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La Scuola di Francoforte

Agli inizi degli anni Venti, viene fondato a Francoforte l’Istituto per la Ricerca Sociale. Con la guida di Max Horkheimer, l’Istituto si prefigge come obiettivo la ricerca di un orizzonte filosofico. I principali esponenti sono: Horkheimer, Adorno, Marcuse e Fromm.
La Scuola di Francoforte sviluppa una teoria critica della società, consistente in una sintesi tra hegelismo, marxismo e freudismo. Il metodo della critica si basa sulla dialettica e gli ambiti tematici sono molto vasti.

Max Horkheimer
• “Eclissi della ragione”
In quest’opera Horkheimer esamina il concetto di razionalità e critica la riduzione tecnico-scientifica della ragione. Individua nella civiltà industriale un male radicale, la pretesa di dominare la natura. Questa non si fonda su una ragione oggettiva, capace di stabilire quale sia il principio immanente al reale, bensì esercita una ragione soggettiva, che consiste nel calcolo relativamente all’uso di mezzi atti a conseguire determinati fini. Gli impulsi naturali vengono perciò oppressi.

Theodor Wiesengrund Adorno
Adorno riprende da Hegel il concetto di dialettica come strumento di comprensione del reale. Tuttavia, non guarda tanto alla dialettica nel suo momento conciliativo, quanto in quello negativo, che consiste nell’esplicitazione della contraddizione tra ragione e realtà. In questo modo riprende Kierkegaard, che riteneva la realtà segnata dalla contraddittorietà inconciliabile della opzioni (“Aut-Aut”).
• “Dialettica dell’Illuminismo”
Questa opera, scritta in collaborazione con Horkheimer, analizza la disfatta dell’Illuminismo, che avrebbe dovuto portare l’umanità a una serie progressiva di successi. Storicamente, affermano gli autori, è avvenuto il contrario. L’esito che ne consegue è che il dominio dell’uomo sulla natura diventa dominio dell’uomo sull’uomo e anche estraneità della natura sull’uomo.

Herbert Marcuse
• “Eros e civiltà”
In quest’opera Marcuse, riprendendo le teorie freudiane, afferma come la civiltà sia basata sulla repressione permanente degli istinti umani. Il singolo, nel suo agire sociale, è regolato dal principio di prestazione e da quello di efficienza. Tuttavia, Marcuse non condivide l’affermazione di Freud secondo cui la repressione è intrinseca nella società. Il filosofo afferma che sia possibile una società in cui si liberino le potenzialità represse.
La società a una dimensione è quella in cui non vi è critica, in quanto è sotto il controllo di chi ha il potere. La repressione non avviene in maniera violenta, ma con metodi sottili come il permissivismo e la persuasione occulta e con una forma di tolleranza repressiva; l’azione repressiva viene attivata solo al superamento di particolari limiti. In questa società vive l’uomo a una dimensione, i cui bisogni ed aspirazioni sono determinati dall’apparato produttivo.

Erich Fromm
• “Fuga dalla libertà”
Nell’opera, l’autore critica la società industriale, i cui componenti tendono a rinunciare alla propria libertà, poichè insicuri. Fromm identifica diversi meccanismi di fuga, tra i quali quelli che portarono ai totalitarismi o al conformismo.
• “Avere o essere?”
Le due categorie prospettate nel titolo dell’opera mostrano due diversi modi di vivere. Da una parte la società contemporanea, dominata dalla modalità esistenziale dell’avere, dall’altra la caratteristica dell’esistenza incentrata sull’essere, che consiste nel dare espressione alle proprie facoltà umane.

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