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LA NASCITA DELLA COSTITUZIONE ITALIANA
Raggiunta l'Unità d'Italia, il re Carlo Alberto di Savoia decise di dare al Paese un nuovo Testo costituzionale, noto come Statuto albertino, e adottato il 4 marzo 1848. Questo documento fu importante, poichè attribuiva alle persone vari diritti e vari doveri. Il re aveva nominato una commissione che si occupò della redazione dello Statuto, il quale fu concesso dal re. Inoltre, ispirandosi alle Costituzioni francesi, fu redatto in lingua francese; era flessibilee e modificabile con legge ordinaria. Lo statuto Albertino assegnava i poteri esecutivi, giudiziari e legislativi al re; concedeva il diritto di voto ad una ristretta cerchia di individui (cittadini di sesso maschile e dotati di una certa cultura, perché gli "ignoranti" non sapevano chi votare).
Esso instaurava una monarchia costituzionale, ossia una monarchia dotata di una costituzione. Con lo Statuto Albertino la Camera dei deputati divenne il vero centro della vita politica e persino il re doveva piegarsi alla volontà di quest'ultima. Nel 1912 venne varata la riforma elettorale (con la riforma di Giolitti) che introduceva il suffragio universale maschile.
Successivamente la vita politica subì una trasformazione autoritaria che aprì la strada alla presa di potere di Mussolini.
La restaurazione fascista dello Stato si attuò perciò attraverso la negazione dei principi liberali. Il fascismo mirava a edificare uno Stato totalitario che negava la vita privata dei singoli individui. Perciò con il fascismo tutti i diritti individuali di libertà si trasformarono nel loro contrario. Nel 1929 fu stipulato il Concordato tra lo Stato fascista e la Chiesa cattolica, con il quale essi regolarono di comune accordo i loro problemi di convivenza. Il partito nazionale fascista(PNF) era guidato dal duce che era il capo del fascismo, perciò i capi del fascismo si chiamavano gerarchi.
Il duce non era eletto dal popolo, ma si considerava rappresentativo, ovvero ne interpretava direttamente gli umori e i sentimenti. Lo Stato quindi diventava il soggetto economico più importante, mentre le classi sociali erano ridotte a semplici strumenti di economia di Stato.
Con la fine della Seconda guerra mondiale (1945) e dopo la liberazione fascista, si aprì una nuova fase per l'Italia, rappresentata dalla fine della monarchia e dalla nascita di un nuovo ordinamento giuridico-politico. Gli italiani erano delusi del fascismo e della monarchia, così decisero con un referendum istituzionale tra la monarchia e un nuovo ordinamento costituzionale. Questo referendum si tenne il 2 giugno 1946 e per la prima volta votarono anche le donne. Il nuovo sistema deciso dalla popolazione italiano fu quello repubblicano e, essendo abolita la monarchia, i membri della casa reale furono costretti ad abbandonare il Paese e a imboccare la via dell'esilio.
In quel periodo le persone vollero fosse istituita un'Assemblea costituente che procedesse nell'elezione dei rappresentanti politici, i quali avrebbero dovuto elaborare un nuovo Testo costituzionale. L'Assemblea era formata al suo interno da 556 membri, ma solo un gruppo di essi si attivò al fine di varare la nuova Costituzione. La firma della nuova Costituzione italiana avvenne il 27 dicembre 1947; la Costituzione entrò in vigore il 1° gennaio 1948.
Le caratteristiche della Costituzione italiana: essa è votata, poiché è discussa e approvata dall'assemblea costituente;
lunga, perché si articola in 139 articoli e 18 disposizioni transitorie finali, è rigida, perché per modificare anche un articolo serve una legge di revisione costituzionale.
La Costituzione è detta "presbite" da Piero Calamandrei, perché essa apriva la strada a importanti riforme della società, ma nessun partito politico era in grado di sapere se sarebbe stato danneggiato o favorito da questa o quella norma costituzionale. Nel 2001 è stata servita una legge di revisione costituzionale per eliminare alcuni articoli della Costituzione, ma senza cambiare l'ordine degli articoli.
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