombra se il lettore lo sottoscrive come positivismo. È una sorta di liberalismo radicale spontaneo e diretto.

Utilitarismo Mill prese le distanze dall’utilitarismo, inteso come utilità del singolo; l’utilità è la felicità del singolo. Egli conferisce dei consigli riguardo al governo autocratico nel quale si è caduti, basandosi su un utilitarismo non hobbesiano Mill faceva parte di una famiglia di alto borgo e qui si attempavano Smith, Bentham etc. quindi il credo utilitaristico è già presente. Ben presto Mill abbandona il criterio rigorosamente razionale che Bentham aveva cercato di introdurre nel linguaggio morale. Mill, in una prima fase, accetta il criterio della maggiore felicità per il maggior numero di uomini (spiegato da Bentham), perciò si riconduce al sentimento morale della ragione. Quindi viene preferito al proprio, il piacere altrui. Ciò che distingue rispetto a Bentham è che quest’ultimo pone la quantità del piacere come unico fine della condotta morale e quindi considera l’utilità come qualcosa di egoistico, come motivo unico dell’azione. Mill assegna alla qualità dei piaceri, un’importanza preminente. Secondo Mill, Ciò che caratterizza il piacere è la qualità, non la quantità, comportando che la felicità altrui è diversa dalla nostra solo relativamente alla qualità. Bentham parla, addirittura, di un’aritmetica morale (massimizzare il piacere, minimizzare le pene). Mill crede che bisogna obbedire non ad un calcolo ma ad un’esigenza derivata dalla nostra coscienza. Si scaglia anche contro Epicuro e la sua dottrina del piacere. Secondo Mill, la felicità non è solo il fine ma anche un mezzo indispen-sabile per acquisire una conoscenza più completa delle cose umane e per raggiungere un livello superiore di coscienza morale(Pag.88 nota 48). La felicità costituisce un momento di gioia in un’esistenza caratterizzata da momenti di dolore, con una netta prevalenza dell’attivo sul passivo.

Critica all’utilitarismo per gli utilitaristi, lo scopo dello Stato era di assicurare il bene degli individui inteso come massimo della felicità per il maggior numero di persone ma egli afferma che l’interesse personale rappresenta solo una delle motivazioni dell’agire perché esiste una differenza di qualità fra piaceri inferiori cioè beni materiali (cita Epicuro) e piaceri superiori (intelletto, immaginazione, emozioni), poiché la felicità non richiede solo una vita senza dolori ma anche un soddisfacimento di piaceri superiori, anche a costo di una rinuncia a quelli inferiori; la società che ricerca piaceri superiori è più avvantaggiata rispetto alle altre. Il Governo non esiste solo per procurare il massimo fra i piaceri perché alcuni tipi di piacere sono migliori di altri. Il governo ha la responsabilità di aiutare i cittadini a valutare l’entità di questi piaceri. L’aggancio alla giustizia è d’obbligo perché essa non è estranea alla morale utilitaristica, né può credere che la connessione tra utilità e felicità sia qualcosa di estrinseco alla società civile. La felicità quindi è l’agente morale dell’azione operativa, non è del singolo, di chi agisce, ma è di tutti i componenti del consorzio umano. La regola aurea di Gesù di Nazareth <Non fare gli altri ciò che non vuoi sia fatto a te, ama il prossimo tuo come te stesso>, non è vista come esigenza della ragion pratica (Kant) ma come un principio che diviene tendenza a sentirsi in utilità con gli altri. Sottolinea, inoltre, la dignità dell’essere umano nel non sentirsi fagocitato nelle sue idee e sviluppo. Pessina, un laico, afferma la validità di tale tesi: ri-spettare l’individuo e specchiarsi in esso per avere ognuno la propria libertà. In un contrasto, ognuno può restare della propria posizione ma è libero di enunciare le sue opinioni che dovranno essere ascoltate, ciò al fine di raggiungere un bene comune cioè il miglioramento delle classi sociali. Mill riconosce che spesso la felicità individuale e quella collettiva sono in contrasto e che alcuni piaceri sono più desiderabili di altri, qui vi è una contraddizione poiché non ammette la distinzione fra qualità e quantità di piacere né la definizione di utile e felicità che a suo parere è molto vaga. Però non intacca il suo pensiero, la cui originalità riguarda il sistema politico e il suo effetto sulla coscienza morale tendendo a sottolineare l’attiva e cosciente volontà dell’uomo. La sua prospettiva è, in alcuni punti, priva di supporto perché egli prende spunto dall’età classica a suffragio della sua tesi. (iustum  iussum) Non indica che la giustizia deriva dal diritto ma concorre a formare quell’idea. Si può individuare, allora, un esempio del modo con cui dovrebbero essere affrontati i temi della filosofia, non utilizzando i temi della metafisica, costituenti i temi dell’ontologia politica. È una filosofia politica tesa a passare in rassegna le condizioni di quel periodo.
