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La riflessione di Marx riprende da un lato il materialismo di Feuerbach per criticare l’Idealismo, dall’altro afferma la dialetticità e la storicità del reale discostandosi da Feuerbach.
Per Marx, Hegel commette l’errore di rovesciare il rapporto tra soggetto e predicato, affermando che gli individui derivino dallo stato. In questo modo, non è in grado di spiegare le reali dinamiche della società, che sono date dai rapporti concreti tra gli individui. La filosofia hegeliana diventa un empirismo mistico, poiché la realtà empirica viene dedotta dall’idea.
A Feuerbach critica il fatto di voler sostituire alla religione altre idee. Marx afferma che è necessario modificare la società, dopo aver identificato le cause che portano all’esigenza di produrre la religione. Feuerbach, inoltre, concepisce un uomo astratto, identificato con il “genere”, inteso come genere umano nel complesso e perciò sottratto alla storia.

Marx ridefinisce il rapporto soggetto-oggetto, sostenendo che l’uomo non è un’entità generica, ma è costituito dalla propria esperienza. L’essenza umana ha un contenuto oggettivo, perché si costruisce mediante l’interiorizzazione dell’ambiente. Questa integrazione tra soggetto e oggetto si realizza nell’attività umana, la prassi. È la prassi che trasforma il mondo e in essa si costituiscono i rapporti sociali concreti che costituiscono l’individuo.
Marx afferma che Feuerbach non ha saputo cogliere il motivo per cui l’uomo crea la religione. L’alienazione non viene superata con la sola consapevolezza. La religione, inoltre, è definita “oppio dei popoli” in quanto nella società classista serve a proiettare i problemi e le soluzioni nel mondo immaginario della divinità.

• Lavoro e alienazione nel sistema capitalista
Il lavoro è l’atto attraverso cui l’uomo rende oggettive le proprie idee nella materia. È necessario affinchè l’individuo possa riconoscere se stesso nel prodotto della sua attività e riconoscersi come essere sociale nella produzione comune. Nel sistema capitalista, il lavoro produce alienazione, poiché non è più oggettivazione delle proprie possibilità ma una ripetizione di gesti meccanici. Il lavoro quindi non è più un’attività vitale, ma una parte della propria vita cui l’individuo rinuncia per procurarsi i mezzi di sussistenza. Per superare questo stato di cose bisogna modificare la realtà socio-economica. L’individuo non è solamente influenzato dalla società e dall’ambiente ma è egli stesso anche oggettività e società.

Il lavoro, inoltre, permette la costruzione di quei rapporti sociali che costituiscono l’essenza stessa dell’uomo. Nel capitalismo l’attività sociale è dipendenza da altri. Tale rapporto assume la forma della proprietà privata, che è appropriazione di lavoro altrui.

• Il materialismo storico
Il fondamento è la definizione di uomo che si determina attraverso il rapporto concreto con l’ambiente e con le condizioni storiche. Il fattore di differenza tra animali e uomini è il fatto che questi ultimi possono produrre i propri mezzi di sussistenza. Durante la storia occidentali vi sono stati tre diversi modi di produzione: quello schiavistico, quello feudale e quello capitalistico. La posizione dei diversi individui rispetto ai mezzi di produzione determina la divisioni in classi della società.
Una società è quindi un insieme di relazioni degli uomini tra loro e l’ambiente, relazioni indipendenti dalle singole volontà che poggiano sulla struttura economica oggettiva. Tutto ciò che dipende dal divenire storico (struttura) è detta sovrastruttura. Il rapporto tra struttura e sovrastruttura è dialettico. Anche la sovrastruttura provoca cambiamenti nella struttura, attraverso comportamenti concreti, prassi, che modificano le condizioni economiche. In caso contrario, restano ideologie, cioè semplici riflessi della struttura, che hanno la funzione di giustificare l’esistente. La prassi rappresenta l’unico criterio di verifica della teoria.
La dinamica storica è originata da contraddizioni insite in ognuno dei modi di produzione, a cui corrisponde il contrasto e la lotta di classe. Questo fa si che in ogni periodo convivano più ideologie, quella della classe dominante è egemonica e si pone come universale. I rapporti di produzione divengono così istituzioni con la funzione di mantenere i rapporti economici esistenti.

