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La magistratura esercita la funzione giurisdizionale, che consiste nell'amministrare la giustizia in nome del popolo e nell'applicazione delle sanzioni a coloro che violano le norme.
Per poter applicare una sanzione, è necessario che le norme vengano interpretate al fine di verificre se c'è stata o meno la loro violazione.
Naturalmente, le sanzioni sono diverse a seconda della norma che si presume violata: se la norma violata appartiene al diritto civile, il giudice comminerà una sanzione civile ( risarcimento del danno, pagamento, restituzione, riduzione in pristino), se viene violata la norma penale, il giudice applicherà una sanzione penale ( reclusione, ammenda), se invece viene violata una norma del diritto amministrativo, il giudice applicherà una sanzione amministrativa ( annullamento degli atti illegittimi).
Quindi, cambia la tipologia della sanzione ma non il modo di interpretare ed applicare le norme: la nostra Costituzione afferma infatti il principio dell’unicità della giurisdizione.

Come si diventa magistrati


Per diventare magistrati bisogna essere laureati in Giurisprudenza e superare un concorso pubblico bandito dal Ministero della Giustizia: superato il concorso ( preselezione informatica, tre prove scritte e una orale multidisciplinare), il neo- magistrato svolgerà un periodo di tirocinio ( uditorato) presso una sede giudiziaria, al termine del quale si insedierà nelle sue funzioni.

Diritti e doveri di un giudice


Il giudice deve essere autonomo ed indipendente da ogni altro potere: questo per garantirgli la massima serenità nell'espletamento del suo delicato compito.
Per assicurargli questa neutralità è previsto che un giudice non possa essere trasferito d'ufficio ad altra sede giudiziaria, ma che il trasferimento possa avvenire solo su sua domanda ( Inamovibilità).
Inoltre, non esiste gerarchia tra magistrati: non ci sono promozioni per chi è più bravo ma la progressione di carriera è legata esclusivamente all'anzianità di servizio.
Infine, nessun potere o organo della Stato può in alcun modo influenzare le decisioni di un giudice: il modo previsto dalla legge per contestare tali decisioni si chiama impugnazione ed è consentito solo alle parti interessate.
Il Giudice, a fronte dei suoi diritti, ha anche numerosi doveri che derivano dal fattto di essere un dipendente pubblico e dalla delicatezza del ruolo.
Pertanto, oltre alle sanzioni civili, penali ed amministraive alle quali è soggetto ogni individuo, essi sono soggetti a sanzioni di natura disciplinare, comminate dall'organo di autogoverno, il Consiglio Superiore della Magistratura.

La sentenza


La sentenza è il provvedimento con il quale un giudice decide una controversia.
Essa è un atto scritto che segue uno schema ben preciso:
1) Intestazione. Ogni sentenza è sempre pronunciata “ in nome del popolo italiano” ed inizia con “ Repubblica Italiana”. Segue l'indicazione dell'organo che ha preso la decisione ( ad esempio: Tribunale di Taranto, oppure Giudice di Pace di Bari) e le indicazioni delle parti.
2) svolgimento del processo: in questa parte viene riassunto tutto l'iter processuale, dall'atto introduttivo del giudizio fino al momento della decisione, con l'indicazione di tutto ciò che è accaduto nelle udienze, dei mezzi di prova utilizzati e delle attività svolte dalle parti.
3) motivi della decisione: è la parte più delicata ed importante di una sentenza perchè racchiude il percorso logico e giuridico che il giudice ha svolto per arrivare alla sua decisione ed è la parte che viene contestata in caso di impugnazione.
4) dispositivo: inizia sempre con l'acronimo P.Q.M. ( Per Questi Motivi), oppure P.T.M. ( Per Tali Motivi) e contiene la decisione, con l'indicazione dei provvedimenti che il giudice ha deciso di adottare.

La sentenza è il provvedimento conclusivo di un processo, vale a dire di un procedimento all'interno del quale il giudice svolgerà la sua funzione di arbitro imparziale ed eserciterà la propria funzione giurisdizionale.
Esistono diversi tipi di processo, a seconda dei diversi interessi tutelati e tutti possono rivolgersi ad un giudice per chiedergli adeguata tutela dei propri diritti. Ciò è espressamente sancito nel primo comma dell'art.24 della Costituzione. Naturalmente, per ogni tipologia di diritto o interesse ci sarà un giudice competente per materia, territorio o valore.
Pertanto, se il cittadino vuole tutelare un proprio diritto soggettivo si rivolgerà al giudice civile, se è vittima di un reato si rivolgerà al giudice penale, se invece pretende legittimità dalla Pubblica Amministrazione si rivolgerà al giudice amministrativo.

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