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Convenzione sul futuro dell’Unione europee


L’assetto istituzionale dell’Unione europea quale risulta dai trattati riformati (Tue e Tfue) deve essere esaminato tenendo conto di due avvertenze. La prima è che nel quadro dell’Unione vi sono materie di grandissimo rilievo riguardo alle quali alcuni stati membri sono andati avanti, rispetto agli altri, con politiche di maggiore integrazione governate da regole aggiuntive e diverse (è il caso dell’abolizione dei controlli alle frontiere interne nel cosiddetto spazio Schengen, di cui fanno parte 22 stati su 28 dell’Ue; ed è il caso dell’euro che è sì moneta unica ma solo per 19 stati, quelli della cosiddetta eurozona).
La seconda avvertenza è che, pur facendo tuttora riferimento qui ai «28», va considerato che il Regno Unito ha deciso di lasciare l’Unione europea, la cosiddetta Brexit. La data prevista per l’uscita è il 29 marzo 2019: da quel giorno l’Unione non sarà più a 28 ma a 27 stati.
Per comprendere il punto di approdo attuale dell’Ue occorre prima vedere più in dettaglio perché e come si è giunti al Trattato di Lisbona.
Nel dicembre 2001 i capi di stato e di governo dell’Unione europea (gli allora «15») presero atto della necessità di adeguare assetto organizzativo e funzionamento dell’Ue al notevole allargamento già deciso, e che si è poi effettivamente verificato con l’ingresso dei paesi dell’Europa centro-orientale. Nella Dichiarazione di Laeken essi affermarono che l’Unione doveva cambiare se voleva interpretare un ruolo di spicco nel mondo. Si trattava di rendere le sue istituzioni più efficienti e trasparenti, di semplificarle e avvicinarle ai cittadini. Si ipotizzava che la riforma – che non poteva che avere la forma giuridica della revisione dei trattati decisa da una conferenza intergovernativa, con successiva ratifica di ciascuno stato membro – avrebbe potuto portare a un unico testo costituzionale dell’Unione.
Invece di affidare la revisione dei trattati alle sole diplomazie degli stati, come sempre era stato (da ultimo con il Trattato di Nizza del febbraio 2001), si decise di costituire un organo speciale con il compito di predisporre una proposta e si stabilì che questo organo, chiamato Convenzione sul futuro dell’Unione europea, avesse una larga rappresentatività. La Convenzione fu infatti composta da un rappresentante per ogni governo, due rappresentanti della Commissione, sedici rappresentanti del Parlamento europeo, due rappresentanti per ogni parlamento nazionale. C’erano anche i rappresentanti dei paesi candidati all’adesione.
La Convenzione concluse i suoi lavori approvando un documento denominato Progetto di Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa. Esso fu adottato dalla successiva conferenza intergovernativa e firmato il 29 ottobre 2004 a Roma. Lo avrebbero ratificato, alla fine, ben 22 stati su 25, ma non due paesi fondatori, Francia e Paesi Bassi: qui due referendum
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