• Lo sviluppo storico dell’Occidente
Il passaggio dal sistema produttivo schiavistico a quello feudale a quello capitalistico è determinato dalla trasformazione dei mezzi di produzione.
La borghesia ha avuto una vera e propria funzione rivoluzionaria, cambiando i rapporti economici da feudali in capitalisti. In contemporanea cambiarono anche le istituzioni e le ideologie, ora basate sulla libertà individuale. Il nuovo mondo capitalistico, inoltre, non è bloccato e fermo come quello feudale, ma in continuo cambiamento. Proprio queste leggi di mercato, la proprietà e la libera concorrenza risultano ingestibili. Il capitalismo contiene in sé tutte le condizioni strutturali per il proprio superamento, che deve essere compiuta dalla nuova classe creata, il proletariato.

Tesi su Feuerbach

I
Il difetto principale di ogni materialismo fino ad oggi, compreso quello di Feuerbach, è che l'oggetto, il reale, il sensibile è concepito solo sotto la forma di oggetto o di intuizione; ma non come attività umana sensibile, come attività pratica, non soggettivamente. E' accaduto quindi che il lato attivo è stato sviluppato dall'idealismo in contrasto col materialismo, ma solo in modo astratto, poiché naturalmente l'idealismo ignora l'attività reale, sensibile come tale. Feuerbach vuole oggetti sensibili realmente distinti dagli oggetti del pensiero; ma egli non concepisce l'attività umana stessa come attività oggettiva. Perciò nell'Essenza del cristianesimo egli considera come schiettamente umano solo il modo di procedere teorico, mentre la pratica è concepita e fissata da lui soltanto nella sua raffigurazione sordidamente giudaica. Pertanto egli non concepisce l'importanza dell'attività "rivoluzionaria", dell'attività pratico-critica.

II
La questione se al pensiero umano appartenga una verità oggettiva non è una questione teorica, ma pratica. E' nell'attività pratica che l'uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere terreno del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non-realtà di un pensiero che si isoli dalla pratica è una questione puramente scolastica.

III
La dottrina materialistica che gli uomini sono prodotti dell'ambiente e dell'educazione, e che pertanto uomini mutati sono prodotti di un altro ambiente e di una mutata educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano l'ambiente e che l'educatore stesso deve essere educato. Essa perciò giunge necessariamente a scindere la società in due parti, una delle quali sta al di sopra della società (per esempio in Roberto Owen).
La coincidenza nel variare dell'ambiente e dell'attività umana può solo essere concepita e compresa razionalmente come pratica rivoluzionaria.

IV
Feuerbach prende le mosse dal fatto che la religione rende l'uomo estraneo a se stesso e sdoppia il mondo in un mondo religioso immaginario, e in un mondo reale. Il suo lavoro consiste nel dissolvere il mondo religioso nella sua base mondana. Egli non si accorge che, compiuto questo lavoro, la cosa principale rimane ancora da fare. Il fatto stesso che la base mondana si distacca da se stessa e si stabilisce nelle nuvole come regno indipendente non si può spiegare se non colla dissociazione interna e colla contraddizione di questa base mondana con se stessa. Questa deve pertanto essere compresa prima di tutto nella sua contraddizione e poi, attraverso la rimozione della contraddizione, rivoluzionata praticamente. Così, per esempio, dopo che si è scoperto che la famiglia terrena è il segreto della sacra famiglia, è la prima che deve essere criticata teoricamente e sovvertita nella pratica.

V
Feurbach, non contento del pensiero astratto, fa appello all'intuizione sensibile; ma egli non concepisce il sensibile come attività pratica, come attività sensibile umana.

VI
Feuerbach risolve l'essere religioso nell'essere umano. Ma l'essere umano non è un'astrazione immanente all'individuo singolo. Nella sua realtà, esso è l'insieme dei rapporti sociali.
Feuerbach, che non s'addentra nella critica di questo essere reale, è perciò costretto: a fare astrazione dal corso della storia, a fissare il sentimento religioso per sé e a presupporre un individuo umano astratto, isolato;
per lui perciò l'essere umano può essere concepito solo come "specie", come generalità interna, muta, che unisce in modo puramente naturale la molteplicità degli individui.

