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Assetto costituzionale degli stati dopo la II guerra mondiale


All’indomani della Seconda guerra mondiale si ebbero in Europa varie ondate di nuove costituzioni: la prima nella seconda metà degli anni Quaranta (Francia, Italia, Germania); la seconda negli anni Settanta (Grecia, Portogallo, Spagna); la terza negli anni Novanta (dopo la fine del dominio sovietico sull’Europa dell’est e la scomparsa dell’Unione Sovietica).
Diverso fu il caso della trasformazione della Quarta Repubblica francese in Quinta Repubblica (dal 1958): vista a tanti anni di distanza, fu quasi un ripensamento rispetto alle soluzioni del 1946. Queste erano state nel segno di un parlamentarismo monista fondato sulla prevalenza dell’assemblea rappresentativa e sul ruolo dominante dei partiti, e non sulla prevalenza del circuito corpo elettorale - primo ministro (come nel parlamentarismo monista inglese). Così la Quarta Repubblica aveva riprodotto lo schema proprio della Terza che l’aveva preceduta fino all’invasione tedesca (1875-1940). Invece la soluzione voluta dal generale Charles de Gaulle, dodici anni dopo, fu marcatamente dualista: al vertice dell’esecutivo si stabiliva una ripartizione d’influenza fra presidente della Repubblica e primo ministro. Fu proprio guardando ad essa che si cominciò a parlare di governo semi-presidenziale, sottolineando il forte ruolo del presidente (oltretutto, dal 1962 eletto direttamente dal popolo).
Le altre esperienze, invece, furono fino al 1990 orientate in direzione monista, con la parziale eccezione del Portogallo: tutti governi parlamentari con una netta prevalenza della figura del primo ministro. Da quest’ultimo punto di vista, l’eccezione è stata proprio l’esperienza del governo parlamentare in Italia.
Successivamente si è assistito, soprattutto in Europa orientale, a un ritorno a soluzioni dualiste, con un ruolo incisivo e politicamente rilevante affidato al capo dello stato, giustificate sia dalla mancanza di una tradizione democratica sia dalla debolezza dei neonati sistemi partitici (si pensi alla Russia). In alcuni paesi, peraltro, la tendenza è stata sempre più verso una crescita del ruolo dei primi ministri (si vedano i casi di Polonia, Romania, Bulgaria).
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