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Monarchia costituzionale o rappresentativa


La monarchia costituzionale fu realizzata per mezzo di un nuovo organo – la Camera dei deputati – che rappresentava i ceti medio-alti della borghesia. La Corona esprimeva il “principio monarchico”; il Senato, il “principio aristocratico”; la Camera dei deputati, il “principio democratico” (anche se solo una esigua parte del popolo – la borghesia, appunto – partecipava alla sua elezione). L’Inghilterra rappresentava il modello di monarchia costituzionale, che si era andato formando nel corso del XVII secolo, dopo il tentativo dei re della casa Stuart di stabilire una monarchia assoluta, del tipo di quelle esistenti sul continente europeo. Tale tentativo fu sconfitto dalla “Gloriosa rivoluzione”, avvenuta nel 1689, grazie alla quale si imposero al re i diritti del Parlamento. Il Bill of Rights (dichiarazione dei diritti, tuttora in vigore) affermò che il re, come tutti, era assoggettato alla legge. La legge, a sua volta, veniva approvata in base all’accordo dei tre massimi organi: il re, la Camera dei Lords (formata dalla nobiltà e dal clero) e la Camera dei Comuni (eletta dalla borghesia). Poiché nessuno dei tre organi poteva comandare da solo, questo sistema si considerava adatto a salvaguardare la libertà di tutti. Per questa sua “Costituzione moderata”, l’Inghilterra divenne il paese guida dei movimenti liberali europei dell’Ottocento. Lo Statuto albertino si basò anch’esso sull’esempio inglese. Il massimo potere, il legislativo, era attribuito congiuntamente al re, al Senato e alla Camera. Il re, a sua volta, era a capo del potere esecutivo, ma doveva agire nel rispetto della legge. In questo modo si realizzava un governo misto, cioè la partecipazione delle tre componenti della società di allora (monarchica, aristocratica e democratica) alle più importanti decisioni dello Stato, per garantire stabilità ed equilibrio della vita politica. Malgrado questo schema tripartito, la monarchia costituzionale fu in realtà un regime a due soggetti: il Senato non assunse mai un’importanza decisiva. Si determinò un dualismo tra il re, capo del potere esecutivo, e la Camera dei deputati che dominava l’attività legislativa.
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