Sofisti
Il termine "sofista" significa letteralmente "colui che fa professione del proprio sapere"; infatti i sofisti sono persone sapientissime.
Questi sono giudicati negativamente sia da Socrate che da Platone perché usano competenze linguistiche come chiave d’accesso al successo politico e al guadagno(si fanno pagare, infatti molte famiglie vendevano case per permettere lo studio ai propri figli).
Per loro è importante dimostrare capacità oratorie e retoriche che permettano l’ingresso nella politica e nella vita al centro della poleis.
Capacità oratorie: basate su discorsi lunghi in pubblico, le argomentazioni sono chiare e fanno rilievo sui sentimenti Capacità retoriche :capacità di argomentare tanto da persuadere l’ascoltatore.
Si sviluppa anche la dialettica, che utilizza un dialogo costituito da domanda e risposta.

Anche le leggi della poleis sono frutto della dialettica politica, sono quindi il prodotto di una conversazione tra i membri di una società.

Il linguaggio è manipolabile, non c’è verità assoluta, ma ogni discorso può essere forte o debole a seconda del modo di esporre.
I sofisti sono maestri nelle antilogie (discorsi opposti); come afferma Pitagora, attraverso questi si possono rendere forti i discorsi deboli.
I sofisti ammettono il pluralismo culturale e linguistico e sostengono la il relativismo morale, cioè la relatività dei valori, espressa dalla diversità dei codici morali in vigore fra i vari popoli.
La mentalità cambia profondamente, accetta che qualcun altro possa avere un suo giudizio e anche una mentalità negativa.
I Sofisti inoltre affermano l’insegnabilità dell’Areté, contro gli aristocratici che la considerano patrimonio ereditario; anche i figli delle famiglie non aristocratiche possono diventare sofisti.

Protagora di Abdera
Nasce nel 486 ad Abdera ( come Democrito)
Per Protagora una verità oggettiva non c’è poiché l’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono. -> Il mondo è per ogni individuo come egli lo percepisce.
Si sposta l’attenzione dalla verità all’utile; se una cosa è ritenuta utile per l’uomo o per la poleis, questa sarà studiata, sennò no. Vero è ciò che è utile.
 visione antropocentrica, uomo al centro di tutto.
 Relativismo; ogni cosa è relativa al singolo, alla comunità, all’umanità.
L’Areté non dipende più dal valore acquisito con la guerra e dalle abilità militari, ma dalla virtù politica.

Questa virtù coincide con la téchne politica, la quale è in grado di rendere più persuasiva una opinione che si presenta debole.
Protagora considera anche la sophia politica, la saggezza politica che consiste nel rispetto tra eguali e nella giustizia, come un dono di Zeus a tutti gli uomini.
Protagora ritiene impossibile affermare l’esistenza o l’inesistenza degli dei, data l’oscurità dell’argomento e la brevità della vita umana.
Questa tesi andava contro la religiosità della polis, per questo venne condannato e costretto alla fuga.
(Secondo Prodico di Ceo gli dèi sono un’invenzione degli uomini)


Gorgia
Nasce a Lentini, in Sicilia, nel 485 a.C. e forse diviene seguace di Empedocle.
La più importante opera attribuita a Gorgia si intitola “ Sulla natura o sul non essere” che si presenta come capovolgimento delle tesi di Parmenide e dell’Eleatismo. Ha anche scritto “l’Encomio di Elena”.
Gorgia sviluppa maggiormente i temi della retorica, dell’analisi del linguaggio e della critica alla cultura tradizionale.
La parola ha un enorme potere : è una grande dominatrice che, con piccolissimo e invisibile corpo, sa compiere grandi cose; riesce infatti a colmare la paura, a eliminare il dolore,a suscitare la gioia e ad aumentare la pietà.
Afferma l’importanza delle emozioni nell’azione umana : sono proprio queste che spingono gli uomini ad agire anche contro leggi e convenzioni sociali; queste emozioni sono suscitate anche dal discorso, grazie al potere incantatore della parola.
La retorica ha funzione politica : attraverso questa, il retore conduce i discorsi catturando il consenso della massa.

