Daniele di Daniele
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Zenone

Zenone rappresenta da un lato il tentativo di applicare concretamente il monismo di Parmenide, e dall'altro la testimonianza dell'assurdità di tale monismo. Le aporie di Zenone sono delle vere e proprie elucubrazioni mentali, del tutto artifiose e prive di dialettica, come d'altra parte era inevitabile che fosse, avendo egli escluso a priori l'idea di movimento o di divenire (singolare che Aristotele abbia considerato Zenone il fondatore della dialettica! Evidentemente per i greci la dialettica era una specie di sofisma e non lo strumento principe dell'analisi storica).
Non a caso Zenone ha anticipato i sofisti, i quali però non rifiutano per principio il non-essere ma ne fanno uno strumento della falsa dialettica, da poter utilizzare come vogliono. Zenone in fondo era un idealista, anche se si serviva del proprio idealismo per dimostrare che tutto è relativo. I sofisti invece partono dal presupposto del relativismo per giungere alla conseguenza che tutto è lecito (incluso mentire, rubare ecc.). Zenone, in fondo, non è che la brutta copia di Parmenide. Egli rappresenta il dogmatismo che si trasforma in estremismo (in politica si potrebbe dire: l'integralismo che si trasforma in fanatismo). La sua stessa tragica fine lo testimonia. I paradossi di Zenone sono in realtà delle assurdità, poiché privi di dialettica: sono una confutazione sofistica ed eclettica dell'evidenza dei fatti. Il primo dice: il mezzo A che dovrebbe raggiungere il punto B, partendo da un punto C, non vi arriva mai, poiché la metà della distanza che separa B da C può essere suddivisa all'infinito in altre metà. Ecco un classico modo di applicare uno schema astratto alla realtà. Zenone non fa che annullare il tempo nello spazio. Il mezzo A non può arrivare al punto C perchè in realtà sembra che non parta mai. E lo spazio suddiviso all'infinito non è che uno spazio uguale a zero. Cioè il mezzo A non parte perché addirittura sembra non esistere, non avendo un luogo da cui partire. Questo ragionamento è una forma di follia mentale, poiché si vuole togliere alla realtà una dimensione fondamentale: il tempo, dalla quale non possiamo assolutamente prescindere. E togliendola, si finisce coll'eliminare anche l'altra dimensione fondamentale: lo spazio, non potendo questa sussistere senza quella. Così pure, Achille -dice Zenone- non raggiungerà mai la tartaruga, poiché ad ogni suo grande passo corrisponderà sempre un piccolo passo dell'animale. Qui non solo si fa un torto al tempo, ma si mettono anche sullo stesso piano (metafisico) due movimenti (fisici) diversi. Cioè a dire, dapprima Zenone estrapola due movimenti diversi da un unico spazio, poi li ricollega arbitrariamente, facendoli per così dire coincidere. Dal che risulta che la tartaruga è più veloce di Achille proprio perché Achille, di fatto, non la vede e non può sapere quando la raggiungerà. Zenone, in pratica, fa dello spazio un contenitore vuoto, in cui crede di poter ricostruire arbitrariamente l'unica esperienza, a suo dire, ammissibile. La questione della freccia che non riesce mai a colpire il bersaglio, in quanto resta immobile ad ogni istante, è analoga. Il concetto di tempo che ha Zenone non è quello di una concatenazione indivisibile e unidirezionale di momenti, ma quello di una somma di momenti che si possono suddividere ad libitum nello spazio. Al punto che la freccia non solo non arriva mai al bersaglio, ma, volendo, potrebbe persino tornare indietro! Queste immagini paradossali del tempo e anche dello spazio potrebbero essere utilizzate nella pittura surrealista o in un film di fantascienza, al fine di evidenziare: 1) che in filosofia si può anche credere nell'assoluta relatività dei fatti e delle opinioni e 2) che tale assoluta relatività porta alla follia. Non è forse paradossale che Zenone abbia trasformato il concetto di essere di Parmenide in un'apologia dell'assoluto non-essere? Senza volerlo Zenone ha fatto coincidere l'essere col nulla (Heidegger lo farà consapevolmente), poiché nulla di quanto egli ha usato per provare l'essere, esiste veramente. Le aporie di Zenone dimostrano, indirettamente, che l'essere non può essere provato, soprattutto se si rinuncia all'idea di movimento. Un essere senza tempo è anche, in ultima istanza, un essere senza spazio, cioè un non-essere assoluto: un non-essere, si badi, non in procinto di diventare qualcosa, ma un non-essere che si rifiuta di essere. Il quarto paradosso, quello relativo ai tre giovani nello stadio, spiega bene il concetto di spazio e di tempo che ha Zenone. A e B corrono in senso inverso e C li sta a guardare. Quando i due atleti s'incrociano all'altezza di C, B ha l'impressione che A corra due volte più veloce di quanto invece appaia a C. Conclusione? Il movimento -dice Zenone- risulta diverso a seconda di chi lo osserva, quindi non esiste (come sostanza o come essere). Per dimostrare l'essere, Zenone è stato costretto a servirsi del fenomeno, di cui però vuol dimostrare l'illusorietà. Il fenomeno - lascia intendere Zenone- non è scientificamente analizzabile, in quanto la percezione che se ne ha, è del tutto relativa all'osservatore. In altre parole, Zenone non si serve dell'essere per dimostrare la fondatezza dei fenomeni, ma si serve dei fenomeni, ricostruiti (come in laboratorio) o interpretati artificiosamente (togliendo loro lo spazio e il tempo oggettivi), per dimostrare che l'inganno dei sensi indirettamente attesta la verità razionale, speculativa, dell'essere (di un essere, beninteso, al di sopra dello spazio e del tempo!). Zenone qui assomiglia a Popper. La storia, per Zenone, non è solo un "processo senza soggetto" (come per Althusser), ma anche un'assenza di processo, in quanto priva di tempo e con uno spazio ridotto a zero dalle sue infinite suddivisioni. L'uomo in un certo senso non può mai morire perché non può mai nascere.

