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Referendum e plebiscito


Il referendum è largamente usato in Svizzera, dove la Costituzione del 2000 lo prevede per modifiche della Costituzione, di leggi e decreti federali urgenti, di trattati internazionali. L’istituto compare per la prima volta nella Costituzione di Weimar 1919, poi viene adottato da Austria, Cecoslovacchia, Paesi baltici, Italia nel 1948, Francia 1958, Spagna 1978.

Dal referendum si distingue il plebiscito: si tratta di una pronuncia popolare relativa all’adozione di una decisione politica, a prescindere dalla valutazione di un testo normativo.
È diffusa, in merito, la preoccupazione che una scelta politica rimessa all’elettorato possa essere condizionata da circostanze di fatto che influiscono negativamente sulla serenità del voto: ad esempio, negli ordinamenti autocratici il plebiscito è uno strumento con funzione di legittimazione formale del nuovo potere ottenuto con la forza o con l’intento di stravolgere la forma di stato.

Esempi di plebisciti autocratici sono il governo francese di Napoleone I e III, Colonnelli greci 1973, Cile 1978-80, Uruguay 1980.
La tecnica del plebiscito comporta la scelta popolare alternativa tra un sì o un no in relazione ad una questione proposta (ne è un esempio il referendum istituzionale indetto in Italia 1948 per scegliere fra monarchia e repubblica).
Nei sistemi autocratici il votante è influenzato in modo da assecondare le volontà dei proponenti. Ciò avviene, ad esempio, in Crimea, dove una votazione popolare ha determinato la secessione del territorio e la conseguente annessione alla Federazione Russa.
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