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Età ellenistica

Esistono due età ellenistiche: Alessandrina, il cui nome deriva dalla città fondata da Alessandro Magno, Alessandria d’Egitto (va dalla morte di Alessandro Magno, 323 a.C., alla conquista romana della Grecia, 146 a.C.) e Romana (va dalla conquista della Grecia, 146 a.C. alla fine dell’impero romano, V secolo d.C.).
“Ellenistico” indica la cultura greca nei paesi conquistati da Alessandro Magno. Con la sua conquista c’è una fusione di cultura greca con quella orientale. Il governo delle Polis non c’è più, scompare la partecipazione diretta, quindi i cittadini diventano sudditi poiché si crea un impero. In un clima del genere c’è un senso di smarrimento, ansia, timore e anche la cultura cambia il suo orientamento. La filosofia tende quindi a frantumarsi. Si va verso una cultura specialistica e nasce la “scienza”: discipline che si occupano di osservazione diretta. Nascono due istituzioni culturali ad Alessandria: Museo e Biblioteca, il cui scopo è di coltivare il sapere specialistico. È un sapere catalogativo. Gli scienziati costituiscono una casta assestante che opera nel museo. Quest’ultimo, non è come quello di oggi in cui si conservano cimeli importanti, ma era un luogo in cui si studiava. Il libro diventa la forma privilegiata di comunicazione.

Della filosofia aristotelica resta solo l’etica. La filosofia diventa, quindi, una terapia contro il malessere cioè l’arte del vivere bene.
Logica: scienza del ragionamento; fisica: distinzione vero-falso; etica: le cose più importanti, ha un ruolo pratico.
Queste tre scienze possono essere viste come un albero in cui la logica sono le radici, la fisica è il tronco e l’etica sono i rami.
Il saggio ellenistico è colui che proclama il suo distacco da questo mondo, ad esempio le passioni. La cosa migliore per l’uomo è vivere in piccole cerchie aristocratiche.
Le scuole ellenistiche sono tre:
- Scetticismo
- Epicureismo (Epicuro dice che bisogna vivere fuori città)
- Stoicismo (gli stoici dicono che bisogna vivere distaccato dal mondo)

Epicureismo
Epicuro, come tutti i filosofi di età ellenistica, vuole curare il malessere degli uomini.
Egli fa della filosofia un tetra farmaco. Ci sono quattro paure che turbano gli uomini:
- Giudizio degli dei-> non sono da temere in quanto gli dei non si occupano delle vicende umane.
- Morte-> non è da temere poiché quando c’è lei io non ci sono e viceversa.
- Piacere-> è possibile: si tratta di non guardare al futuro ma vivere il momento.

- Dolore-> non è da temere perché è di breve durata.
Per vincere queste paure e raggiungere la saggezza di vita è necessaria la scienza: tripartizione della filosofia.
- Canonica (logica, canone di verità)
- Fisica (Distinguere il vero dal falso)
- Etica ( Saper vivere in armonia con la natura)
Canonica: si basa su tre criteri di verità.
Il primo è la sensazione (rovesciamento del platonismo-> ragione). Perché le sensazioni sono sempre vere? Perché sono il prodotto meccanico (assolutamente necessario) dell’azione delle cose sulle nostre facoltà conoscitive.
Le sensazioni producono le anticipazioni (secondo criterio): dal greco, prolessi.
Una sensazione, a forza di ripetersi, crea un’immagine nella memoria, quindi dei concetti.
il terzo criterio di verità è il sentimento di piacere (bene) o dolore (male). Grazie al piacere o al dolore, si può distinguere il bene dal male.
L’errore
Se si resta nel campo delle sensazioni e dei concetti non possiamo commettere errori. L’errore deriva dall’opinione che può essere smentita e sulla quale non agiscono i sensi.
FISICA: si basa sui concetti di Democrito (atomismo e meccanicismo).
Il mondo è mosso da cause meccaniche in cui si creano e si distruggono altri mondo in continuazione. Rispetto a Democrito, in Epicuro il meccanicismo viene attenuato.
Democrito dice che gli atomi si muovono vorticosamente e si incontrano sempre.
Epicuro dice che gli atomi si muovono con un moto rettilineo e uniforme dall’alto verso il basso ma in questo modo non si incontrano mai.
Tito Lucrezio Caro è un epicureo. È famoso per aver scritto il “De Rerum Natura” (sulla natura delle cose). È importante poiché ha tradotto in immagini i concetti di Epicuro. In questo poema possiamo vedere il brivido che l’uomo prova davanti alla grandiosità della natura.
Per far sì che gli atomi si incontrino, il movimento deve inclinarsi, quello che Lucrezio denomina “clinamen” che è del tutto casuale.