Scienza economica Il tema che più interessa a Mill è quello di stabilire i fondamenti di una scienza economica attraverso cui sia possibile un miglioramento del genere umano, miglioramento soprattutto delle classi lavoratrici (nel 1830 vi era il mercato di schiavi, il lavoro era a costo 0 e allora come oggi, laddove c’è lavoro nero, la concorrenza salta). Mill si occupa di quei fenomeni sociali che assumono un ruolo essenziale nello sviluppo della ricchezza ci si chiede perché una persona deve arricchirsi sulle spalle degli altri. Mill quindi indicava:
• una tassazione maggiore,
• dare in usufrutto la terra al lavoratore.
• prospetta una confederazione di operai a tutela del loro lavoro.
Egli, inoltre, tratteggia, nel suo ideale, una società basata sulla divisione del lavoro, dominata da due settori produttivi, l’agricoltura ma anche la manifattura ( di ogni mano che passa il prodotto, il prezzo aumenta). Mill, in questa società, distingue tre classi sociali: lavoratori, capitalisti e grossi proprietari terrieri a cui corrispondono tre tipi di reddito: salario, profitti e rendita. Il problema della distinzione è analizzare le leggi che governano la produzione ma anche quelle che governano la distribuzione delle ricchezze (vendite). Per quanto riguarda la produzione, prende in esame tre requisiti:
1. Il lavoro: l’incremento del lavoro corrisponde all’incremento della popolazione dato che quest’ultima cresce in proporzione geometrica e se non si pongono dei limiti, ogni miglioramento delle condizioni economiche sarà compensata da un aumento della popolazione. Se la popolazione tende a crescere in proporzione geometrica, la produzione agricola tende a crescere in proporzione aritmetica. Le leggi del lavoro mostrano che con l’aumento della popolazione è richiesto un aumento della produzione agricola, a costi sempre maggiori e non proporzionali al crescere della popolazione. Mill quindi propone
una più efficiente ripartizione dei fondi che possono avere effetti positivi sulla produzione agricola. La Francia, dopo la rivoluzione, è un esempio da prendere in considerazione a differenza dell’Irlanda in cui vi erano dei fitti da pagare.
Probabilmente un livello più efficiente di produzione si può ottenere con l’importazione alimentare dall’estero e quindi a costo minore.
Un’altra possibilità è l’emigrazione, una sorta di colonizzazione.
Oppure, in estrema ratio, una riduzione del livello delle nascite incidendo sulla produzione delle stesse. Mill quindi riprendeva un suo progetto giovanile che nel 1823 l’aveva portato al magistrato: all’uscita delle fabbriche, egli distribuiva dei volantini sui metodi anticoncezionali.
2. Il capitale è per Mill il risultato del prodotto del lavoro e per incrementarlo individua due aspetti:
I. L’ammontare del fondo agricolo da cui trarre il risparmio;
II. L’incentivo a risparmiare.
Mill prospetta le ipotesi sulla base delle condizioni del tempo e fa l’esempio dell’Asia dove l’incentivo è debole e quello di Liviterra dove per lo spirito di accumulazione della città è richiesto un freno. Quindi mill vuole analizzare i vantaggi dei proprietari terrieri che vivevano di rendita e le rendite venivano spese per consumi improduttivi anziché per migliorare le condizioni altrui. Non è il desiderio di ricchezza, ma l’uso di essa che Mill critica. (pag. 144-159).