È al retore che devono rivolgersi coloro che vogliono affermarsi nella vita politica e che gestiscono il potere nella polis, in cui il popolo è oggetto dei discorsi e della manipolazione altrui.
Alcune parti del trattato “ Sulla natura o sul non essere”, contengono un’argomentazione filosofica in cui Gorgia critica il concetto parmenideo di “essere”.
Egli afferma che:
1) Nulla è; se l’essere fosse, sarebbe o ingenerato ed eterno, oppure generato.
- se l’essere fosse ingenerato ed eterno, allora non esisterebbe: ciò che è eterno non ha principio, quel che non ha principio è illimitato e, essendo illimitato, non è in alcun luogo. Ciò che non è in alcun luogo non esiste.
- se l’essere fosse generato da ciò che è, allora già sarebbe ( e non potrebbe quindi essere generato); se l’essere fosse generato da ciò che non è, allora non potrebbe essere generato perché dal non essere non si genera nulla.
2) Se anche esistesse, l’essere non sarebbe conoscibile; non c’è per forza una corrispondenza fra pensiero e realtà e ciò è dimostrato dal fatto che il pensiero può pensare anche ciò che non è.
Quindi se il pensato non esiste, allora ciò che esiste non è pensato.
3) Se anche fosse conoscibile, l’essere non sarebbe comunicabile perché la parola è suono, il discorso non è la realtà, è altro dal pensiero e dalle cose:
Il legame che stabiliamo fra una parola e una cosa è solo convenzionale e ciò che è convenzionale non può esprimere l’assoluto.

 Realtà, pensiero e comunicazione linguistica sono su tre piani diversi; quindi la verità come verità assoluta, come piena corrispondenza fra realtà, pensiero e parola, non esiste.

La nuova generazione di Sofisti
Questa nuova Sofistica si pone contro la tradizione civica e per questo viene distinta dalla Sofistica “antica” di Protagora e Gorgia.
Si afferma il contrasto tra nomos e physis, tra legge e natura; mentre la legge della polis è considerata prodotto artificiale, la natura è vista come fondamento delle immutabili e universali tendenze dell’uomo.
Per i sofisti la natura è legge primaria, di fronte ad essa le convenzioni umane devono cedere.
Secondo Ippia di Elide, c’è un contrasto fra la natura regolata da norme e principi che valgono indipendentemente dall’uomo, e le leggi create da esso, che sono invece risultato di una conversazione, un accordo politico tra gli uomini stessi.
Quindi la legge della polis è vista come “tiranna degli uomini” perché fa violenza alla natura di questi:
- Legge umana :soddisfa interessi di particolari gruppi o Stati.
- Legge della natura: guarda agli uomini come “genere umano”, indica un’uguaglianza di fondo tra gli uomini (posizione cosmopolita); quindi è universale, tutti noi siamo uguali e abbiamo bisogno delle stesse cose.
Antifonte : distingue nomos ( legge uomini) e physis (legge natura).
La legge umana non è in grado di soddisfare i bisogni degli individui, ostacola e distorce le leggi naturali, le quali invece incarnano le esigenze autentiche degli uomini.
 Se si vuole realizzare una società ordinata, è necessario adeguare leggi degli uomini alle leggi della natura.
Antifonte afferma che, mentre la trasgressione di una legge della natura costituisce un danno per tutti, anche per chi l’ha commessa, le trasgressioni della legge umana non danneggiano chi la compie, se nessuno se ne accorge.

Per altri Sofisti la legge di natura contrapposta alla legge della polis esprime competizione e conflittualità che si manifesta nella lotta per il potere fra gli uomini.
Questi Sofisti esaltano forza, violenza e dominio sugli altri.
Crizia : afferma che la religione è strumento di potere; è stata escogitata da un governatore che, per evitare che gli uomini trasgredissero di nascosto le leggi da lui emanate, ha alimentato nei sudditi il terrore degli dei.
Callicle : afferma che gli uomini sono diversi fra loro; si dividono in deboli e forti.
Le leggi le emanano i più deboli per impedire ai più forti di prevalere, mentre la natura riconoscerebbe a questi ultimi, i migliori, tale diritto.
Secondo la natura non è male fare, ma subire l’ingiustizia.
Trasimaco : afferma che per natura giusto è ciò che è utile al più forte; quindi giusto e felice sarà colui che saprà imporre il suo interesse attraverso un uso spregiudicato della forza, mentre ingiusto e infelice sarà colui che è considerato buono e virtuoso dalla morale corrente.

