Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • La dialettica dell'Illuminismo di Horkheimer e Adorno esplora il legame tra razionalità e regressione, evidenziando la manipolazione intrinseca al pensiero illuministico.
  • Il testo utilizza figure mitologiche e letterarie, come Ulisse e Juliette, per illustrare il conflitto tra ragione umana e immoralità legata alla ragione strumentale.
  • La critica all'Illuminismo sottolinea come esso sia intrecciato con il mito, rivelando una logica di dominio più che di liberazione.
  • La ragione strumentale è descritta come calcolante e priva di considerazioni etiche, focalizzandosi solo sui mezzi e ignorando i fini.
  • Per affrontare la crisi culturale attuale, è necessario rifiutare le convenzioni linguistiche e teoretiche dominanti, poiché anche le opposizioni si esprimono attraverso questi paradigmi.

Indice

  1. La dialettica dell'Illuminismo
  2. Il pensiero razionalistico borghese
  3. La critica alla ragione strumentale

La dialettica dell'Illuminismo

Un altro aspetto della Scuola di Francoforte, oltre la teoria critica considerata come sviluppo della filosofia della ragione, c’è una filosofia della storia a tutti gli effetti, cioè la dialettica dell’Illuminismo. In un testo omonimo del 1947 si hanno raccolte le conversazioni tra Horkheimer e Adorno. In un primo capitolo si affronta il concetto di Illuminismo, nel quale viene enunciata la tesi fondamentale degli autori, cioè che l’Illuminismo è un qualcosa da un lato legato alla realtà razionale, ma dall’altro contiene intrinsecamente il germe della regressione e della manipolazione. Questa tesi centrale viene sviluppata dal punto di vista storico e intellettuale in due digressioni: Odisseo, cioè la storia della ragione descritta nei temi dell’odissea mitica. Ulisse è il prototipo della ragione umana. Poi Juliette, protagonista di un romanzo di Sade, simbolo dell’immoralità, perché legata allo sviluppo della ragione strumentale, lo sviluppo negativo dell’Illuminismo. Ci sono poi altri due capitoli che servono a esemplificare la tesi centrale. I due autori vogliono cogliere il modo di formarsi delle categorie fondamentali della società occidentale, quindi la struttura frammentaria dell’opera è voluta: la teoria critica della totalità disgregata. Le categorie della civiltà occidentale colte nel loro farsi e nel loro articolarsi, nelle loro relazioni.

Il pensiero razionalistico borghese

Per Illuminismo si intende non tanto il periodo storico, ma piuttosto il pensiero razionalistico, sostanzialmente borghese, che è assunto a paradigma di tutta la civiltà occidentale dai suoi inizi. Al termine di questo sviluppo dovremmo avere il soggetto che si emancipa da ogni forma di autorità e afferma la propria autonomia razionale, libertà, totale indipendenza. Il testo evidenzia come il pensiero illuministico, che ha sicuramente questa tendenza positiva, contenga però in sé i germi della ragione manipolatrice dominante, la deriva strumentale della ragione. È quindi una critica all’autonarrazione dell’Illuminismo, del suo descriversi come liberazione, battaglia trionfante nei confronti dell’autorità, del mito, di ciò che opprime l’indipendenza razionale. Ma tutto ciò non è vero: una sua analisi accurata dimostra che l’Illuminismo è profondamente intrecciato col mito. Già nel secondo è presente il germe di quello che è il logos, dal momento che si vince la paura della natura e se ne fornisce una spiegazione. Con il mito si vince già l’atteggiamento dei primitivi di totale identificazione con la natura, l’atteggiamento. Il mito è quindi il primo passo verso l’atteggiamento del logo, che si fonda proprio sulla logica identitaria, sulla distinzione tra due realtà distinte, in particolare soggetto e oggetto, che presuppone che il primo spieghi il secondo, ma dominandolo e manipolandolo. Oggetto che è la natura contrapposta a se stessi. Ma dominandola si domina anche la natura all’interno di se stessi. La logica del logos è di dominio, la logica dell’Illuminismo è di dominio. Il mito non fa che percorrere in forma germinale quello che sarà il rapporto di dominio che sarà la cifra caratteristica della ragione strumentale.

