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Diritto del lavoro - definizione e fonti costituzionali



Il diritto del lavoro: il diritto del lavoro è quella branca del diritto che si occupa di regolare i rapporti tra il datore di lavoro e i lavoratori. Questo diritto tende ad avvantaggiare maggiormente i lavoratori, perché nel rapporto sono la parte economicamente più debole.
Dopo la prima rivoluzione industriale (seconda metà del 1700) l’uomo era vista come un fattore produttivo, e quindi privo di ogni tutela. Con l’affermazione del pensiero socialista (1800) e dei principi democratici (1900) il lavoratore è diventato un soggetto fondamentale per la produzione di beni e servizi e andava quindi tutelato. Il diritto al lavoro nasce proprio per tutelare il lavoratore dipendente il quale ha diritti irrevocabili:
• diritto al lavoro (articolo 4 della costituzione);
• diritto alla retribuzione (articolo 36 della costituzione).

Le fonti del diritto del lavoro: il diritto del lavoro ha numerose fonti, le prime che si incontrano per importanza sono le fonti costituzionali, ovvero quelle che si trovano nella nostra costituzione.
Nel primo comma dell’articolo 1 della costituzione si parla del principio lavorista, ovvero di uno stato fondato sul lavoro, il quale serve a garantire a ciascun lavoratore la libertà e l’indipendenza. Il lavoro costituisce la principale fonte di sostentamento di un individuo, l’affermazione della sua indipendenza economica e la condizione principale per progettare la propria vita. Inoltre il lavoro viene visto come uno strumento di pregresso materiale e sociale.
L’articolo 4 si basa sul diritto-dovere al lavoro, il diritto al lavoro da parte del lavoratore non deve essere visto come un diritto soggettivo e quindi come una pretesa al lavoro, ma come un impegno da parte dello stato a mettere in atto una politica volta a creare maggiori posti di lavoro e di conseguenza a diminuire la disoccupazione. Questo diritto è garantito da una serie di leggi, la più importante è lo statuto dei lavoratori. Di conseguenza anche il dovere al lavoro da parte del lavorator non deve essere considerato come un diritto giuridico, perché in questo caso andrebbero puniti quelle persone che scelgono di non lavorare (ad esempio perché già ricche) ma deve essere visto come un dovere morale da parte del lavoratore proprio perché con il lavoro, e quindi anche con il pagamento delle imposte si contribuisce allo sviluppo del paese. Oltre ad essere un dovere morale è anche un dovere sociale, infatti secondo l’articolo 2 della costituzione, ogni cittadino che ne ha le capacità deve dare il proprio contributo (lavoro autonomo o dipendente, pubblico o privato, retribuito o volontario) per contribuire al progresso del paese (solidarietà economica).
L’articolo 2 della costituzione afferma i 3 valori fondamentali del nostro stato. Principio personalista: la centralità della persona, in opposizione al regime fascista che attribuiva alla persona solo doveri, ora la persona è al centro dello stato. Le riconosce i diritti inviolabili, la tutela di questi diritti è garantita (principio garantista). Questi diritti appartengono al diritto naturale e per questo motivo il diritto positivo può solo accettarli. Vengono riconosciuti sia all’uomo come singolo, sia nelle formazioni sociali (scuola, famiglia, partiti politici, associazioni di volontariato…). Principio solidarista: impone alla persona dei doveri, come ad esempio quello di pensare alla collettività e non pensare solo a sé stessa, in modo egoistico. Questa solidarietà si esprime in 3 forme: solidarietà politica, partecipare alla vita politica del paese ad esempio attraverso il voto, difendendo la patria. Solidarietà economica: dovere del cittadino di contribuire al benessere della collettività sia attraverso il pagamento di imposte e tasse (in modo proporzionale alla sua ricchezza), sia attraverso il lavoro. Solidarietà sociale: dovere dello stato di garantire a tutti un lavoro (articolo 4), l’assistenza e la previdenza (richiamo all'articolo 38) ed un’equa distribuzione della ricchezza, ad esempio facendo pagare maggiori imposte alle persone più ricche.
L’articolo 3 è quell’articolo che parla del principio dell’uguaglianza, applicato al diritto del lavoro questo principio si riferisce alla parità salariale tra uomo e donna e nel diritto alla parità di trattamento ai lavoratori con le stesse qualifiche o mansioni, garantendo a tutti le stesse possibilità di carriera.
