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Gorgia
È un sofista siciliano, dalla polis Leontini. Apprezzato per l’oratoria, la capacità di persuadere. Quando Leontini venne attaccata da Siracusa e temeva la conquista, i suoi cittadini lo mandarono come ambasciatorie ad Atene per chiedere aiuto con la sua notevole oraria; gli ateniesi rimasero sbalorditi e mandarono l’aiuto necessario alla difesa.
Il suo scritto è “Del non essere o della Natura”, è il fondatore del nichilismo occidentale, da nihil=nulla, ammettere il nulla. Si contrappone a Parmenide e agli Eleati, per i quali solo l’essere è Uno, Ingenerato e Immobile, solo del pensiero si può parlare e del non essere no ecc. Per Gorgia invece si può parlare di non essere, e anche l’essere può essere non essere. Primo a parlare di figure retoriche e altre strategie linguistiche per convincere,
Protagora primo ad usare i luoghi comuni e a distinguere i tempi verbali. I sofisti insegnavano il momento in cui era più giusto ed efficacie intervenire.

I sofisti erano in possesso delle “technai”, artifici complessi per far sembrare la propria tesi più forte, artifici tecnici dell’oratoria per attirare attenzione e mostrare razionalità della tesi.
Testimonianze:
Filostrato “La Sicilia ci ha dato a Leontini gorgia, al quale si deve riportare l’arte dei sofisti. Perché se si pensa ed Eschilo, di quante cose arricchì la tragedia, che ha approntato in modo sostanzioso anche la scenografia, così gorgia tiene lo stesso posto rispetto ai sofisti. Fu maestro di impeto oratorio, e audacia innovatrice nell’espressione, mossa ispirata, (pathos quasi teatrale), tono sublime per le cose sublimi e distacchi di frasi e inizi improvvisi, tutte cose che rendono il discorso più armonioso e solenne. Poi ampliava il discorso con espressioni poetiche, per gusto dell’ornato e del grandioso. Come egli avesse estrema facilità di improvvisazione (cogliere momento giusto), né fa alcuna meraviglia che disputando in Atene, già vecchio, suscitasse l’ammirazione della folla, se riuscì ad avvincere gli uomini più famosi del tempo: Crizio, Tucidide, Pericle, e Agatone poeta tragico, che in molti luoghi dei suoi Jambi imita gorgia. Declamò l’orazione pitica dall’altare sul quale fu anche posta la sua effigie in oro nel tempio di Apollo pizio. Orazione olimpica da lui composta in una circostanza pubblica gravissima: cercò di concordare le varie fazioni discordanti, incitandoli contro i barbari e persuadendoli a proporsi come premio la terra dei barbari. Pronunziò anche un orazione funebre ad Atene per i caduti in guerra, che gli ateniesi seppelliscono con parole di elogio, pur incitandoli contro i persiano e svolgendo lo stesso pensiero nell’olimpica, non parla di concordia con altri greci, poiché gli ateniesi tentavano la supremazia, svolgendo questo concetto che le vittorie sui barbari vogliono inni, quelle sui greci canti funebri. Si racconta che Gorgia sia vissuto fino a 108 anni, non logorato nel corpo dalla vecchiaia, ma in stato di perfetta salute e in pieno possesso dei suoi sensi. “
“Fu il primo a dare efficacia espressiva e elaborazione tecnica all’aspetto oratorio della cultura. Introdusse l’uso di tropi, metafore, allegorie, ipallagi, catacresi, iperbati, anadiplosi, epanalessi, apostrofi, parisosi. Faceva pagare a ogni scolaro cento mine, visse fino a 109 anni, e scrisse molti testi.”
“Frattanto in Sicilia i Leontini, che erano coloni calcidesi e affini agli ateniesi, si trovarono assaliti dai siracusani e, rischiando di essere presi di forza, mandarono un ambasciatore ad Atene. Era a capo dell’ambasceria Gorgia, che nell’oratoria superava gli altri, e anche per sottigliezza sofistica, arrivato ad Atene tenne un discorso sull’opportunità dell’alleanza. Mise in uso per primo figure retoriche ridondanti e notevoli per la loro artificiosità: antitesi, isocolie, parisosi, omeoteleuti e altre, che allora per la novità delle trovate potevano meritare consento, ma ora paiono come preziosità inutili, e il più delle volte stucchevoli. Alla fine, dopo averli convinti e avrà riscossa l’ammirazione di Atene se ne ritorno a Leontini.”
“è dato vedere anche la statua di Gorgia da Leontini, dedicato la statua in olimpia. Era figlio di Cadmantida, primo a rimettere in vigore l’esercizio dell’oratoria, caduto in oblio tra gli uomini.”
Apollodoro di Damasco: “Gorgia visse altri 9 anni dopo i 100. Erano contemporanei: Socrate nato nel 3 anno della settantasettesima olimpiade, e gorgia ha scritto il suo libro della natura o del non essere nell’84 esima olimpiade, sicché Socrate gli era maggiore di 28 anni o poco più. Lo conferma Platone nel Teeteto. Parmenide fu maestro di Empedocle, che fu maestro di Gorgia, che visse più a lungo, erano dunque contemporanei.
Testimonianza “fu del gruppo di coloro che escludono una norma assoluta di giudizio. Non però per le stesse obiezioni che muoveva Protagora e la sua scuola. Nel suo libro “del non essere o della natura” pone 3 capisaldi: 1 nulla esiste 2 se alcunché esiste non è comprensibile 3 se è comprensibile è incomunicabile e inspiegabile agli altri.

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