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Enti responsabili della formazione del diritto


Dal punto di vista costituzionale il tema delle fonti del diritto implica una scelta relativa a quali soggetti debbano concorrere a introdurre nell’ordinamento norme giuridiche.
Nello stato liberale ottocentesco, e fino a parte del Novecento, i processi di produzione normativa ruotavano intorno ai due soggetti titolari del potere sovrano, il re e il parlamento.
La fonte di produzione che esprimeva il più alto comando normativo (e pertanto giuridicamente supremo, in quanto «espressione della volontà generale») era la legge del parlamento: la legge era chiamata perciò fonte primaria. Il governo del re doveva osservanza alla legge del parlamento, atto fonte a competenza generale, e poteva esercitare un potere normativo più limitato, nel rispetto e in esecuzione della legge, in forma di regolamento: chiamato fonte secondaria proprio perché non c’era spazio per regolamenti del governo contrari alla legge. Nello stato liberale, dunque, il sistema delle fonti era alquanto semplice. Di ciò costituisce esempio l’art. 1 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile italiano del 1942 (chiamate anche preleggi) che, nell’individuare le fonti del diritto, fa riferimento esclusivamente alle leggi, ai regolamenti, agli usi.

L’avvento dello stato liberaldemocratico ha determinato nel panorama delle fonti una vera e propria rivoluzione: la previsione di una costituzione rigida quale atto supremo dell’ordinamento giuridico, superiore a ogni altra fonte, in primis alla legge ordinaria. La costituzione non solo ha assunto il monopolio dei processi di produzione del diritto (in particolare di quelli di rango primario, ma ha determinato la moltiplicazione dei soggetti titolari di poteri normativi. Ciò riguarda la distribuzione sia verticale sia orizzontale del potere di produrre norme giuridiche.
Sotto il primo profilo, la schematica successione stabilita dall’art. 1 delle preleggi è stata sostituita dal ben più complesso ordine gerarchico fra Costituzione, leggi costituzionali, leggi ordinarie e atti equiparati, regolamenti dell’esecutivo.
Sotto il secondo profilo, la Costituzione ha individuato processi di produzione del diritto a competenza riservata, attribuendo a soggetti determinati, in specifici ambiti, il potere normativo.
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