kispy di kispy
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La prima metà del XIX segna, oltre a una crisi politica, anche un periodo di miseria operaia. Gli operai vivono senza la certezza del domani. Tutto gli va contro: la probabile disoccupazione, le malattie, gli infortuni e le decisioni del datore di lavoro. Inoltre sono consapevoli che fanno parte di una catena di montaggio, dove il proprio lavoro è monotono e senza soddisfazioni. Le macchine, infatti, sostituiscono l’uomo. I fanciulli e le donne son quelli che stanno peggio, mal pagati, sfruttati e con condizioni di lavoro pessime. La disperazione sale sempre di più, con un continuo aumento dei prezzi delle merci e gli operai non riescono a pagare nemmeno il fitto delle case. Queste sofferenze, speranze e rabbia accomunano i lavoratori che creano la coscienza di classe, cioè la coscienza di appartenere tutti alla stessa classe operaia. Si crea, inoltre, anche la solidarietà di classe, cioè lo sforzo unitario per arginare lo sfruttamento. L’Inghilterra, con un grande sviluppo industriale, è la nazione dove si hanno i primi movimenti operai. Nel 1825 una legge tollera il diritto di sciopero e nel 1833 un’altra legge proibisce il lavoro ai bambini di età inferiore ai 9 anni. Sono riconosciute, poi, le trade unions, cioè i primi sindacati. Nascono, più tardi, le società di mutuo soccorso, per aiutare gli operai ammalati o bisognosi. Nel 1847 una legge stabilisce che la giornata lavorativa per le donne e i giovani non deve superare le 10 ore. Il rispetto di tali norme è controllato dagli ispettori del lavoro. Iniziative per venire incontro alla classe operaia avvengono da parte di industriali riformatori. Il più famoso è l’inglese Robert Owen che, in Scozia, crea un giardino per l’infanzia, una scuola, una cooperativa di consumo, orari di lavoro molto inferiori alla prassi e successivamente case per operai annesse alle fabbriche. Questo pensiero è la traduzione di un movimento politico di gran rilievo nella storia, ovvero il socialismo. I precursori del socialismo, oltre a Owen, sono i francesi, come Henrì de Saint Simon e Charles Fourier. Questi volevano progettare un nuovo modello di società che si affermi in tutto il mondo. Ma visto che ciò era considerato un’utopia, il modo di pensare è definito socialismo utopistico. Questo si contrappone al socialismo scientifico di Karl Marx e Friedrich Engels, pensatori tedeschi molto importanti nella storia operaia. Questi sostengono che il socialismo non può realizzarsi nel perseguimento di idee nobili, ma deve risolvere i problemi senza contare le condizioni politiche e sociali del momento. Esistono, quindi, dei percorsi “scientifici” da seguire, per eliminare la lotta tra le classi. Le idee di questa rivoluzione, sono espresse nel Manifesto del Partito Comunista, opera pubblicata a Londra nel 1848. Secondo i due pensatori, la rivoluzione deve passare attraverso due momenti: socialismo e comunismo. Il primo prevede ancora l’esistenza delle classi sociali, con la supremazia del proletariato che governa dopo l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione. Il secondo si vede, invece, la scomparsa delle classi sociali, senza più distinzioni tra padroni e operai. La risposta per far avvenire ciò sta nel Manifesto: “Ci deve essere una rovesciamento violento di tutto l’ordinamento sociale finora esistente; le classi dominanti tremino al pensiero d’una rivoluzione comunista. Proletari di tutto il mondo, unitevi!”.

La teoria di Marx, chiamata materialismo storico, si basa sulla divisione della società capitalistica in due classi contrapposte: borghesia e proletariato. Marx dice che lo sfruttamento operaio deriva dalla mancanza dei mezzi produttivi (fabbriche, materie prime, macchine), concentrati nelle mani dei capitalisti. Questi danno salari inferiori rispetto alla loro produzione e hanno, quindi, dei profitti. I profitti, col tempo, diminuiscono e il capitale si concentra in mani di pochi, aumentando lo sfruttamento operaio. Per ovviare a questa situazione bisogna costituire partiti comunisti, cioè i mezzi di produzione devono essere collettivi e tutta la società deve trarne benefici. A queste idee si contrappongono quelle anarchiche di Michail Bakunin. Per esso l’anarchia combatte ogni forma di potere ed è convinto che una formazione di un partito possa portare a una forma di autoritarismo. Ma non esistono solo queste idee. In Francia nascono le idee socialiste riformiste, che sanciscono una sana politica di riforma, a vantaggio dei lavoratori, per migliorare la vita degli operai ed eliminare i conflitti sociali.
Alla questione sociale, prende parte anche la Chiesa che oppone, alle idee marxiste, una necessità della proprietà privata, ovvero si riconosce, oltre al salario giusto al lavoratore, anche un uso sociale della ricchezza, dove l’uso dei beni possa servire allo sviluppo della società. Inoltre, la Chiesa ritiene incompatibile il socialismo, perché si fonda su una visione atea della vita. La Chiesa è consapevole che occorrono tempi lunghi per superare la povertà, e quindi vara a un’economia caritativa, per creare quelle strutture sociali che lo Stato non ha mai fatto. Un interprete di ciò è Giovanni Bosco, fondatore dell’ordine Salesiano. Il giovane prete organizza oratori, scuole professionali, collegi e sottrae alla strada molti giovani della classi povere. Instituisce, inoltre, anche scuole classiche e scientifiche, per istruire i giovani al fine di occupare posti di responsabilità.

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