3. La terra è di tutti e nessuno può vantare il diritto della proprietà privata. La terra non può essere coltivata solo occasionalmente, quindi se il proprietario terriero si disinteressa di coltivarla, lo Stato deve intervenire espropriando anche l’intera proprietà terriera di un paese. L’unico diritto dei proprietari è non venire esprorpiati senza un compenso pari a quanto avrebbe ricavato se avesse coltivato. (pag.156-157 nota 33). Non ho capito perché prima dice una cosa e poi ne dice un’altra!
La chiave per l’interpretazione della predizione di Mill va cercata in un’annotazione (pag.22 nota 17). Riassume le indicazioni di Hobbes e Bentham nei confronti della società.
Una politica per essere tale deve avere il suo metodo. Mill, in un breve scritto del 1836, precisa che il metodo a priori in economia politica e in tutti gli altri ambiti della scienza morale, sia l’unico modo certo di ricerca e che il metodo a posteriori (o dell’esperienza specifica) sia inapplicabile in questo campo come mezzo per raggiungere la verità.
James Mill (il padre)  Buona parte della fama di James Mill è legata alle vicende della formazione culturale del figlio che avviene negli anni del distacco dalla filosofia di Bentham. La recensione/articolo di Mill pone il distacco fra Mill e suo padre in quanto le idee di suo padre inadeguate per mancanza di metodo e per le condizioni storiche del tempo in cui si privilegia l’aspetto personale di ogni individuo; questo scritto stimola il figlio ad alcune riflessioni politiche che lo portarono a tracciare un miglior concetto di governo che per Mill deve essere rappresentativo in cui anche le minoranze vengono rappresentate. Egli affermava che è necessario costruire le basi per una fondazione sociale di un progetto politico che si vuole esporre. Il risultato della presa di posizione di Mill nei confronti del saggio paterno che era un riepilogo verso i dogmi Benthamiani, tuttavia il saggio non si limita a esprimere le dottrine benthamiane ma specifica, all’indomani della rivoluzione industriale, quali dovessero essere i compiti dell’Inghilterra. Quando il saggio, dove Mill privilegia la classe media, fu pubblicato nel supplemento dell’Enciclopedia Britannica (1820), Bentham, che aveva già scandito il suo pensiero di politica, emanò il suo pensiero di diritto di voto. Mill credeva che se il potere fosse andato ai lavoratori, ci sarebbe stata una dittatura delle minoranze. C’era anche molta ignoranza in quel periodo e Mill non spiega come mai le minoranze siano rimaste tali. Nel 1820, egli si ritagliava un pensiero politico al fine di non reprimere le agitazioni degli operai come invece accadeva in altri governi. Ci fu l’emanazione dei diritti ma era viva la preoccupazione di portare avanti le teorie giusnaturaliste da parte di Bentham, così come libertà e uguaglianza (correlate con il latifondo) era in collisione con il pensiero. L’intento di Bentham era quella di rielaborare le tesi del radicalismo e trasformare il movimento rivoluzionario in un “sodalizio borghese” ben strutturato politicamente e ben inserito nella politica del periodo, in linea con i dibattiti del tempo (esigere una riforma parlamentare). James Mill ha lo scopo di avvallare tale pensiero. Il figlio ricorda intanto la strage di Waterloo avvenuta in tale periodo dove anche gli scioperi si facevano più insistenti. La strage, simbolo del culmine della repressione. Bentham esplicava una eventuale riforma radicale e un inserimento della stessa in dimensione borghese. Scartata l’ipotesi della rivovluzione violenta, Mill era convinto che il governo rappresentativo fosse capace di esplicare la sua funzione nel caso in cui gli interessi del corpo elettorale fossero della comunità (anche chi non ha diritto vota). Il criterio direttivo non poteva fare a meno di un possibile estensione del diritto di voto che per raggiungere il suo scopo non doveva riguardare solo il censo (patrimonio) ma gli interessi della classe popolare, media che rappresentava il settore più avanzato e illuminato del popolo. In questo periodo ci troviamo di fronte al voto palese, non segreto che proporrà poi Mill. Mill pur riconoscendo a Bentham il merito di aver svolto, con le sue riflessioni, un compito analogo a quello attuato da Bacone nel campo della fisica e di aver introdotto <nella filosofia della condotta umana il metodo del dettaglio, l’abitudine, cioè, a non ragionare mai sul tutto finchè esso non sia stato risolto nelle sue parti e neppure sulle astrazioni finchè non siano state ricondotte alla realtà>, ritiene che le fondamenta di ogni virtù non vadano cercate nell’utilità. Come si è ben capito, la classe media sta a cuore a Mill e ad essa egli dà il compito di risolvere i problemi della nuova società. Mill si pone in una situazione di attesa non manifestando i dissensi nei confronti del Benthminismo né in quelli del padre.
