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Assolutismo illuminato

Il re non si preoccupava esclusivamente di difendere i confini del territorio su cui regnava, ma perseguiva il bene comune della collettività o, per meglio dire, perseguiva finalità di carattere generale, rendendo possibile parlare propriamente di "Stato".

Esercito permanente e apparato burocratico professionale richiedevano che lo Stato disponesse di un flusso di entrate costante e consistente. Tale necessità non poteva essere garantita dai tributi occasionali tipici del sistema feudale, ma rendeva necessaria l'istituzione di un sistema in grado di reperire stabilmente le risorse per le casse statali: il fisco.
La necessità di mantenere il consenso dei diversi gruppi sociali convinse i sovrani a operare una progressiva separazione fra la propria persona e lo Stato, un atteggiamento che porto' anche a una prevalenza degli interessi generali su quelli personali del sovrano. Per tale motivo, questi sovrani vennero definiti "despoti illuminati" (che si ispiravano ai principi politici, più liberali, dell'Illuminismo).

Il potere cessava, almeno tendenzialmente, di appartenere al re come persona fisica, ma apparteneva alla "corona", intesa come istituzione, cui si accedeva per via ereditaria, garantendo la continuità del potere e limitando il pericolo di crisi alla morte del re. Si distingueva inoltre il patrimonio della corona da quello personale del re e si affermava, anche se in modo incompleto, la subordinazione di quest'ultimo all'ordinamento dello Stato, almeno in campo fiscale, come avvenne, per esempio, in Austria e in Prussia, verso la fine del Settecento, con lo Stato di polizia.

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