Concetti Chiave

  • Epicuro fonda la sua scuola filosofica nel 306 a.C. in un giardino, accogliendo discepoli di ogni estrazione sociale.
  • La sua concezione atomistica sfida le visioni platoniche e aristoteliche, sostenendo che tutto è materia nel vuoto, senza finalità.
  • Epicuro distingue tra piaceri cinetici e catastematici, enfatizzando l'importanza di desideri naturali per raggiungere la felicità.
  • Il quadruplice farmaco di Epicuro offre soluzioni ai timori umani, come la morte e la sofferenza, promuovendo la felicità come assenza di dolore.
  • La filosofia stoica, fondata da Zenone, sostiene che la virtù e la comprensione del proprio ruolo nel destino portano alla vera felicità.

Epicuro e il suo giardino

- Nasce a Samo, in Asia Minore, nel 341 a.C.

- Nel 306 a.C. raccoglie i suoi discepoli (anche donne e schiavi) in un

giardino vicino alla sua casa, da lì deriva il nome Képos

- Epicuro è trattato come una figura leggendaria

- Nel 1° secolo a.C. l’epicureismo inizia ad affermarsi nel mondo latino

con Virgilio, Orazio e soprattutto Lucrezio (De rerum natura)

La concezione atomistica di Epicuro

- Si contrappone alla concezione platonica della natura che imita i

modelli e anche alla concezione aristotelica in cui la natura tende verso

la perfezione

- Tutto quello che esiste è semplicemente materia nello spazio vuoto,

senza alcun progetto e senza alcuna finalità

- Tutto è costituito da atomi: impercettibili, indivisibili, indistruttibili ed

eterni

- La formazione e il disfacimento consiste nell’aggregazione degli atomi

- Gli atomi hanno un peso e quindi cadono verticalmente verso il basso

- Il clinàmen (inclinazione) fa deviare gli atomi e, di conseguenza,

permette la creazione di ciò che esiste

- Le divinità sono creature materiali che abitano in luoghi lontanissimi,

l’intermundia, e per questo sono completamente indifferenti alle

vicende umane.

- L’anima è una sostanza speciale: immateriale, immortale e fortemente

unita al corpo

La felicità secondo Epicuro

Gli esseri umani sono liberi di agire e responsabili delle proprie azioni

- Il clinàmen rende possibili azioni libere

- La felicità è piacere (edonismo)

- Le due sensazioni decisive per suscitare la felicità e l’infelicità sono il

piacere e il dolore, due varianti di uno stesso stato mentale: il pàthos

- Epicuro distingue due tipi di piacere: i piaceri cinetici (mescolati con

turbamento e dolore: il piacere fisico intenso ma transitorio e

fuggevole) e i piaceri catastematici (consistono nell’assenza di dolore)

- C’è anche una distinzione tra due tipi di desideri: i desideri naturali (i

bisogni naturali del corpo che si dividono in naturali necessari, come la

fame e la sete, e in desideri naturali non necessari, come la voglia di cibi

raffinati o l’alcol) e i desideri vani o superflui (desiderio di celebrità o

ricchezza, tendono a creare piaceri instabili)

- Il piacere è quindi componente essenziale per la felicità (edonismo)

Il quadruplice farmaco di Epicuro

- Epicuro ritiene che il sapere filosofico possa fungere da quadruplice

farmaco (o tetrafarmaco) capace di liberare gli esseri umani da:

a. Timore degli dei: sono indifferenti alle vicende umane (+ teogonia)

b. Timore della morte: l’anima è inseparabile dal corpo, e che quindi,

alla morte di quest’ultimo, termina anche essa di esistere

c. Timore dell’infelicità: la felicità è facilmente accessibile

d. Timore della sofferenza: o il dolore passa rapidamente, oppure è

tale da far si che ci si abitui senza più soffrire o può condurre alla

morte

- La felicità è anche:

a. Aponìa: assenza di dolore fisico

b. Ataraxìa: assenza di turbamento

L'etica epicurea e la socialità

- L’etica epicurea è sintetizzata con: conduci un'esistenza il più possibile

appartata e semplice

- Non è da intendere come un rifiuto della vita sociale, l’epicureo non

vive completamente isolato dalla società

- Sottolinea l’importanza della socialità

- I problemi iniziano a manifestarsi con grandi comunità umane

Fondazione e principi dello stoicismo

- Fondata da Zenone ad Atene intorno al 300 a.C.