Governo rappresentativo
Adesso Mill spiega la sua politica: vuole apportare delle modifiche legislative per lasciare liberi i cittadini. Bisogna, innanzitutto, analizzare la situazione politica esistente e tentare di migliorare la situazione sociale alla luce degli ideali; il nodo da sciogliere riguarda la formazione dello Stato. Egli dice che il compito del governo consiste nel promuovere il progresso di una comunità sociale ma tale progresso deve essere partato avanti sia dal punto di vista intellettuale che da quello pratico per proteggere dall’ignoranza e dagli interessi pericolosi. La presenza di individui qualificati potrebbero orientare le masse popolari con il loro carisma (pag.98). la monocrazia (?) deve far sì che nessuna classe possa controllare amministrazioni e leggi solo per propri interessi. Mill propone alcuni correttivi: la forma di governo deve essere atta a promuovere lo sviluppo morale e intellettuale (democrazia rappresentativa). È la forma ideale di governo:
 solo se gli interessi e le opinioni vengono ascoltati; le idee devono essere ascoltate e discusse;
 solo se gli interessi e le opinioni della minoranza possono ottenere un peso superiore,
 solo se una classe non riduca a insignificanza politica una minoranza e quindi governi secondo propri interessi.
È un errore supporre che i rappresentanti del popolo debbano direttamente e realmente governare; non è maturo il tempo affinché i rappresentanti del popolo possano governare, perché si tratta di attività particolari con particolari credenze che non si riscontrano spesso in esso. Ogni costituzione ha bisogno di un Potere di controllo risiedente nel popolo stesso che non potendo esercitare il proprio potere, controlla attraverso i deputati eletti periodicamente. Si può dedurre la distinzione fra funzione di governo e controllo.
Democrazia americana di Tocqueville Egli, nel suo libro, fa anche riferimento a Tocqueville che presenta l'America come il paese classico della democrazia. Mill gli dà il merito di avere segnalato la crescente perdita di significato degli individui nei confronti delle masse in quanto la massa pronta ad agire direttamente sulla comunità, può costringere gli individui a sottomettersi a essa. La democrazia, pur non prevedendo che il popolo eserciti potere, impone il controllo ai più saggi e virtuosi come garanti. Gli USA sembrano dimostrare un tipo diverso di società democratica dove la sovranità popolare è stata formata in modo sostanziale attraverso la riduzione del mandato dei governanti . Tuttavia la popolazione americana si disinteressava delle vicende pubbliche, delegando i propri diritti ai rappresentanti, così ci fu una rottura fra governati e governanti perché il potere era sempre più incontrollabile. Mill esorta i cittadini a non restare preda isolata del potere e a organizzarsi. Gli USA sono caratterizzati da una sovranità popolare realizzata attraverso una riduzione del mandato del rappresentante, attraverso un forte controllo degli organi rappresentativi.