VII
Perciò Feuerbach non vede che il "sentimento religioso" è anch'esso un prodotto sociale e che l'individuo astratto, che egli analizza, in realtà appartiene a una determinata forma sociale.

VIII
La vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che sviano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nella attività pratica umana e nella comprensione di questa attività pratica.

IX
L'altezza massima a cui può arrivare il materialismo intuitivo, cioè il materialismo che non concepisce il mondo sensibile come attività pratica, è l'intuizione dei singoli individui nella "società borghese".

X
Il punto di vista del vecchio materialismo è la società "borghese"; il punto di vista del nuovo materialismo è la società umana, o l'umanità socializzata.

XI
I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo.

1) Marx riconosce ad Hegel il merito di aver definito il metodo dialettico. Nel pensiero di Hegel, tuttavia, manca la distinzione sul piano ontologico di soggetto e oggetto, riconosciuta nel materialismo di Feuerbach. Il limite di Feuerbach consiste nella rinuncia della dialettica. Per Feuerbach la prassi è interpretabile solo in senso utilitaristico, cioè l’uomo agisce per procurarsi dei vantaggi. Per Marx, considerando soggetto e oggetto due sostanze distinte, il soggetto, ossia l’uomo, da un lato, trasformando le cose nella prassi, oggettiva se stesso, dall’altro le soggettivizza. Nella prassi il soggetto si oggettiva e l’oggetto viene soggettivizzato, in un rapporto che ripropone la dialettica hegeliana.
2) La prassi è anche il termine di paragone per accertare la verità o la falsità della teoria. Secondo Marx esiste una verità oggettiva e il pensiero è vero quando rispecchia processi reali. Questa corrispondenza può essere accertata solo nella prassi.
3) L’uomo è determinato dall’ambiente, proprio perché vi oggettiva se stesso, ma a sua volta lo modifica e proprio nella misura in cui è capace di trasformare la realtà la prassi è “rivoluzionaria”. L’uomo dunque forma se stesso nell’ambiente.
4) La proiezione dell’essenza umana in un essere immaginario non si supera semplicemente con il prenderne coscienza. L’esigenza della religione è determinata dalle contraddizioni della società concreta. L’uomo non può convincere se stesso che la religione è alienazione, è necessario che costruisca una società che non produca il bisogno di religione.
5) Marx qui afferma che Feuerbach, al massimo, è arrivato a scoprire l'"intuizione sensibile", cioè il primato delle funzioni sensorie, mostrando che la conoscenza passa necessariamente attraverso i sensi. Tuttavia, a Feuerbach è mancata la consapevolezza del lato pratico o sociale di questa sensibilità, che non può essere ridotta alla funzione fisiologica. Nel materialismo di Feuerbach l'uomo è rimasto un ente astratto, più astratto di quello hegeliano, perché ancora più isolato dal contesto sociale.
6) Marx rimprovera a Feuerbach il fatto di costruire un’essenza astratta di uomo in quanto genere. L’essenza dell’uomo l’insieme dei rapporti sociali.
7) L’alienazione religiosa può essere combattuta solo rimuovendo le cause sociali che la producono.
8) La prassi non solo è una verifica della conoscenza, ma anche la soluzione a tutti i problemi metafisici, riconducibili a dinamiche sociali.
9) Cadere nel misticismo o nell'idealismo astratto (che non è tanto quello di chi non s'impegna per realizzare i propri ideali, ma quello di chi nel realizzarli non s'accorge d'avere ideali illusori) significa giustificare l'alienazione della società antagonistica. In tal senso, è del tutto naturale che il materialismo metafisico si limiti a porsi come mera contemplazione di individui singoli della "società borghese". Chi si estranea dalle esigenze della prassi, che pur ha compreso, si ritrova a vivere nelle stesse condizioni dell'individuo "integrato" al sistema.
10) Il criterio che discrimina il vecchio dal nuovo materialismo è per l'appunto l'esperienza, contro ogni forma (non solo politica) di alienazione, verso la trasformazione globale della società. L'unica garanzia di successo che il nuovo materialismo può far valere è appunto quella di offrire, un'alternativa praticabile a livello di rapporti sociali umanizzati.
11) L’uomo può cambiare se stesso e le proprie concezioni modificando l’ambiente sociale. Perché l’uomo realizzi pienamente se stesso è necessaria una trasformazione profonda della società.

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