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Le filosofie ellenistiche

Dal punto di vista storico l’età ellenistica è il periodo in cui al sistema delle polis si sostituiscono prima l’impero di Alessandro Magno, poi una serie di regni nella regione del Mediterraneo Orientale. I generali di Alessandro fondarono le dinastie a capo dei vari regni. Oltre a questi cambiamenti politici, vi sono anche dei cambiamenti culturali: per cultura ellenistica si intende quel movimento che unì le culture greche e quelle orientali. Questo processo ellenistico fu molto influenzato dall’impero romano, in quanto questo inglobò poi tutti i regni che si erano formati.
Dal punto di vista politico le polis diventano cosmopolis, cioè il punto di riferimento non è più la polis, ma è l’intero mondo greco – orientale. L’uomo non si definisce più come cittadino ma come individuo, poiché non è più cittadino di una singola città reca, ma diventa cittadino del mondo. Venne introdotta l’etica, che si riferisce alla condotta individuale in un mondo senza confini. L’etica è la ricerca di un modo di vivere bene, pone all’individuo singolo queste domande: che cosa fare di se stessi? Come salvarsi? Contribuisce a dare delle regole di vita all’uomo, per conseguire la felicità.

Le filosofie di età ellenistica si concentrano sul rapporto individuo-mondo e sulla ricerca di una via di salvezza. Ad Atene il filosofo Diogene pensava che la via della salvezza fosse disinteresse per i beni materiali.
La filosofia alessandrina incentrata sulla riflessione individuale, prende strada dall’etica per cui da questo momento al filosofia si separa dalla fisica e dalla tecnica. Un’altra corrente si occuperà di tecnica e strumenti vari, fondamentali in questo periodo di guerra.
Le scuole più conosciute del periodo sono:
- eclettismo dal greco ecc lego, cioè raccogliere da una parte e dall’altra;
- epicureismo
- stoicismo
- scetticismo
- neoplatonismo anche se non rientra propriamente nell’età ellenistica

Epicureismo
Epicuro (341- 271 a.C.) proviene da Cipro, giunge ad Atene verso la fine del secolo IV, fonda la sua scuola di pensiero in una sorta di orto-giardino nella periferia della città dove lavora serenamente e lontano dal caos cittadino. La scuola epicurea ha una filosofia ottimista e rassicurante:

- la realtà è facilmente conoscibile;
- nel modo in cui la realtà è conoscibile, noi possiamo raggiungere la felicità;
- per fare ciò l’uomo basta a se stesso, non occorre che gli uomini si affannino a creare le polis e pregare gli dei.
La felicità è definita da Epicuro con due termini: aponia e atarassia.
Aponia significa senza sofferenza, assenza di dolore, mentre atarassia assenza di turbamento. Rappresentano quindi uno stato di quiete e di equilibrio fisico.
L’uomo può facilmente raggiungere la felicità perché è un aggregato di materia, di atomi che si uniscono per comporre la vita e si disgregano quando l’uomo ha concluso le sue opere.
Il mondo per Epicuro è l’essere, la totalità che esiste formata di atomi, piccole particelle che si muovono cadendo nel vuoto, ed è una caduta infinita poiché lo spazio è infinito.
Gli atomi hanno una certa forma, un certo peso e sono indivisibili. Essi quando cadono, in teoria, dovrebbero seguire un moto rettilineo, ma secondo Epicuro c’è una deviazione detta clinamen. Essa è all’origine dell’aggregazione degli atomi, in quanto essi deviano, si urtano e formano non solo individui ma anche interi universi che poi si dissolvono con il trascorrere del tempo. Anche gli dei e l’anima sono composti da questi atomi.
L’obiettivo di un individuo è evitare il dolore, la sofferenza, lo squilibrio psichico.
Per spiegare meglio questo suo pensiero, Epicuro fece una classificazione dei piaceri.
Disse che esistono piaceri naturali e necessari, naturali e non necessari, non naturali e non necessari.
- i piaceri naturali e necessari sono quelli che permettono la conservazione dell’esistenza (nutrirsi, riposarsi, la quiete…)
- i piaceri naturali ma non necessari sono quelli che danno una connotazione eccessiva ad un piacere naturale
- i piaceri non naturali e non necessari, infine, sono le ricchezze, la potenza , gli onori, il riconoscimento sociale. Non solo l’uomo non ha bisogno di questi per vivere, ma per ottenerli deve lottare e perdere la propria quiete.
I mali che possono colpire e turbare l’uomo sono i mali del corpo. L’uomo è in grado di sopportare dolori che non conducono alla morte, ma quelli insopportabili lo conducono rapidamente ad essa. I mali dell’anima possono essere evitati indirizzando correttamente la propria condotta e cercando solo ciò di cui si ha bisogno. Il male peggiore è la morte; Epicuro disse che quando c’è la morte, noi non ci siamo e viceversa. La morte, però, non deve spaventare l’uomo poiché non è dolore, ma semplicemente fine. Epicuro, quindi, conclude che il dolore si può sopportare se è un dolore fisico lieve, mentre il dolore dell’anima si può evitare con una buona condotta.
Il modo di vivere corretto è latherios, cioè “vivi nascosto”, nella tranquillità, coltivando le amicizie poiché la vita politica porta turbamento.