- Visto che le lezioni si tenevano presso un portico (stoà) la dottrina

prese il nome di stoicismo

- La scuola stoica favorisce un dibattito ed una certa pluralità di vedute

- Antica Stoà

- Media Stoà: II e I secolo a.C.

- Nuova Stoà: rapporto tra filosofia stoica e il mondo romano (Seneca e

Marco Aurelio)

La visione panteista degli stoici

- Il mondo è un organismo vivente che consiste nell’unione indissolubile

di due principi, uno attivo e uno passivo: pura materia pervasa e

animata dal principio attivo, il quale è caratterizzato come ragione o

come seme (logos spermatikos) ma anche come spirito o soffio vitale

(pneuma) o come anima del mondo, come fuoco o come divinità

- La visione stoica è panteista

- La divinità plasma il mondo dall’interno

- Il mondo evolve nel tempo seguendo una legge necessaria chiamata

“fato” o “provvidenza” che realizza un progetto prestabilito. Si parla di

finalismo e ottimismo

- La legge interna dell’universo prevede infinite ripetizioni di

conflagrazioni, una serie di violente esplosioni da cui origina il cosmo e

termina con un altra conflagrazione (palingenesi)

- A differenza degli epicurei, che concepiscono il mondo costituito da

materia nello spazio vuoto, per gli stoici esso è un intero

completamente pieno

- Soltanto le entità dotate di un corpo esistono in senso proprio

- Nel caso degli oggetti inanimati, il principio attivo si limita a fornire agli

oggetti una certa forma

- Per gli organismi vegetali, alla materia viene conferita una certa natura

da cui deriva la vita in senso biologico

- Negli animali la natura è potenziata dall’anima

- Per gli esseri umani l’anima è governata dalla facoltà razionale che gli

stoici chiamano “egemonico

- L’anima non è materia inerte, come per gli epicurei, ma è soffio vitale

- La distinzione tra il bene e il male viene giustificata dallo stoicismo

sulla base per cui il male è necessario per far risaltare il bene

La virtù e la felicità stoica

- Il singolo essere umano non può sottrarsi alla catena di eventi che

costituiscono il suo destino

- Causa interna: causa che rimanda alla natura dell’individuo che lo porta

ad agire o muoversi in modi che discendo da tale natura (es. palla

rotola perché rotonda)

- Un uomo compie le azioni perché così ha previsto il progetto divino

(causa esterna), ma anche perché quell’uomo è fatto in un certo modo

(causa interna)