Discorso conclusivo delle tesi di Tocqueville (democrazia rappresentativa)  Mill, come Tocqueville, teme la tirannia della maggioranza e, per questo motivo opta per la democrazia rappresentativa che costituisce la naturale prosecuzione di uno stato che voglia garantire ai propri cittadini il massimo della libertà. Il rimedio alla tirannia della maggioranza consiste nel fatto che la formazione della maggioranza avviene attraverso la partecipazione alle elezioni anche delle classi popolari. La partecipazione ha grande valore educativo dal momento che nella discussione politica l’operaio esprme il suo personale interesse e a stabilire rapporti con cittadini diversi. È bene nominare una commissione legislativa formata da un piccolo numero di esperti pronti a erigere una legge quando vi è la necessità. Mill, però, mette in guardia da una democrazia rappresentativa che potrebbe diventare tirannica. Il secondo rimedio alla tirannia della maggioranza consiste per Mill nel passaggio da un sistema maggioritario a uno proporzionale che assicura una adeguata rappresentanza anche alle minoranze: una minoranza agguerrita può infatti porre un efficace freno all’abuso di potere da parte della maggioranza; perciò l’apparato burocratico può degenerare in un governo della mediocrità. Con la rappresentatività si stimola all’approfondimento e alla conoscenza delle tesi altrui; per una rappresentanza più vasta, Mill prende in esame le varie forme di votazioni e protende per il sistema dei voti trasferibili. Suggeriva i mezzi per rappresentare le minoranza, soprattutto la massa popolare, ciò perché egli vuole garantire ad ogni sezione dell’elettorato la stessa proporzione di entità numerica. Con il supporto di Hare, afferma che ogni elettore votava una serie di candidati e ne segnalava per ognuno la preferenza, se il primo candidato non era eletto in ciascuna circoscrizione e otteneva più voti dei richiesti, il suo voto veniva passato al candidato successivo, ciò per una rappresentanza più vasta, quindi tutti hanno un rappresentante (pag. 106, nota 19). Con questa procedura ogni elettore era sicuro di avere un candidato che lo potesse rappresentare in modo specifico. Il suffragio universale rimane anche nella teorizzazione milliana un ideale limite: sono esclusi coloro che vivono di elemosine, analfabeti, bancarottieri, debitori fraudolenti, mentre Mill si dichiara favorevole al voto femminile proprio invertendo l’uso del tradizionale pregiudizio antifemminista della debolezza delle donne; se infatti le donne sono più deboli dipendono maggiormente dalla società e dalla legge che dunque devono essere in grado di poter condizionare. Egli riconosce che tutti i cittadini devono poter partecipare alla direzione della vita politica. Tuttavia a suo giudizio è assurdo, ingiusto, che a tutti i cittadini venga riconosciuto un diritto uguale ad esprimersi politicamente. Ci sono alcuni che sono più intelligenti e più istruiti di altri. Costoro devono essere in grado di poter esprimere non un solo solo, bensì due o tre voti: in questo modo ritorna, sia pure in forma diversa, la restrizione censitaria del suffragio (voto plurimo). Il voto plurimo per i cittadini più dotati aveva il fine di salvaguardare la democrazia a un suo livellamento a un grado più basso. La discriminazione non riguarda il censo perché anche il più povero ha la possibilità di reclamare i propri privilegi essendo però in grado di dimostrare di averne diritto per la sua intelligenza e per la sua capacità . Inoltre i voti dovevano essere assegnati non al censo ma alla professionalità. La critica che egli muove è verso i filosofi radicali che ritenevano che il suffragio universale avrebbe potuto garantire la difesa degli interesse di tutti
Lasciti testamentali
I mali di cui è afflitta la società non si limitano alla tirannide della maggiornaza che come abbiamo detto può essere evitata ma è l’eccessiva concentrazione delle fortune devote ai lasciti testamentali (quando girano troppi soldi). L’esigenza è quella di un’eguaglianza dei punti di partenza a cui si collega un giudizio nettamente negativo sui vantaggi immeritati che possono derivare dai lasciti ereditari che dovrebbero essere a norma o limitati. L’antidoto è la leva fiscale (pag. 144-159). Mill distingue il diritto di lasciare in eredità dal diritto di ricevere l’eredità. Il primo rientra nel concetto proprio di proprietà privata, il secondo non lo è. Il fatto che la proprietà di una persona che non ha disposto debba passare ai figli e in mancanza di essi ai parenti più prossimi, non costituisce la logica costituzione della proprietà privata. Bentham afferma che in mancanza di discendenti, tutta la proprietà va allo Stato. Mill ritiene che in quei casi la proprietà doveva essere data allo Stato che in modo giusto e ragionevole avrebbe corrisposto ai discendenti una somma simile a quella per i figli illegittimi. In caso di un amico erede, Mill propone:
l’istituzione di un legato ex lege a favore dei discendenti qualora non fossero in grado di provvedere a se stessi.