Stoicismo
La scuola stoica venne fondata da Zenone di Cizio, il quale nasce circa nel 332 a.C. e muore nel 254 a.C., e non era un cittadino ateniese. Egli tiene lezione sotto un portico, da cui il nome “stoicismo”, infatti in greco portico è “stoa”. La scuola filosofica è un luogo dove si riuniscono il maestro e gli studenti e dove viene trasmessa una dottrina, non senza apportare modificazioni a questa. Questo gruppo di dottrine nello stoicismo viene quindi trasmesso e continuamente arricchito, mentre al contrario gli allievi di Epicuro trasmettevano la sua filosofia con grande fedeltà.
Altri maestri seguirono Zenone nella sua scuola, come ad esempio Cleante e Crisippo.
- Fisica
La scuola stoica sostiene che solo il corpo, la materia, può produrre delle influenze sugli altri corpi e, a sua volta, subire influenza, può modificare oppure essere modificato. L’essere è corpo, la realtà è un gigantesco insieme di corpi al cui interno si possono distinguere:

- un principio attivo formale, formante, indica la capacità di organizzare la materia;
- un principio passivo informale, informante, indica la materia che viene organizzata.
Entrambi sono principi materiali e corporei, inoltre non sono distinguibili perché sono strettamente compenetrati l’uno nell’altro.
Secondo gli stoici, il principio è calore, fuoco, oppure Dio - logos. È un principio razionale, questa tendenza è chiamata panteismo materialistico, cioè l’insieme della realtà è Dio, è la totalità delle cose che esistono. Il mondo è organizzato secondo questo principio formale, frutto di un’intelligenza organizzatrice (logos oppure pneuma, respiro caldo).
Il logos contiene i semi di tutte le cose, logoi spermaticoi, cioè ragioni seminali. Come nel seme c’è il progetto della pianta, così nelle ragioni seminali ci sono i motivi per cui il mondo è stato realizzato in un determinato modo. Il mondo è strutturato, non esiste altra configurazione possibile se non questa che è, ed è organizzato secondo il principio del meglio. Gli eventi sono un ciclo continuo destinato a ripetersi in eterno, alla fine del suo ciclo il mondo si consuma, si conflagra, brucia per poter poi risorgere (palingenesi).
Il mondo ha un andamento provvidenziale. Il male dentro un piano provvidenziale è prodotto per conseguire un bene più grande.
- Etica
Se l’ordine del mondo è perfetto, vivere secondo natura non vuol dire altro che conformarsi ad esso.
Gli animali riescono a conformarsi perché sono dotati di istinto, mentre gli uomini perché sono dotati di ragione, che permette di conoscere l’ordine.
La virtù per gli stoici, è la disposizione uniforme e costante, l’abitudine a vivere secondo l’ordine e le leggi del cosmo. La virtù è unica, ma può avere molti nomi diversi: temperanza, giustizia, coraggio…
Tutto ciò che rafforza la virtù è bene, ciò che invece la indebolisce è male. La bellezza e la salute fanno parte degli indifferenti, cioè di quella categoria che non è necessaria per conseguire la virtù.
Per gli stoici l’emozione è un fatto negativo perché allontana l’uomo dalla comprensione razionale.
Apatia, cioè senza emozioni.

Scetticismo
La scuola scettica fu fondata da Pirrone, il quale morì nel 270 a.C. Essa prende il nome dalla scepsis, cioè indagine, ricerca o dubbio. Secondo questa dottrina l’uomo non può accedere alla verità ultima delle cose. Dopo aver esaminato gli studi dei filosofi precedenti, gli scettici sostengono che questi hanno proposto una varietà tale di concetti, spesso contradditori, da condurre l’uomo alla confusione ed al disorientamento. Non esistono dottrine più alte di altre, l’uomo per evitare questo turbamento deve sospendere il proprio giudizio (epoke) e deve rifiutare ogni dottrina. Epokè significa appunto sospensione di giudizio, rifiuto di ogni dottrina. L’uomo, per non essere turbato, deve conseguire l’atarania, ovvero l’imperturbabilità. L’apatia è l’assenza di coinvolgimento nei sentimento osservando un fatto.
Ci sono dei criteri pratici per orientare l’uomo verso una giusta essenza: ad esempio fare ciò che fanno gli altri poiché, per tradizione, hanno trasmesso determinate consuetudini.
Infine, quello che è impossibile spiegare è la natura profonda delle cose, non la loro essenza.