ZENONE E I CONCETTI DI SPAZIO E TEMPO

Zenone ha preteso di fermare il tempo, addirittura di renderlo reversibile, cioè d'invertire la sua traiettoria, come nei film di fantascienza fanno le macchine del tempo, o nella teoria della relatività l'ipotesi di viaggiare oltre la velocità della luce, per osservare da qualche pianeta il passato della Terra. Ma tutto ciò è impossibile, e anche se fosse possibile sarebbe contrario alla logica naturale delle cose, all'evoluzione naturale della materia. L'uomo è un prodotto dell'evoluzione della natura: fermare il tempo sarebbe come volersi autodistruggere, benché questo desiderio di eternità faccia parte di ogni essere umano (lo attestano i prodotti estetici di bellezza, la mummificazione, gli esperimenti scientifici sull'ibernazione e molte altre cose). Creando l'essere umano, il tempo non si è fermato, ma ha continuato ad andare avanti, per l'esistenza stessa dell'uomo. In fondo, l'invecchiamento è una forma di progresso. Gli individui che non "invecchiano" mai, hanno poca "storia", poca esperienza alle loro spalle, poca maturità. Se per taluni individui sembra che il tempo si sia fermato, ciò viene considerato un vantaggio per il loro aspetto fisico, ma il giudizio è superficiale. In realtà la bellezza di un individuo non solo non diminuisce ma addirittura aumenta all'aumentare della sua maturità. Diventa una bellezza carica di umanità. E' proprio questa forma di processo irreversibile che obbliga l'uomo alla responsabilità personale, cioè a porsi le domande sulla sua identità come singolo e come soggetto appartenente a un contesto sociale. filosofia di Zenone
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