pexolo di pexolo
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Husserl: Fenomenologia come metodo


Husserl ripropone decisamente la centralità del sapere filosofico, sia dal punto di vista sia metodologico che da quello ontologico, cioè della funzione della filosofia come indagine speculativa sulla realtà; tuttavia, cerca anche di recepire alcune istanze della filosofia contemporanea, prima fra tutte il progetto di una fondazione metodologica del sapere filosofico. Con il metodo fenomenologico egli intende indagare la realtà in quanto tale, «le cose stesse in carne ed ossa», cioè la realtà nel suo stesso rivelarsi, nella sua «datità originaria», nel suo «apparire immediatamente»: la conoscenza deve perciò essere immediata, intuitiva e non pura metodologia discorsiva, tipica di quegl’indirizzi che intendevano la filosofia come critica del linguaggio; Husserl ritorna ad un’idea cartesiana del sapere, laddove la conoscenza chiara e distinta era una conoscenza immediata. Il concetto di metodologia che emerge in questa riflessione accosta e allo stesso tempo divide la fenomenologia husserliana dalle due principali accezioni fenomenologiche incontrate nella storia del pensiero: in Kant l’indagine scientifico-filosofica sui limiti della ragione pone l’idea che la conoscenza sia esclusivamente fenomenica (o “fenomenologica”), cioè facente riferimento all’apparire della realtà, nel suo presentarsi fenomenico alla coscienza; Husserl non considera più la dicotomia fenomeno-noumeno, proponendosi la sfida di indagare esclusivamente quella noumenica, in quanto a suo avviso la conoscenza fenomenologica è un trascendimento del fenomeno kantiano, della percezione sensibile. L’altra accezione fenomenologica è quella hegeliana, la cui Fenomenologia dello Spirito è l’epopea, la descrizione dei percorsi della coscienza; per Hegel vi sono due vie possibili per il discorso filosofico: una via “all’ingiù”, dall’Assoluto alle sue figure storiche, intrapresa dalla filosofia dello Spirito e dall’indagine filosofica in quanto tale e una via “all’insù”, dalle singole figure della coscienza (in particolare dalla “coscienza infelice”, colta nel suo distacco dall’Assoluto, nella temporalità e nella dispersione) all’Assoluto. Husserl considera, analogamente ad Hegel, la coscienza come soggetto del cammino fenomenologico; tuttavia, non lo risolve interamente dentro la coscienza, nello Spirito soggettivo, ma lo apre ad una trascendenza ontologica, per cui passa in primo piano l’elemento dell’oggettività.
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