Propone anche una limitazione della facoltà di testare perché non è equo che qualcuno riceva beni superiori ad un certo limite.
Mill è convinto che proprio per la trasmissione ereditaria vi siano individui più avvantaggiati degli altri e che godono di privilegi immeritati E quindi fa una proposta drastica cioè limitazione al diritto di lasciare e ricevere eredità applicando un’imposta di successione per una ridistribuzione della ricchezza.
Lezione 4
Il riformismo di Mill è quello di costruire uno strumento razionale per risolvere i problemi effettivi di una società in rapida evoluzione attraverso quelle correzioni istituzionali atte a modificare ogni forma di conformismo populistico. L’unica ragione per cui l’autorità può usare la forza è quello di impedire a un individuo di nuocere agli altri.
Dispotismo dell’opinione pubblica
Mill è convinto che il pericolo più grave da cui qualsiasi società debba guardarsi, vada ricercato nel dispotismo dell’opinione pubblica che opera non tanto attraverso l’apparato coercitivo ma attraverso la sottile imposizione di alcune norme di vita (omologazione sottile). Per ridurre all’obbedienza i cittadini, la società ha alcuni metodi che risultano efficaci di più delle leggi e delle sanzioni previste dallo stato; ciò è come una cassa di risonanza al fine di condizionare la maggior parte delle abitudini della vita quotidiana, quindi obbligare i cittadini a uniformarsi ai suoi dettami; anche Tocqueville afferma che all’individuo non resta altro che conformarsi alla comunità, se non lo fa, l’individuo diviene il “diverso” e si emargina dal contesto (es. “la società liquida), eppure questa società depaurpera la libertà degli individui. Si arriva all’uomo-parte e al sapere diviso. Il problema è quello di limitare l’interferenza dell’opinione pubblica sulla condotta dei singoli individui. Mill suggerisce di interpretare il suo concetto di libertà come assenza di coercizione esterna ma anche psicologica.
Libertà Un uomo è libero di agire fin quando un altro uomo o la collettività lo spingono a fare o a non fare delle cose, con il pretesto di renderlo più felice. La sola libertà possibile è la capacità di ciascuno di poter agire in vista di una sua realizzazione personale a patto che questa non sia di intralcio all’attività altrui e che non crei danni alla società. Secondo Mill la comunità sociale può essere autorizzata a interferire sulla libertà dei singoli in un solo caso: solo se la sua azione è diretta a salvaguardare il buon funzionamento delle istituzioni e sia tesa a garantire la liceità dei comportamenti individuali. Mill distingue la categoria degli atti che riguardano le singole persone (non ledono), dalle categorie degli atti che incidono sui singoli individui e che richiedono una precisa sanzione da parte dell’autorità giudiziaria (importanza della pena). LA LIBERTà DEGLI UOMINI DIPENDE essenzialmente dai comportamenti della collettività perché l’uomo agisce in un contesto sociale. Mill risponde che il pericolo in cui l’individuo incombe non è tanto di addebitarsi alla collettività umana ma alla possibilità che si isoli. Secondo Mill si deve evitare in tutti i modi che l’individuo si appiattisca nell’infermità (non più interessi, preferenze).
