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Origini ed evoluzione del diritto del lavoro


Originariamente, il codice civile dedicava pochissime disposizioni al contratto di lavoro, in passato noto come «contratto di locazione d’opera». La lacunosità civilistica venne in parte colmata dalle leggi pubblicate in Italia sin dai primi anni del novecento per proteggere i lavoratori e tutelarli dal punto di vista economico e sanitario.
Fra i provvedimenti introdotti, i più importanti hanno riguardato l’istitutzione della cassa di maternità e dell’assicurazione obbligatoria degli operai.
L’ascesa del fascismo, però, ha pressoché azzerato i risultati raggiunti: nel giro di pochi mesi, i sindacati vennero eliminati e i lavoratori si trovarono privi dell’unica protezione di cui godevano. Il monopolio della rappresentanza lavorativa venne riconosciuto alle associazioni sindacali fasciste (Patto Vidoni del 1925).
Il contratto collettivo stipulato da tali sindacali era dotato di un’efficacia erga omnes, cioè estesa a tutte le imprese. In aggiunta, lo sciopero venne incriminato penalmente insieme alle serrate.

Il fascismo favorì invece lo sviluppo e la crescita della legislazione lavorativa e previdenziale: esso modificò la disciplina relativa all’orario di lavoro, all’impiego privato, alle lavoratrici madri e ai fanciulli.
La libertà sindacale venne restaurata solo dopo la caduta del regime fascista, nel 1943.: così nacquero la Cisl e la Uil. Con l’entrata in vigore della Costituzione italiana, inoltre, il diritto del lavoro fu totalmente innovato: una delle più importanti novità riguardò la previsione di numerosi limiti legali al licenziamento ad nutum. Nello stesso periodo furono pubblicate due leggi rivoluzionarie sul collocamento pubblico e sulla posizione delle lavoratrici madri.
I cambiamenti più significativi, però, si verificarono solo durante gli anni sessanta: la contrattazione collettiva acquisì un’importanza fondamentale; fu vietata l’interposizione nell’impiego di manodopera (per stroncare il caporalato); vennero poste diverse limitazioni alla stipulazione die contratti di lavoro a tempo determinato e, soprattutto, fu ridimensionato il potere datoriale di licenziamento.
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