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Corruzione dei governi


Fin da quando sono usciti dallo stadio puramente animalesco e hanno cessato di vivere come in un branco, gli esseri umani hanno riflettuto sul modo di stare tra di loro in società. Queste riflessioni formano la filosofia politica. Ogni epoca storica ha prodotto una sua filosofia politica, adeguata alle esigenze del momento.

In origine, tuttavia, non esisteva distinzione tra politica e religione. I Faraoni, per esempio,governavano l’antico Egitto come figli di Ra, il dio Sole. In Palestina, presso gli Ebrei, prima dei Re, governavano i patriarchi, sotto l’autorità dei sacerdoti di Yahweh e dei profeti.Le concezioni politiche coincidevano con le credenze religiose. Una vera e propria filosofia politica poté svilupparsi solo quando gli esseri umani si appropriarono delle loro istituzioni e iniziarono a considerarle opera loro, determinate dalla loro volontà e non imposte da una divinità, quale che fosse. Da quel momento, si pose il problema del modo migliore di organizzarle e si sviluppò perciò una riflessione filosofica sulle forme di governo.

La successione degli argomenti è caratteristica: è un circolo. Da uno si passa a un altro, da questo a un terzo e da quest’ultimo si ritorna al primo. Questa struttura di pensiero, secondo una teoria (dovuta soprattutto a Platone), corrisponde al ciclo naturale delle forme di governo le quali, tutte, nascono, si sviluppano, si corrompono e vengono sostituite da un’altra delle tre.
esempio La democrazia si corrompe in governo della folla violenta e irresponsabile, ed allora sorge il bisogno di un re; ma la monarchia si corrompe diventando tirannia, ed allora i cortigiani prendono il potere al suo posto, instaurando l’oligarchia; ma gli oligarchi finiscono per opprimere il popolo che, ribellandosi, ritorna alla democrazia. Così sempre, in eterno.
Aristotele, con la sua idea di politeia (buon governo, da cui “politica”) aveva tentato di stabilizzare la vita della città, osservando che la condizione della pace sociale è una certa uguaglianza tra le ricchezze. Si potrebbe dire che è l’esistenza di un vasto ceto medio: un’idea giusta, ma contraddetta dalla storia che è fatta più che dall’aspirazione all’uguaglianza, dalla lotta per la disuguaglianza, cioè per la supremazia degli uni sugli altri.

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