Diritto al lavoro (Fourier) Mill aveva una preferenza per il fourierismo infatti la tesi di Fourier che Mill fa propria è che ciascun individuo ha il diritto di lavorare. Fourier crede che sia compito dello Stato tassare le eredità e decurtare le ingenti fortune di cui nessuno ha diritto (pag. 156 nota 33). Lo scopo di Mill è studiare le modalità in base alle quali sia possibile un miglioramento del genere umano, delle classi meno abbienti (lavoratori). L’economia politica prospettata da Mill si occupa dei fini sociali che assumono un ruolo essenziale nella svolta della ricchezza. Mill prospetta una società basata sul lavoro. L’originalità di Mill consiste nel fatto che per primo comprese che una nuova forma di schiavitù sociale potesse minacciare l’individuo nella società a lui contemporanea. Pericolo schiavitù nei confronti della pubblica amministrazione, del conformismo. La corsa delle società industriali condizionate dai mass media. Quasi sempre la libertà di esprimere opinioni è data dalla mano del potere, poiché la sete di potere è in avvento, bisogna porre una barriere morale. Mill giunge a queste idee grazie a un sodalizio con Tocqueville (pag. 74 nota25); egli deduce che il nodo centrale è costituito dal potere e dalla libertà individuale. Se nei Paesi Europei la società è ancora subordinata alle forme centralizzate dello Stato, negli Usa, è lo Stato ad essere subordinato alla società. Muovendosi in tale direzione, bisogna pensare a lavorare per un assetto diverso delle culture europee (pag. 180, nota 44  riformismo), dove non c’è concorrenza, c’è monopolio. Egli rilancia la riforma dello Stato basata sulla partecipazione libera e consapevole senza distinzione di classe. Egli critica chi crede che lo Stato dovrebbe scomparire dopo una rivoluzione e chi attende l’avvento di una società priva delle gerarchie del potere politico. Mill ritiene che il valore dell’essere umano è da anteporre alle norme istituite per liberarlo. La legge positiva non può né deve rappresentare il criterio ultimo della giustizia perché fra il diritto del singolo e la generale utilità non vi è sempre una coincidenza. Il valore di uno Stato coincide con il valore degli individui che lo compongono. Le ragioni degli individui non si possono riassumere in una libertà totale né in una uguaglianza; la libertà deve essere condivisa, dove c’è una società legittimata delle istituzioni e del principio di legalità. Questo riformismo si traduce nell’idea secondo cui le riforme sociali devono precisare, non seguire l’assetto costituzionale. Non può esistere un atto giudiziario che non sia giusto e utile. Mill respinge il richiamo alla natura come un fondamento di un diritto (Rousseau), la natura non denota l’intero corso dei fenomeni che osserviamo ma solo il loro corso spontaneo.
Teoria dei diritti morali Nel costruire una teoria dei diritti morali, Mill sottolinea che le regole morale hanno la caratteristica di essere l’elemento che contribuisce a formare globalmente l’insieme dei pensieri sociali, La necessità di salvaguardare l’interesse generale, costituisce l’unica ragione in grado di accettare le forme di coercizione. Vivere in una società costituita rende indispensabile che ognuno sia obbligato a una linea di condotta. Alla nozione monocratica e monocentrica del potere politico, egli contrappone una concezione pluralistica della società che riguarda la difesa dei valori della libertà e della giustizia. L’individuo ha diritto di essere garantito dallo Stato nella sua totalità e integrità ma anche nel possesso di quanto gli spetta dalla società – dove c’è diritto c’è giustizia, non beneficenza. Alla democrazia per attuarsi servono regole e garanzie dello Stato di diritto. Un diritto inalienabile dell’individuo è quello di far valere i diritti in cui crede. Mill è persuaso di vivere in un’età di crisi ma traccia le linee della sua città le cui riforme sono da applicare anche all’interno della stessa istituzione  è necessario il controllo sociale per le democrazia.

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