- L’uomo ha la libertà di dare l’assenso a quello che è previsto

- La virtù è sapere, in quanto essere virtuosi richiede di conoscere il

proprio ruolo nel fluire della natura in base al piano divino

- La virtù non è qualcosa che si possiede soltanto in un certo grado, o la

si possiede o no

- Il saggio agisce sempre in modo virtuoso

- Soltanto la virtù può condurre alla felicità, che per gli stoici è vivere in

armonia con il corso degli eventi prestabilito dalla legge razionale

universale

- I “valori” sono cose degne di scelta perché preferibili al loro opposto,

ad esempio la salute o l’onore

- Il saggio stoico gode di una condizione di autosufficienza/autarchia che

fa sì che la sua felicità perduri per sempre, qualunque cosa accada

- La passione è un impulso che eccede la giusta misura e che deve

essere governato dalla ragione affinché l’azione sia virtuosa

- L’etica stoica conduce alla prospettiva del cosmopolitismo, ogni essere

umano è cittadino del mondo

- La sola schiavitù è quella dello stolto che soccombe alle passioni

- La felicità è apatìa: assenza di passioni

- La filosofia si realizza al massimo grado con la politica

- Condivide la concezione di un ordine razionale del mondo

- Critica il rigorismo secondo cui o si è saggio non lo si è

Seneca e la saggezza stoica

Per Seneca la saggezza è qualcosa che va conquistato faticosamente

ogni giorno

- Seneca diventa tutore del giovane Nerone, il filosofo deve educare il

sovrano. Vuole educarlo alla razionalità e alla saggezza

Gli effetti sono catastrofici. Di fronte alla prospettiva di essere

giustiziato si suicida, la vita è sacra solo se vissuta degnamente

- La fine della vita non è la fine dell’anima che è un’entità spirituale

destinata a tornare alla sua dimensione divina

- Essi è l’ultimo dei “cinque imperatori buoni”

- Non soltanto si interessa alla filosofia stoica come guida per la pratica

di governo, ma si dedica in prima persona alla scrittura filosofica

- Secondo lui tutte le cose sono concatenate e nessuna è estranea alle

altre

Pirrone e la sospensione del giudizio

- Pirrone di Elide nasce nel 365 a.C.

- Per lui la realtà è instabile, indeterminata e sfuggente, quindi non

conoscibile

- Le sensazioni che ci dovrebbero mettere in contatto con essa non

sono né vere né false e la stessa condizione di indeterminatezza

affligge le opinioni che derivano dalle sensazioni

- Il saggio deve pertanto fare in modo di non avere opinioni e non deve

esprimersi su nulla fino a raggiungere uno stato di afasìa (rifiuto del

linguaggio, e quindi totale silenzio)

- É quindi possibile raggiungere uno stato di assoluta indifferenza e

imperturbabilità: l'avarizia, che per Pirrone coincide con la felicità e la

saggezza

- L’indagine è fine a sè stessa e non può condurre al sapere

- Lo scopo ultimo della filosofia è la ricerca della felicità

- Più radicale di Pirrone

- Secondo lui nessuna conoscenza è possibile, in assoluto

- L’unico atteggiamento ragionevole è l’epoché, ovvero la sospensione di

giudizio (rifiuto di prendere una posizione)

- Per lui serve rimpiazzare il criterio di verità con un criterio di

ragionevolezza, che non ambisce a stabilire cosa sia vero ma soltanto

cosa sia più ragionevole credere

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del giardino di Epicuro?
  2. Il giardino di Epicuro, fondato nel 306 a.C., rappresenta un luogo di incontro per i suoi discepoli, inclusi donne e schiavi, e da cui deriva il nome Képos, simbolo della sua filosofia di vita.

  3. Come si differenzia la concezione atomistica di Epicuro da quella di Platone e Aristotele?
  4. Epicuro sostiene che tutto ciò che esiste è materia nello spazio vuoto, contrariamente a Platone e Aristotele, che vedono la natura come un'imitazione di modelli o come un processo che tende alla perfezione.

  5. Qual è la visione epicurea della felicità?
  6. Secondo Epicuro, la felicità è identificata con il piacere, distinguendo tra piaceri cinetici e catastematici, e sottolineando l'importanza di soddisfare desideri naturali e necessari per raggiungere uno stato di benessere.

  7. Quali sono i quattro timori che il quadruplice farmaco di Epicuro intende alleviare?
  8. Il quadruplice farmaco di Epicuro affronta il timore degli dei, della morte, dell'infelicità e della sofferenza, promuovendo una visione della felicità come assenza di dolore e turbamento.

  9. Come si definisce la virtù nella filosofia stoica?
  10. Nella filosofia stoica, la virtù è considerata essenziale per la felicità e si basa sulla conoscenza del proprio ruolo nel mondo, richiedendo un'azione in armonia con il corso degli eventi stabilito dalla legge razionale universale.

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