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Le differenze fra Nord e Sud del Paese vennero confermate anche dalle elezioni dell'Assemblea costituente: mentre al Nord il Partito socialista e il Partito comunista ottennero oltre il 50% dei voti, al Sud, dove superarono a fatica la soglia del 20%, si affermarono le forze politiche di destra, come il Partito monarchico e il Fronte dell'uomo qualcunque. La Democrazia cristiana, invece, ottenne circa un terzo dei voti di tutti gli elettori, omogeneamente distribuiti sull'intero territorio nazionale. L'Assemblea, composta da 556 rappresentanti, venne eletta a suffragio univertsale e con il metodo proporzionale puro, per cui ogni forza politica ottenne un numero di seggi proporzionale ai voti ricevuti. Si confermarono i partiti di massa, rappresentativi di ampie categorie sociali, la cui formazione era iniziata prima del fascismo.

L'accordo tra le forze politiche antifasciste prevedeva che all'Assemblea costituente spettasse esclusivamente il compito di preparare e approvare la nuova Costituzione, mentre la funzione legislativa venne affidata, in via provvisoria, al Governo.Si confermarono i partiti di massa, rappresentativi di ampie categorie sociali, la cui formazione era iniziata prima del fascismo. La revisione del sistema legislativo italiano venne quindi rinviata al momento successivo all'approvazione della Costituzione.

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