Video appunto: Legge 196/2009

Legge 196/2009



La legge 196/2009 è la principale legge in materia finanziaria vigente nell’ordinamento giuridico italiano. La sua pubblicazione ha permesso di rafforzar egli obblighi di rendicontazione e i controlli, non più solo formali ma soprattutto sostanziali, sono stati affidati a un nuovo organismo composto da cinque magistrati (tre della Corte dei conti, uno della Corte di cassazione, uno del Consiglio di stato), con sede presso la Camera dei deputati.

Questo organismo, con il d.l. 149/2013, ha assunto il nome di commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, alla quale è stato appunto attribuito anche il compito di controllare la conformità alla legge degli statuti dei partiti (cioè verificare che nello statuto siano disciplinati gli oggetti elencati dalla legge: composizione degli organi, cadenza dei congressi, diritti e doveri degli iscritti, misure disciplinari nei loro confronti, modalità di selezione delle candidature e così via). È prevista la pubblicazione dello statuto nella Gazzetta Ufficiale. Il decreto, sulla base di un’interpretazione aggiornata del «metodo democratico» prescritto dalla Costituzione, ha così introdotto i primi elementi per una regolamentazione giuridica dei partiti: tali requisiti di democraticità interna valgono tuttavia solo per i partiti che intendono usufruire dei benefici di cui si è detto, e che sono per questo iscritti in un apposito registro.

Altro aspetto cruciale dell’organizzazione partitica è stato a lungo il rapporto fra partito e gruppo parlamentare. Nel nostro ordinamento i partiti politici si sono affermati prima nella società e poi nelle istituzioni, diversamente da quanto era accaduto altrove (ad es. in Inghilterra). La presa dei partiti sulle istituzioni è stata nel Secondo dopoguerra fortissima, penetrante, invasiva di tutti gli ambiti decisionali a ogni livello di governo. Non a caso si è parlato di partitocrazia: espressione intesa a denunciare l’eccessivo potere dei partiti e la loro tendenza a impadronirsi delle istituzioni rappresentative, occupando tutti i posti di potere, e dunque, in ultima analisi, sostituendosi ad esse (il termine fu coniato da Giuseppe Maranini a metà del secolo scorso).
Anche per reazione a questo fenomeno degenerativo, nella transizione degli anni Novanta i partiti su cui si era costruita e consolidata la democrazia italiana dal 1943 si sono sfaldati e trasformati. Ne è nato un sistema molto frammentato e dall’incerto consolidamento, nel quale la legislazione elettorale ha introdotto attori nuovi, le coalizioni, cui le forze politiche sono fortemente incentivate.