Socrate
Nasce ad Atene nel 469( o 470) e muore nel 399 a.C. in seguito a una condanna emessa dagli ateniesi che lo costrinse a bere la cicuta (veleno mortale).
Padre -> Sofronisco, scultore
Madre -> Fenarete, ostetrica
Atene, dopo la guerra del Peloponneso contro Sparta (vinta nel 404 da Sparta), da centro di grande cultura passa in usa fase di declino che vede messi in discussione i suoi valori.
Ne segue una fase di oligarchia con 30 tiranni, aristocratici che si vogliono porre come alternativa alla precedente politica. Questi stanno al potere dal 404 al 401 a.C.
I tiranni uccidono persone ingiustamente, quindi gli ateniesi scelgono un nuovo percorso politico che porta alla democrazia.
È proprio il governo democratico che condanna a morte Socrate.
Difesa : scritto nell’Apologia di Socrate; Platone descrive le parole usate da Socrate per difendersi dalle accuse.
Socrate : Filosofo per eccellenza perché è coerente, afferma una certa linea di pensiero e la mette in atto. Per quanto riguarda la sua dottrina non abbiamo nulla di scritto.
L’oracolo di Delfi lo definisce il più sapiente fra i sapienti perché sapeva di non sapere, è consapevole dei suoi limiti. Ritiene di essere stato incaricato dal dio Apollo di rendere gli altri uomini consapevoli della loro ignoranza.
Socrate sviluppa un pensiero autonomo – razionale, al quale si arriva attraverso un dialogo costituito da domanda e risposta.
Egli suscita uno sconvolgimento nel proprio interlocutore perché lo mette in dubbio per aiutarlo a partorire una propria verità interiore.
Daimon ( valore positivo): spirito che spinge Socrate a filosofare.
Il dialogo di Socrate è fondato su:
- IRONIA : Egli prima afferma di non sapere, poi domande serrate suscita il dubbio del proprio interlocutore per poi confutare le sue risposte.
- MAIEUTICA : Capacità di Socrate di aiutare l’interlocutore a raggiungere una verità che è dentro di sé, ma che non sapeva ci fosse.
Verità come definizione, concetto che riguarda il mondo morale ( = insieme di valori, regole del comportamento nella nostra immagine mentale e spirituale; è un qualcosa di universale che sentiamo in ciascuno di noi).

Si arriva a una virtù(Socrate) come definizione dei valori morali e della capacità di applicarli. È una sola e consiste nella fatica costante di conoscere se stesso e il mondo.

[ Socrate, uomo di grande virtù : va in battaglia per la propria città, come cittadino salva la vita ai capì, come buon soldato non si lamenta mai dei sacrifici]

Virtù (Greci): Coincide con l’Areté e non è collegata strettamente alla morale; è intesa come capacità di eccellere ed è un dono divino

 Conoscenza : continuo dialogo con noi stessi per capirci e arrivare a decidere ciò che è bene e ciò che è male. Si sviluppa a partire dal dubbio.
 Formalismo etico = non da regole precise, ma spinge l’uomo a cogliere autonomamente il bene.
Proprio per questo viene condannato Socrate, perché insegnava a cogliere autonomamente la verità, mentre il governo democratico voleva un ritorno ai vecchi valori.
 Intellettualismo etico = nessuno fa il male volontariamente, ma solo chi non sa e scambia il male per il bene; chi sa e fa il bene arriva alla felicità (eudaimonia).

Socrate non discute il valore delle leggi della polis, quindi non fugge dopo la condanna a morte, pur potendolo fare.
Infatti egli ritiene che sia meglio subire il male anziché farlo.
La natura razionale ci aiuta ad avere una visione di noi stessi e a conoscere una realtà più lucida.
La nostra personalità ha una radice razionale, non c’è un io senza un tu; se non conosci te stesso non potrai essere te stesso. Per arrivare a vedere una realtà su te stesso devi stabilire un dialogo con l’altro, la comunità è elemento prezioso per cogliere l’essenza delle cose.

Socrate -> tratta l’anima come fonte primaria della conoscenza e dell’azione; è sede della coscienza morale e del pensiero dell’individuo.
Non ha solo attività razionali, ma anche etiche ( sede di sentimenti).

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