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Protagora e Gorgia

Protagora e il metodo dell’antilogia

Secondo Protagora l’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono per ciò che sono e di quelle che non sono per ciò che non sono. Con questo principio Protagora intendeva negare l’esistenza di un criterio assoluto che discrimini essere e non-essere, vero e falso. Protagora insegnava i modi con cui tecnicamente e metodologicamente era possibile sorreggere e portare a vittoria l’argomento che, nella discussione poteva risultare più debole. Per Protagora, tutto è relativo, non esiste un vero assoluto ma esiste qualcosa che è più utile, più conveniente e più opportuno.

Gorgia e la retorica

Mentre Protagora muove dal relativismo, sulla base del quale fonda il metodo dell’antilogia, Gorgia muove dal nichilismo, sul quale costruisce la sua retorica. Secondo Gorgia, non esiste l’essere, ossia nulla esiste. Posto anche che l’essere esistesse, esso non potrebbe essere conoscibile. Posto anche che l’essere fosse pensabile, rimarrebbe inesprimibile. Inoltre Gorgia nega anche la via dell’opinione e si concentra sulla via della ragione, che si limita a illuminare i fatti, circostanze e situazioni della vita degli uomini. Gorgia scopre, proprio a livello teoretico, quell’aspetto della parola per cui essa può essere portatrice di persuasione, di credenza e di suggestione. La retorica è esattamente l’arte che sfrutta a fondo questo aspetto della parola e può essere definita come l’arte del persuadere. L’essere retori, per Gorgia, consiste nell’essere capaci di persuadere i giudici nei tribunali, i consiglieri nel Consiglio e così via.

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