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Filosofie ellenistiche


Dopo la conquista delle polis da parte dei Macedoni e dei Romani, esse iniziano a tramontare mettendo l’uomo in una situazione di grande difficoltà; l'uomo, ovvero si distacca da esse non credendo più nei valori culturali-sociali-filosofici della polis. Inoltre in questo periodo vi è una separazione tra scienze e tecniche, il sapere cioè si specializza e si divide in tanti ambiti (fisica, matematica, geometria, medicina).
I filosofi cercano pertanto un modo per poter tranquillizzare la propria anima e la filosofia diventa così terapeutica: la filosofia deve curare i mali dell’anima dell’uomo che si sente senza certezze, coltivando di più la propria umanità e la propria interiorità. In tal modo la filosofia si imposta come consolazione dell’anima (Severino Boezio, “La consolazione della filosofia”), essa viene considerata come un farmaco(“pharmakos” in greco vuol dire rimedio) somministrato per evitare che l’uomo macchi il proprio animo di sofferenza e per ripristinare le condizioni di benessere psicofisico.
In passato, in realtà, già lo stesso Socrate, con il suo “Conosci te stesso”, aveva detto all’uomo che si doveva preoccupare della sua salute interiore; adesso i filosofi cercano nella filosofia una vera e propria consolazione e nascono così le cosiddette filosofie ellenistiche: lo stoicismo, l’epicureismo e lo scetticismo. Queste erano discipline pratiche che andavano alla ricerca della tranquillità dell’uomo, di una via di risoluzione rispetto ai mali della vita, dando degli spunti pratici affinché l’uomo agisse nel bene.
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