Neoplatonismo
È una sorta di reinterpretazione di Platone, proposta circa nel III secolo a.C. da Plotino, nato in Egitto a Nicopoli nel 205, e morto a Mintorno nel 271. Egli era allievo di Ammonio Sacca, il quale non voleva che le sue dottrine fossero divulgate e per questo i suoi allievi le mantennero segrete. Non sappiamo quindi se ciò che scrisse nei suoi scritti sia opera sua o del suo maestro.

Plotino interpretò in modo particolare la riflessione di Platone, e si interessò in particolare dell’anima e del significato dei numeri. Egli parte dalle dottrine originali di Platone e sostiene che il principio è l’Uno e che esso è trascendente ma anche che “è altro in rapporto alla realtà generata”. Tra il principio e la realtà c’è quindi un rapporto di diversità.
Egli inaugura la dottrina della teologia negativa che dice che di Dio si può affermare solo ciò che Dio non è. Quindi dell’Uno si può affermare solo ciò che esso non è, e del Principio si può affermare solo ciò che esso non è.
Non è corretto usare i termini Uno, principio ed essere; egli dice che l’Uno è non essere, nel senso che è talmente diverso dalle altre cose e talmente infinito che non è paragonabile all’essere; quindi la negazione sta ad indicare la superiorità.
L’Uno non è l’unica cosa esistente, perché al di sotto di esso ci sono le sue ipostasi, cioè ciò che esiste, che appartengono al regno dell’essere. Esse sono l’intelletto e l’anima.
L’Uno è, quindi, oltre l’essere; l’intelletto sta al di sotto di esso, e al di sotto dell’intelletto c’è l’anima, ed al di sotto di questa la materia.
Plotino reinterpreta la kora platonica come pura negatività, come pura forza di resistenza, cioè qualcosa che non ha la possibilità di creare assumendo una forma. Essendo così la materia, le realtà sensibili che compongono il mondo sono imperfette.
Tra l’Uno e l’Intelletto e l’Anima c’è un rapporto derivativo, un processo che Plotino chiama emanazione, il quale porta l’Uno all’Intelletto e l’Intelletto all’Anima. Per spiegare questo concetto, fa riferimento alla fontana ed la punto di luce: dice che un punto luminoso illumina la zona circostante senza per questo perdere luce, così come una fontana produce acqua senza per questo rimanervi senza.
Essi continuano a generare, e allo stesso modo l’Uno continua a generare l’Intelletto senza mai perdere nulla di sé. Lo stesso fa l’Intelletto con l’Anima.
“L’attività generativa è coessenziale al principio”
Egli cerca di descrivere ancora meglio questo concetto con il termine sovrabbondanza di essere.
- Intelletto
Nell’Intelletto c’è una coincidenza tra ciò che è pensato e ciò che pensa; conoscente e conosciuto sono la stessa cosa. I concetti vengono colti attraverso la noesis, il più alto grado di conoscenza.
Il processo di unificazione può essere conosciuto sia in ambito conoscitivo, sia in ambito morale ed estetico.
- L’ ambito conoscitivo consiste nel dimostrare in modo razionale la derivazione delle cose dall’Uno; quest’arte è chiamata dialettica o teoretica.
- La virtù è un percorso di riconduzione all’Uno perché rappresenta tutte le cose volte al bene, etica.
- Il percorso estetico permette di cogliere la forma della bellezza al di là delle cose belle; questo concetto verrà ripreso nella cultura rinascimentale, estetica.
Tutti questi percorsi hanno come base il fatto che l’Anima debba procedere dalla materialità del mondo all’Uno. Ma per Plotino esiste anche un’altra via, ossia l’estasi, cioè lo stato di chi è fuori di sé.
- Anima
L’anima viene suddivisa in:
- Anima superiore, che è in contatto diretto con l’Intelletto;
- Anima inferiore, che ha il compito di vivificare la Materia, è detta per questo anche Anima del mondo o Logos-ragione del mondo;
- Anima individuale, al di sotto delle prime, appartiene agli astri o all’uomo.
A livello dell’Anima la conoscenza si realizza attraverso il passaggio da una cosa all’altra, cioè dall’individuale, o particolare, al generale. È una conoscenza di tipo discorsivo, è quella che Platone chiama dianoia.
L’Anima dell’uomo tende sempre alla sua origine, cioè all’Uno.

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