Etica: il fine dell’uomo è la felicità.
Bisogna vivere piacevolmente. Il fine dell’uomo secondo Epicuro è conseguire il piacere, quindi l’edonismo come assenza di dolore, fisico (aponìa) e spirituale (ataraxìa). Epicuro dà consigli per conseguire la felicità: tenersi lontani dalla vita politica.
Nella scuola di Epicuro, l’amicizia è il piacere più grande (la sua scuola era nel giardino di casa sua, fuori Atene).
Epicuro divide i piaceri in buoni e cattivi. Quelli buoni sono detti “catastematici” ad esempio l’amicizia. Quelli cattivi sono detti “dinamici”, ad esempio il matrimonio, le ricchezze e la vita politica poiché generano angosce.

Scetticismo
“Scettico” deriva dal greco Sképsis che significa ricerca, dubbio.
Pirrone di Elide è il fondatore della scuola scettica. È andato in India da cui ha dedotto che: tutto è vano. La realtà come noi la conosciamo è inafferrabile, ossia l’unità delle cose: l’impossibilità di avere una conoscenza oggettiva delle cose.
Gli scettici dicono che ci sono tanti modi di vivere e di pensare, non c’è un criterio di verità. I sofisti dicevano che ogni forma di conoscenza è relativa. Gli scettici dicono che l’uomo è l’unico criterio di verità e che essa non esiste, quindi tutte le dottrine dei filosofi precedenti secondo gli scettici non sono del tutto vere.

Gli scettici arrivano a praticare l’epoké: sospendere il giudizio, non pronunciarsi, quindi lo scettico di fronte i fenomeni, si asterrà.
L’epoké consiste nell’affermare né è, né non è.
Questa astensione porterà all’ataraxia: pace dell’anima. Bisogna rinunciare a pretendere di trovare la verità.
Gli scettici poi arriveranno anche all’afasìa: assenza di parola, quindi tacere.
Lo scetticismo è come una sorta di “lassativo”: viene mandato via sia ciò che è da eliminare, sia la medicina che si usa, quindi lo scetticismo, eliminando la filosofia, elimina anche se stesso.
Arcesilao è l’esponente principale dello scetticismo medio, a cavallo tra l’età alessandrina e quella romana. Lo scetticismo è come un platonismo ma senza il mondo delle idee.
Arcesilao ha confermato quello che ha detto Pirrone e ha aggiunto che al massimo possiamo affermare l’eulogia: Buon Senso. Dobbiamo affidarci a quello che ci sembra perseguibile ma senza pretendere di trovare un punto di riferimento assoluto.
Carneade è, anche lui, un esponente dello scetticismo medio (II secolo a.C.).
È il primo filosofo che ha tenuto lezioni pubbliche a Roma, ma è stato cacciato perché i giovani dovevano dedicarsi alla guerra e la filosofia li distraeva.
Carneade sosteneva che non di può raggiungere la verità assoluta ma ci si può avvicinare: probabilismo. Egli ci dice che esistono rappresentazioni più probabili e meno probabili. Con lui stiamo uscendo dallo scetticismo assoluto.
Sesto Empirico è un esponente della scuola scettica ultima (età romana, II secolo d.C.). È il più importante di questo periodo perché è l’unico di cui abbiamo dei testi. Abbiamo solo due opere che ci aiutano a ricomporre lo scetticismo e ci danno notizie di altre filosofie.
- Schizzi Pirroniani: sintesi dello scetticismo
- Contro i Matematici: per “matematici” si intendono tutti i filosofi in quanto hanno una verità dogmatica. Dogmatismo: fonte di turbamento.


Sesto Empirico diche che non esiste un criterio di verità oggettiva, abbiamo davanti solo fenomeni di cui ci facciamo rappresentazioni soggettive, quindi mutevoli.
La teoria di Sesto Empirico ha conseguenze differenti da quella di Pirrone: dice che bisogna vivere rispettando quattro criteri pratici:
- Seguire ciò che la natura ci rivela attraverso i sensi.
- Assecondare i bisogni del corpo.
- Rispettare le leggi e i costumi.
- Seguire le regole delle arti.
Essenza dello scetticismo è non rinunciare mai alla verità pur ammettendo la sua inafferabilità.

