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Partito nazionale fascista


Il fascismo modificò profondamente l’organizzazione dello Stato liberale, senza, però, giungere mai all’abolizione dello Statuto albertino. La pluralità dei partiti degli ultimi decenni del secolo XIX fu sostituita da un regime a partito unico, il Partito Nazionale Fascista (PNF). Esso costituì dapprima lo strumento con il quale il movimento fascista si inserì nello Stato, conquistando i posti di comando; poi, fu lo strumento attraverso il quale si impadronì dello Stato. Per poter assumere cariche pubbliche di qualsiasi genere era necessario appartenere al Partito fascista. Il PNF non era un’organizzazione democratica che esprimeva, dal basso verso l’alto, la volontà degli iscritti; era piuttosto uno strumento di mobilitazione (non di partecipazione) guidato dal duce e strutturato per gradi gerarchici discendenti. Esso costituiva una struttura parallela a quella dello Stato. Le istituzioni preesistenti (re, Governo, Parlamento, Magistratura) non furono soppresse, ma persero ogni autorità. La Camera dei deputati fu dapprima mantenuta ma, essendo eletta su una lista unica di candidati fascisti, perse ogni significato autonomo rispetto al PNF. Alla fine, fu sostituita dalla Camera dei fasci e delle corporazioni, comprendente uomini del regime ed esponenti delle attività economiche, designati dal partito. Il re, che aveva consentito l’avvento dei fascisti al potere, nominando Mussolini capo del Governo nel 1922, non limitò lo strapotere del fascismo. L’organo attorno al quale ruotava tutta la vita politica era il capo del Governo. Il suo potere preponderante derivava dal fatto di essere anche capo del fascismo. Nella persona di Mussolini si identificavano Stato e partito e il suo potere era perciò illimitato. Dove invece il fascismo necessitava di strutture alla sua diretta dipendenza, non previste dallo Statuto, creò apparati paralleli, che dipendevano dal capo del partito. Esse costituirono quasi un “doppio Stato”, fuori di ogni legalità. Così fu per il corpo armato, la Milizia, che si affiancò alle forze armate tradizionali; per la speciale polizia con compiti di repressione delle opposizioni politiche (l’OVRA); per il Gran Consiglio del Fascismo, organo in cui sedevano i principali gerarchi, chiamato a esprimere il proprio parere sulle più importanti questioni politiche e costituzionali; per il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, una magistratura di uomini del regime che giudicava gli oppositori politici, pronunciando anche condanne a morte.
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