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Scuola di Francoforte

E’ una scuola filosofica che nasce nel 1922 presso l’Istituto di Ricerche Sociali di Francoforte, affiliata poi all’Università della stessa città.
Il principale fine di questa scuola è lo studio della società moderna da punti di vista differenti; in essa infatti lavorarono economisti come Grossmann; filosofi come Horkheimer, Adorno e, il più importante, Marcuse; psicologi come Fromm; e critici d’arte e di letteratura come Benjamin.
Molti di loro erano di origine ebraica e di sinistra.
Quando il nazismo sale al potere sono costretti a fuggire (Marcuse per esempio va negli Stati Uniti); alcuni, come Horkheimer e Adorno, tornarono in seguito in Germania e riaprirono l’istituto.
L’ultimo esponente/epigono di questa scuola è Haberas, ed è ancora in vita.

La Scuola di Francoforte studia la società moderna (Capitalismo e Comunismo, soprattutto il socialismo reale sovietico) ricorrendo alla filosofia e alla sociologia.

Essi sviluppano la Teoria critica della società, analizzando pensatori precedenti che fornirono strumenti critici. Hegel è il primo ad essere ritenuto pensatore critico: egli ricorre all’importante strumento della dialettica, asserendo che dietro a ciò che sembra oggettivo c’è lo spirito, e quindi è da considerarsi soggettivo (le leggi del mercato ad esempio, che sembrano oggettive, sono stabilite dall’uomo).
Ciò si collega strettamente a Marx, considerato dai francofortesi il secondo pensatore critico, secondo il quale l’economia è fatta dagli uomini.
Il terzo pensatore critico è Freud, il quale studia i rapporti umani, mossi dai bisogni, dalle pulsioni e dagli istinti, comprendendo così la società. Freud aveva capito che se l’equilibrio psichico dell’individuo non è corretto e in preda all’autorità, si rischia fin da bambini di far prevalere il super-io, dando così vita ad una personalità autoritaria.
La scuola di Francoforte tenta quindi di stilare un serie di strumenti critici globali, non solo distruttivi, che studiano le contraddizioni intrinseche della società moderna, in modo da progettare un cambiamento per arrivare ad una società migliore, che però non può essere definita un’utopia.
I francofortesi criticano sia la società capitalistica, per la manipolazione, sia la società sovietica socialistica, per l’utilizzo della polizia segreta e della burocrazia.
La Teoria Critica si basa sull’intento di criticare determinati approcci filosofici e può essere divisa in due tipi:
la Critica Complessiva e Totale fin dai principi (ad esempio contro il Neopositivismo); e la Critica Parziale di alcuni aspetti di un autore o di una corrente.
Questa critica si basa in un certo modo sul concetto di positivo e negativo della dialettica.

Critica al Neopositivismo

L’impostazione del Neopositivismo, cioè l’avere ritenuto che il metodo scientifico quantitativo e matematizzante di origine galileiana fosse l’unico modello logico universale applicabile a tutte le scienze, è sbagliata. Il pensiero critico invece, che non è matematizzante, si può estendere anche alle discipline non scientifiche, definite oggi Scienze Umane, come la Sociologia, la Psicologia e l’Antropologia.

Critica all’Illuminismo

Riguardo a questo tipo di critica Horkheimer e Adorno scrivono un’importante opera, “Dialettica dell’Illuminismo”, nella quale espongono una tesi molto impegnativa e discutibile, che negli anni 30-40 era sconvolgente, ma oggi è più comprensibile.
L’ideologia dominante della società capitalistica illuminata persegue l‘ideale di una razionalizzazione del mondo tesa a renderlo soggiogabile da parte dell’uomo.
L’Illuminismo in questo modo è diventato un mito totalitario perchè la pretesa di dominare la natura si rovescia dialetticamente nel dominio dell’uomo sull’uomo e in un generale asservimento dell’individuo al sistema sociale. L’Illuminismo si organizza quindi in modo da dominare l’uomo, l’industria e la produzione e in modo da sfruttare le risorse e l’uomo stesso.
Adorno e Horkheimer utilizzano l’episodio di Ulisse e il canto delle Sirene per raffigurare la situazione dell’uomo all’interno di questa società:

Ulisse, per sentire il canto delle sirene, deve abbandonare i suoi impegni e farsi legare all’albero della nave, facendo così lavorare gli altri. Ulisse rappresenta quindi la borghesia capitalistica che sembra felice, ma si nega la felicità stessa (il canto delle sirene) essendo legato. I marinai invece rappresentano il proletariato integrato nel sistema, che chiuso nel suo alienante ruolo sociale, esprime la sua capacità produttiva: essi lavorano e hanno i tappi di cera nelle orecchie e quindi non sono né felici né consapevoli.
Questi ultimi subiscono quindi una Reificazione, il diventare una cosa, un ingranaggio o, come direbbe Marx, una merce.
In un'altra opera “Eclisse della Ragione” Horkheimer espone la stessa cosa ma in modo prettamente filosofico: la Ragione Classica di Platone, di Aristotele, della Scolastica e dell’Idealismo Tedesco che cerca valori e verità universali per l’uomo, si sta eclissando, per essere sostituita dalla Ragione Strumentale, secondo la quale sono importanti gli strumenti e non il fine.
Quest’ultima porta solo disastri: infatti se non ti poni i problemi che si poneva la ragione classica sei asservito dalla logica del dominio (“E’ buono perché funziona”).

Critica all’Idealismo di Hegel

I francofortesi stimano molto Hegel e il suo pensiero, ma, pensando che la dialettica debba essere sempre aperta, criticano il fatto che egli abbia chiuso il sistema filosofico.
Qualsiasi processo non ha mai una fine, e la realtà quindi è sempre criticabile e migliorabile.
A riguardo Adorno scrive “Dialettica Negativa” (1966), nella quale afferma che dopo Auschwitz ogni filosofia idealistica che giustifichi la realtà non ha più senso e che non esista nessuna logica a priori nella storia.

Critica a Marx

La Scuola di Francoforte trae da giovane Marx dei Manoscritti Economico-Filosofici il termine alienazione ma ne negano la coincidenza tra teoria e prassi, che per i francofortesi sono distinte e in continuo conflitto reale e giusto. Il Comunismo Sovietico è il caratteristico esempio di teoria tradita dalla prassi.
L’essere non corrisponde mai al pensiero e, siccome esisterà sempre una certa differenza o margine di errore tra i due, è sempre criticabile.
Viene quindi ripresa la dialettica hegeliana negativa e critica, in modo da svelare contraddizioni e limiti della realtà e della società, ma non quella positiva, secondo la quale la realtà è “chiusa”.
Vengono così demolite le ideologie totalizzanti (se si dice una cosa è quella e basta, nelle quali si pensa di essere esaustivi) come l’Hegelismo e il Marxismo.
La dialettica quindi è sempre in azione per distinguere le differenze tra teoria e prassi.
I francofortesi pensano inoltre, in contrapposizione alla concezione di Marx, che nelle società capitalistiche avanzate il proletariato, integrato nel sistema e corrotto dal consumismo e dall’Industria Culurale, non abbia più capacità rivoluzionarie.
All’interno della società, secondo Marcuse, coloro che hanno la possibilità di cambiare il futuro della società stessa, siano quelli che stanno al di fuori del sistema, gli emarginati, gli studenti contestatori, i guerriglieri del terzo mondo (come Che Guevara), quelli che vivono in condizioni di estrema marginalità (come gli abitanti delle baraccopoli) e anche, a fatica e in modo minoritario, la classe operaia e gli studiosi critici.

Critica all’Industria Culturale

L’Industria Culturale è veicolata dall’immenso apparato di mass media che manipola e sottomette gli individui in modo subdolo, quindi non in modo diretto come i regimi totalitari.
Esso illude il consumatore/individuo facendogli pensare che sia lui il soggetto e che sia lui a scegliere, ma in realtà esso è semplicemente l’oggetto (Reificazione).
Passa proprio per i mass media l’idea della bontà del sistema e della fantomatica felicità degli individui eterodiretti che lo costituiscono.
L’Industria Culturale serve alla minoranza al potere per suscitare bisogni falsi, per delineare e imporre valori e modelli, in modo da far diventare gli individui una massa informe.
Tutto quindi viene determinato: non sei tu a scegliere e a comprare un auto o un cellulare, sono loro a prendere te.
La stessa opinione pubblica, originariamente critica verso le tradizioni assolutistiche, ora è istituzionalizzata e ha perso ogni capacità di critica radicale.

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