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Referendum costituzionale


La revisione costituzionale non può, in nessun caso, essere approvata senza la presenza della maggioranza qualificata in fase di seconda delibera. Esistono, però, ulteriori modalità tramite cui respingere o approvare una proposta di revisione costituzionale. Come stabilito dal secondo comma dell’articolo 138, infatti, le leggi di revisione della costituzione sono sottoposte a referendum popolare (definito appropriativo o confermativo) quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione (che ha un valore esclusivamente informativo), ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Sebbene, in fase di delibera, l’approvazione di una revisione costituzionale richieda necessariamente la maggioranza qualificata, in fase di referendum essa può essere determinata anche dalla maggioranza relativa dei cittadini.
La possibilità di chiedere un referendum da parte di una delle tre fonti sopra citate, dunque, tutela le minoranze che non condividono l’accordo parlamentare.
Il referendum può essere richiesto esclusivamente nel corso dei tre mesi successivi alla pubblicazione della relativa legge di revisione costituzionale. Nel caso in cui non vi sia alcuna richiesta di referendum, qualora la seconda lettura deliberi l’approvazione di revisione, essa sarà promulgata con effetti costitutivi.
La richiesta di referendum costituzionale è stata avanzata tre volte: nel 2001; nel 2006 e nel 2016. Nel corso della storia costituzionale sono state apportate diverse revisioni alla costituzione sebbene essa richieda un procedimento articolato.
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