Stoicismo
Saggezza: vivere in armonia con la struttura delle cose che è data dalla fisica.
Stoici: la scuola stoica ha avuto più fondatori poiché era concepita in modo diverso da come Epicuro pensava alla sua scuola. Lo stoicismo è una scuola aperta.
Stoa= portico--> era il luogo in cui si radunavano i personaggi che poi hanno fondato la scuola.
Lo stoicismo si divide in tre parti:
- Stoicismo originario (età alessandrina III secolo a.C.): i maggiori esponenti sono Zenone di Cizio (Cipro, di origine fenicia); Cleante di Asso (località della Grecia); Crisippo di Soli (Isola della Cilicia).
- Stoicismo Medio (a cavallo tra l’età alessandrina e quella romana, II-I secolo a.C.): importante perché gli esponenti di questa scuola, Panezio di Rodi e Poseidone di Apamea, erano i maestri di Cicerone.
- Stoicismo romano (età imperiale I-II secolo d.C.): i maggiori esponenti sono Seneca, Epitteto (di origine Frigia) e Marco Aurelio (imperatore filosofo).
Nella scuola stoica per raggiungere la saggezza serve la scienza, come per Epicuro.
La logica stoica non è solo dottrina della conoscenza (gnoseologia), ma anche del ragionamento e del significato.
Gnoseologia: criterio di verità che è identificato nella sensazione. Essa è un’azione che l’esterno produce sui nostri sensi (impressione).
Epicuro si ferma qui, alle sensazioni. Gli stoici no. Per dare un criterio di verità si deve dare prima un giudizio. Solo quando c’è l’assenso dell’intelletto, c’è la presenza del criterio di verità, quindi c’è una rappresentazione catalettica e su questa si fonda la scienza, che rappresenta una forma di possesso sicuro delle conoscenze.
Dottrina del significato: concetti--> nascono dalle sensazioni.
Aristotele diceva che il concetto è l’essenza di una cosa (forma). Non è solo mentale ma anche reale. Gli stoici dicono che i concetti si formano nella nostra mente attraverso la memoria, quindi non c’è l’essenza della cosa, in conclusione sono solo mentali--> significato.
Teoria del significato. Il processo di significato ha tre fasi: parola, la cosa significata, significato.
La parola ha un significato che rinvia alla cosa significata.
Parola e cosa sono materiali. Significato (dal greco lekton) è immateriale: è solo un immagine mentale che la parola genera e allude alla cosa-concetto.
Dottrina del ragionamento: il significato porta al sillogismo.
Il sillogismo stoico è di due forme:
- Ipotetica--> se è A, allora è anche B. Ma è A! Dunque è anche B.
- Disgiuntiva--> o è A o è B. Ma è A! Quindi non è B.
In questo ragionamento non c’è il termine medio, quindi è una logica che mira a verificare la premessa ipotetica o disgiuntiva attraverso una verifica sulla realtà.
È chiamato “non dimostrativo” (dal greco, anapodittica) appunto perché non c’è il termine medio che lo dimostra.
Si può anche ricavare qualcosa che non vedo da qualcosa che vedo (esempio: c’è una borsa sul tavolo ma nessuno nella stanza quindi deduco che ci sia stata una persona prima).
Fisica: materialismo non meccanicistico ma finalistico.
Tutto è materia vivente, cioè scaldata da un soffio vitale, un respiro divino che dà vita alla materia: pneuma. Essa coincide con il Logos (ragione) che tutto pervade e tutto è logos.
È come se il mondo fosse un animale che respira. Quindi si può considerare panteismo. Il logos contiene le ragioni seminali da cui tutto si genera.
Il logos coincide ance con il destino: eimarméne (destino, fato).
La materia ha un principio passivo e uno attivo che è il logos, pneuma.
Nelle anime umane c’è un principio razionale che sta sopra a tutti gli altri: Egemonico (ragione).
L’anima presiede i principi dei cinque sensi, il principio fonetico e quello della generazione. Il logos è anche “fuoco”: indirizza tutte le cose verso il bene. Tutto questo è realizzato in modo ciclico perché per i greci, tutto accade all’infinito: visione di eterno ritorno--> tutto ritorna uguale a se stesso.
Etica: la libertà sta nell’adeguarsi alle necessità--> saggezza.
Il saggio si lascia guidare dal logos universale: leggi universali della natura.
Lascia che le cose facciano il loro corso perché se le modifichi ti fai del male.
Quello che modifica la natura sono le passioni. Esse sono una malattia, come le emozioni, che ci fa del male. Vanno abolite!
Apatheia--> assenza di pathos, cioè di emozione.
Al saggio stoico, quando non riesce a controllare le emozioni, è consentito il suicidio.
L’etica è basata sul dovere: l’uomo saggio è quello che compie il suo dovere, infatti ha molto successo a Roma. Un altro motivo per il quale ha successo è: il saggio stoico si sente cittadino del mondo perché sono tutti accomunati dal logos--> visione di cosmopolitismo: il cosmo è un’unica città. Lo stoicismo è una filosofia che tende ad unire le persone.
Stoicismo romano
Ai romani non interessavano le varie scuole filosofiche, ma prendono tutto ciò che gli serve dalle varie filosofie--> Eclettismo: ai romani interessa solo come ci si deve comportare quindi sono interessati soprattutto all’etica.
Ad esempio Cicerone, in ambito fisico si considerava scettico. Ha scritto il “de officiis” in cui parla del dovere.
Nello stoicismo di Seneca, Epitteto e Marco Aurelio c’è la presenza del pathos religioso.
In Seneca, il pathos religioso, è una visione più appassionata dell’uomo. C’è un Dio a cui l’uomo si riferisce.
Epitteto: nel suo “Manuale” ci dice che per essere saggi dobbiamo cambiare ciò che si può cambiare, cioè noi stessi e rinunciare a cambiare ciò che non si può cambiare.
Marco Aurelio: nel libro “Ricordi” si esprime con una visione pessimistica. L’esistenza umana è precaria quindi invece di fare cose inutili dobbiamo pensare alla nostra identità perché la vita è breve.

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