L’articolo 36 della costituzione cita invece il diritto alla retribuzione del lavoratore visto che spesso è l’unica fonte di guadagno per il lavoratore subordinato. Questa retribuzione deve essere influenzata dalla quantità di lavoro (un lavoratore part-time guadagnerà meno di un lavoratore a tempo pieno), dalla qualità del lavoro svolto (secondo la sua qualifica e le sue mansioni) e deve comunque essere sufficiente per garantire al lavoratore e alla sua famiglia una vita dignitosa. La retribuzione deve essere corrisposta anche quando il lavoratore è in ferie o in malattia. La retribuzione può essere: a tempo (un tanto all’ora, al giorno o a periodo) a cottimo (in base a quanto produce, un tanto per ogni prodotto fabbricato) o mista (con caratteristiche di entrambe le retribuzioni).
Nell’articolo 38 si parla invece del diritto all’assistenza e alla previdenza sociale. Questa norma richiama alcuni aspetti tipici dello stato sociale, la solidarietà sociale (articolo 2) e l’uguaglianza sostanziale (articolo 3) e quindi tutela la persona, indipendentemente dalla sua capacità di lavorare e produrre ricchezza. L’assistenza sociale è l’insieme di quei sussidi che vengono dati a tutti quei cittadini italiani, cittadini dell’UE e stranieri che non sono in grado di lavorare. Questi sussidi sono a carico dello stato, vengono pagati grazie alle tasse (sistema fiscale) e servono a garantire un’esistenza dignitosa a tutti. La previdenza sociale serve a pagare le pensioni di vecchiaia (a quelle persone non più in età lavorativa) o di invalidità (persone che hanno perso la capacità lavorativa). La previdenza sociale richiede un contributo da parte di chi ne beneficia, infatti i lavoratori e i datori di lavoro in misura maggiore (quasi il triplo) sono chiamati a versare dei contributi sociali. Con sanità pubblica si intende un insieme di prestazioni, a favore dei cittadini italiani, cittadini UE e straniere, a carico dello stato. Per garantire questo servizio lo stato si fa pagare dei contributi, sia dai lavoratori che dà i pensionati.
Parlando di diritto del lavoro, un altro articolo fondamentale della costituzione è l’articolo 39, quello che tutelala libera organizzazione sindacale. La libertà sindacale ha un duplice significato, da un lato garantisce al lavoratore la libertà di scegliere se aderire ad un sindacato, crearne uno nuovo o non aderire a nessuno dei tanti, dall’altro garantisce il diritto delle organizzazioni sindacali di operare liberamente senza esser controllate.
L’articolo 40 della costituzione tutela il diritto di sciopero. Negli anni i lavoratori hanno capito che soltanto uniti avrebbero potuto ottenere qualcosa contro i loro datori di lavoro, ed è per questo che la legge consente ai lavoratori di fare sciopero, cioè di astenersi collettivamente dal lavoro. Gli scioperi vengono generalmente indetti dai sindacati con la partecipazione dei lavoratori subordinati, ed hanno lo scopo di ottenere maggiori tutele da parte dei datori di lavoro. Il datore di lavoro non può accanirsi in nessun modo contro i lavoratori che aderiscono agli scioperi, però non sono tenuti alla retribuzione dei lavoratori durante il periodo di sciopero. Questo diritto viene visto come un diritto alla libertà, ed è proprio per questo che lo stato non può vietare né punire i lavoratori che aderiscono. Il diritto di sciopero non può ledere il diritto altrui, ad esempio in caso di sciopero dei trasporti non devono essere i passeggeri a pagarne le conseguenze ma deve quindi essere assicurato un servizio base. Per far coincidere il diritto allo sciopero con il principio alla solidarietà richiamato all’articolo 2 della nostra costituzione il legislatore ha imposto alcuni obblighi a chi intende aderire agli scioperi: deve esser dato un preavviso di almeno 10 giorni a mezzo stampa, tv o internet, deve essere indicato per quanto si ha intenzione di fare sciopero nonché le modalità e devono essere garantiti i servizi pubblici essenziali. In questo caso ci si avvale della precettazione, ovvero un’ordinanza del prefetto per stabilire misure idonee a garantire comunque questi servizi.
L’articolo 41 tutela la libertà economica privata, questo proprio perché il nostro è un paese ad economia mista cioè dove pubblico e privato convivono. In questo articolo dunque sono stati rifiutati il sistema collettivista (solo stato) e liberista (solo privati). Questo articolo riconosce ai privati il diritto di poter avviare un’attività imprenditoriale, ma stabilisce anche che ogni attività privata non deve essere utile soltanto all’imprenditore ma all’intera collettività.