La critica alla ragione strumentale

Nella prima parte del testo, gli autori confessa di constatare attraverso la loro riflessione di essere entrati in un periodo di barbarie (si sta scrivendo durante la II guerra mondiale), intesa come concetto più ampio connesso a quello di Illuminismo, il quale strutturalmente porta con sé appunto questa deriva della decadenza della cultura teoretica, della riflessione. La cultura teoretica non è la ragione strumentale. Quest’ultima è la ragione puramente calcolante, che non si pone il problema dei fini e dell’ordine del mondo, ma soltanto dei mezzi in funzione dei fini. Una ragione che non ha alcuna preoccupazione di carattere assiologico. I due autori diventano consapevoli che la loro critica non può essere empirica, che non può riguardare i singoli settori della realtà ma deve piuttosto essere olistica. Ciò non solo perché il problema è di ordine epistemologico (i singoli ambiti del sapere non ci possono restituire la visione d’insieme), ma perché sviluppo e decadenza dell’Illuminismo significa critica della cultura teoretica, il senso stessa della scienza. È venuto meno il suo senso, il pensiero viene strumentalizzato in funzione della produzione e in generale di questa cultura del dominio. Il pensiero è uno strumento, non una fonte di concetti, così come anche la lingua. Per riuscire ad uscire da questa situazione, bisogna rifiutare le consuetudini linguistiche e teoretiche attuali. Ma ciò è un problema, perché anche le forme di ribellione allo stato di cose alla fine si esprimono attraverso questi linguaggi. Se il problema fosse di ordine limitato e non globale, sarebbe sufficiente privilegiare delle forme di opposizione limitate a queste tendenze di carattere strumentale all’interno della scienza. Ma anche le forme di opposizione singolare finiscono con l’utilizzare lo stesso identico strumentario concettuale e linguistico contro il quale si schierano. La forma di pensiero di opposizione al sistema, esprimendosi sempre all’interno di questa ragione strumentale, inevitabilmente viene fagocitata dal sistema stesso. A ciò si aggiungono anche meccanismi di autocensura sociale: laddove un paradigma culturale diventa dominante, anche se lo si vuole abbattere diventa necessario esprimersi attraverso le sue forme.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è la tesi centrale della dialettica dell'Illuminismo secondo Horkheimer e Adorno?
  2. La tesi centrale afferma che l'Illuminismo, pur essendo legato alla realtà razionale, contiene intrinsecamente il germe della regressione e della manipolazione, come evidenziato nel testo.

  3. Come viene rappresentato il concetto di ragione nel pensiero illuministico?
  4. Il pensiero illuministico è descritto come un processo di emancipazione del soggetto da ogni forma di autorità, ma al contempo è intriso di germi di ragione manipolatrice, evidenziando una critica all'autonarrazione dell'Illuminismo.

  5. Qual è la differenza tra cultura teoretica e ragione strumentale secondo gli autori?
  6. La cultura teoretica è distinta dalla ragione strumentale, che è puramente calcolante e priva di preoccupazioni assiologiche, limitandosi a considerare i mezzi in funzione dei fini, come sottolineato nel testo.

  7. In che modo Horkheimer e Adorno vedono la relazione tra mito e ragione?
  8. Gli autori sostengono che il mito rappresenta il primo passo verso la logica del logos, che implica un dominio sulla natura e su se stessi, evidenziando un rapporto di dominio che caratterizza la ragione strumentale.

  9. Qual è la sfida principale per le forme di opposizione al sistema secondo Horkheimer e Adorno?
  10. La sfida principale è che anche le forme di opposizione si esprimono attraverso il linguaggio e le consuetudini della ragione strumentale, rischiando di essere fagocitate dal sistema stesso, come indicato nel testo.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community